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L'ESCALATION

Trade war, gli Usa mettono al bando le startup cinesi dell’AI

Alta tensione in vista del nuovo round di negoziati sui dazi: nella “lista nera” 28 aziende specializzate in videosorveglianza e riconoscimento facciale. Pechino: “Pronti a difendere la sovranità nazionale”

08 Ott 2019

Patrizia Licata

giornalista

Gli Stati Uniti alzano i toni della trade war con la Cina allargando il ban alle startup cinesi dell’intelligenza artificiale. Alla vigilia degli incontri al vertice programmati a Washington questa settimana tra le controparti americane e cinesi, il governo degli Stati Uniti ha annunciato di aver inserito nella sua blacklist commerciale, la stessa in cui è già finita Huawei, alcune delle maggiori società cinesi dell’Ai, incluse quelle che sviluppano tecnologie di riconoscimento facciale. Il motivo – spiegano da Washington – è che queste aziende offrono lo strumento con cui Pechino mette in atto la repressione delle minoranze etniche e degli oppositori politici.

Nella lista nera degli Usa

La decisione dell’amministrazione di Donald Trump prende di mira 8 aziende private dell’AI, tra cui Hikvision (videosorveglianza), SenseTime e Megvii Technology (riconoscimento facciale), e 20 organismi pubblici che si occupano di sicurezza. Esattamente come già imposto al vendor di attrezzature e dispositivi di telecomunicazione Huawei, il dipartimento del Commercio degli Stati Uniti vieta a queste entità di acquistare componenti dalle aziende americane se non dopo speciale autorizzazione del governo Usa.

Washington ha fatto sapere che la decisione non ha alcuna relazione con gli incontri che si terranno con i rappresentanti del governo cinese per dirimere la disputa commerciale, ma per gli osservatori si tratta di un’intenzionale escalation della trade war: il bando rischia di mettere in ginocchio molte delle startup cinesi dell’Ai che dipendono dalle componenti Made in Usa.

Colpite le startup cinesi dell’AI

Molte di queste startup si approvvigionano, infatti, di tecnologie americane, spiega Reuters. Hikvision, che ha un valore di mercato di circa 42 miliardi di dollari e si autodefinisce il più grande produttore mondiale di attrezzature per la videosorveglianza, sfrutta componenti Made in Usa da aziende come Intel, Nvidia, Ambarella, Western Digital e Seagate Technology e realizza il 30% del suo fatturato fuori dalla Cina.

SenseTime, valutata 4,5 miliardi di dollari a maggio 2018 in base agli investimenti privati raccolti, è uno dei più grandi unicorni mondiali dell’Ai, mentre Megvii, che ha il sostegno del colosso cinese dell’e-commerce Alibaba, ha una valutazione intorno ai 4 miliardi e sta preparando un’Ipo da 500 milioni di dollari alla Borsa di Hong Kong.

Le altre aziende nella lista nera sono iFlytek (riconoscimento vocale), Zhejiang Dahua Technology (attrezzature per la sorveglianza), Xiamen Meiya Pico Information (data recovery), Yitu Technology e Yixin Science and Technology (riconoscimento facciale).

Tutte le società cinesi colpite dal nuovo ban si sono dette deluse dalla decisione dell’amministrazione Trump e hanno ricordato di seguire le regole internazionali e di avere un codice etico nel caso di vendita di tecnologie per la sorveglianza e il riconoscimento facciale per contrastarne gli abusi.

Molte, come iFlytek, si ritengono al riparo dal ban perché usano per lo più tecnologie cinesi, ma colossi come Hikvision potrebbero subire un grave impatto. L’azienda (che era già nella blacklist come vendor di attrezzature telecom) ha fatto sapere che sta valutando i potenziali impatti del ban e preparando un piano di emergenza per proteggere la sua supply chain.

Trump e i diritti umani

Il dipartimento del Commercio americano ha spiegato di aver incluso nella lista nera “entità che sono state implicate nella violazione dei diritti umani e abusi nell’attuazione della campagna di repressione della Cina, detenzioni arbitrarie di massa e sorveglianza basata sull’alta tecnologia contro uiguri, kazaki e altri membri dei gruppi di minoranza musulmana”. Il dipartimento ha aggiunto che la brutale soppressione delle minoranze etniche in Cina non verrà tollerata dal governo del presidente Donald Trump (lo stesso che, ha detto la metà degli americani in un recente sondaggio Ap-Norc, ha esacerbato le questioni razziali negli Usa con i suoi attacchi a neri, ispanici e musulmani).

Pronta la replica della Cina, che ha invitato gli Stati Uniti a non immischiarsi nei suoi affari interni e che ha assicurato che prenderà le dovute misure per proteggere la sua sovranità nazionale.

La Cina ha confermato la presenza dei suoi rappresentanti al prossimo round di negoziati sulla disputa tariffaria con gli Stati Uniti che si terrà a Washington il 10 e l’11 ottobre.

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