Ultimatum di Pechino alle Big tech: un mese per adeguarsi alle regole Antitrust - CorCom

IL CASO

Ultimatum di Pechino alle Big tech: un mese per adeguarsi alle regole Antitrust

Dopo la multa record ad Alibaba per violazione delle regole di mercato, le autorità cinesi danno un nuovo giro di vite ai giganti di internet per favorire la concorrenza: nel mirino 34 aziende. Severe penali per chi non si allineerà in tempo

14 Apr 2021

Veronica Balocco

Sembrava fosse un segnale già sufficientemente forte contro le Big tech quello lanciato nei giorni scorsi dal governo cinese ad Alibaba, vittima della più grande multa mai inflitta nel Paese (2,33 miliardi di euro) con l’accusa di aver violato le regole della concorrenza di mercato. E invece, l’Antitrust di Pechino ora alza ulteriormente il tiro. E dà un nuovo giro di vite, questa volta con un ultimatum, alla sua battaglia contro le grandi conglomerate del tech cinese: un mese di tempo per adeguarsi alle regole Antitrust, con il rischio di “severe punizioni” per chi non si sarà allineato entro i termini.

Pugno duro contro “la caotica espansione del capitale”

Dopo la pesante multa ad Alibaba, le autorità cinesi, tra cui l’Amministrazione statale per la regolamentazione del mercato, hanno convocato i rappresentanti di 34 piattaforme – tra cui giganti del calibro di TenCent, Meituan, Didi, Baidu e ByteDance – per avvisarle di condurre un rettifica complessiva entro un mese delle pratiche monopolistiche e delle irregolarità fiscali. Il rischio per i big del settore tecnologico è ora quello di dovere affrontare multe sullo stile di quella inflitta ad Alibaba.
Le autorità di regolamentazione finanziaria cinesi guardano positivamente alla “economia delle piattaforme”, precisano in una nota, ma mettono in guardia i gruppi del tech contro “la caotica espansione del capitale” per garantire la sicurezza economica e sociale, contrastare le pratiche di concorrenza sleale, l’uso di tecnologie che strangolano la concorrenza e l’abuso di regole e algoritmi, garantendo i diritti e gli interessi di tutti gli attori del mercato.

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Sono ormai svariati i colpi che Jack Ma, fondatore di Alibaba, ha subito dall’Antitrust cinese, tanto che il tycoon ha fortemente diradato le proprie apparizioni pubbliche negli ultimi mesi – l’ultima a gennaio scorso – in seguito alle pesanti critiche alle autorità finanziarie di Pechino pronunciate in un discorso a Shanghai nell’ottobre 2020. Oltre alla maxi-multa ad Alibaba, il suo braccio fintech Ant Group è stato costretto a una ristrutturazione che prevede la separazione delle attività legate ai pagamenti on line e la possibile condivisione dei propri dati con i competitor.

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