“Una Rai stile Bbc farebbe la fortuna dell’ICT italiano”

Marco Hannappel, vicepresidente di Anitec a CorCom: “Un Servizio pubblico all’avanguardia traino per tutta la filiera hi-tech. Un catalogo ampio e piattaforme user-friendly le armi per vincere sull’on demand”. Sulla consultazione pubblica: “Finalmente da viale Mazzini una strategia tecnologica concreta”

13 Mag 2016

Andrea Frollà

“Sull’on demand la Rai può fare un ottimo lavoro, anzi credo che per lei vincere sia facile”. Marco Hannappel, vicepresidente di Anitec tra i partecipanti al tavolo tecnologico della maxi-consultazione pubblica #Cambierai, ne è convinto: se sulla tv online si muove il Servizio Pubblico non ce n’è per nessuno, o meglio ce n’è per tutti.Uno sprint della Rai farebbe ripartire l’intero mercato ICT italiano”. Detto da chi rappresenta le aziende dell’Information&Comunication Technology, sicuramente è un messaggio importante, specialmente per un’azienda pubblica accusata spesso di ragionare in un’ottica di lungo periodo, troppo lungo.

“La Rai non solo ha una vision tecnologica concreta, ma strategie che finalmente si fermano al breve e medio termine”, spiega Hannappel a CorCom, raccontando di aver trovato un Servizio Pubblico volenteroso di migliorare quanto prima le performance sul digitale terrestre, sul satellite e sull’on demand. Tre piattaforme su cui la Rai è chiamata a giocarsi il proprio futuro.

Il video on demand sarà sempre più un volano del mercato audio-video. In che modo la Rai dovrebbe affrontare lo scenario di convergenza tra le tecnologie che questo trend impone?

Sull’on demand esistono standard ben definiti e quindi fare investimenti su questo segmento significa oggi avere qualche certezza in più rispetto ad altre piattaforme. Un punto focale riguarda sicuramente la creazione di una user interface adeguata alle esigenze degli utenti. In questo Netflix è superiore rispetto ai competitor, ma anche gli altri operatori italiani stanno sviluppando buone versioni delle proprie interfacce. Anche la Rai può fare un ottimo lavoro su questo versante, anzi credo che per lei sia facile vincere sull’on demand. Come sta vincendo la BBC in Inghilterra, ossia con una strategia determinata e contenuti di alta qualità che al nostro Servizio Pubblico non mancano affatto.

Quindi basta una piattaforma user-friendly e ottimi contenuti per essere al top?

No. Credo che la Rai debba fare delle scelte precise anche sotto il punto di vista dell’infrastruttura. Non sono scelte legate a ciò di cui abbiamo discusso lo scorso 12 aprile, ma sono vere e proprie scelte industriali non rinviabili. La buona notizia è che su satellite, digitale terrestre e mondo della Rete il Servizio Pubblico sembra già avere una strategia concreta.

All’interno di questo contesto e della strategia della Rai, è lecito attendersi anche un ruolo delle telco?

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Assolutamente sì. La loro presenza è un fattore strategico chiave per il futuro della Rai. Basta vedere come Netflix è entrata in Italia, ossia facendo accordi con gli operatori telefonici. Il mondo telco si sta evolvendo e la tv pubblica dovrà necessariamente ragionare in un’ottica di alleanze con le tlc. Ci potrebbe essere anche Enel in questa partita ma, a prescindere dal giusto partner per la Rai, è certo che la televisione sarà sempre meno lineare e tra qualche anno l’on demand sarà sempre più diffuso. Se parliamo di infrastrutture, bisogna aggiungere che arriverà il tempo di fare un ragionamento sulle torri e su RaiWay: le cose si fanno in casa o si fanno con un partner esterno. Bisogna scegliere: la Rai è obbligata a delineare una strategia industriale di produzione tecnologica.

Quali benefici porterebbe una “nuova Rai”, all’avanguardia su tecnologie e contenuti, alla filiera italiana dell’ICT?

Sicuramente un generale miglioramento della qualità dei prodotti venduti. Oggi manca un’offerta di qualità dei broadcaster e un consumatore rinuncia a comprare un televisore 4K non perché costa tanto, ma perché non c’è offerta in 4K sul mercato. Oppure compra una Smart Tv, ma risparmia sul processore perché l’offerta on demand non richiama grossi investimenti sulla qualità dei prodotti. Pensiamo anche alle sfide legate satellite: cablatura verticale degli edifici, sviluppo di strutture integrate che facciano 5G e satellite. Insomma, se si muovesse in modo pesante il principale broadcaster italiano potrebbe ripartire l’intero mercato. Una Rai che sfrutta tutte le piattaforme, il suo immenso catalogo, che punta sulla qualità superiore dell’immagine, sui contenuti live e su un digitale terrestre all’avanguardia grazie all’Hdr (High Dynamic Range, ossia elevata gamma dinamica delle immagini, ndr), può davvero essere il primo motore di tutto il settore.

Leggi anche le interviste degli altri partecipanti al tavolo tecnologico:

– Antonio Sassano, professore de La Sapienza ed esperto di frequenze -> “Reti, tecnologia e contenuti: ecco le sfide della nuova Rai

– Sergio Bellucci, esperto di innovazione nelle comunicazioni -> “Rai ferma a Carosello senza un progetto sulle infrastrutture digitali

Mario Frullone, vicedirettore generale Fondazione Ugo Bordoni -> Cdn aperte e standard video: così la Rai sarà padrona del suo futuro”