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IL DIBATTITO

Vestager: “Lo spezzatino di Facebook? L’ultima spiaggia”

La commissaria Ue alla Concorrenza interviene sulla proposta avanzata dal co-fondatore della piattaforma Chris Hughes: “La divisione dell’azienda comporterebbe lungaggini burocratiche e legali che vanificherebbero l’operazione. Sarebbe meglio chiedere l’accesso diretto ai dati del social network”

20 Mag 2019

Antonio Dini

Sarebbe veramente un bene dividere Facebook? Lo spezzatino del social di Mark Zuckerberg risolverebbe i problemi che negli ultimi anni sono venuti a galla: dalla privacy alle fake news fino alle manipolazioni delle opinioni pubbliche e, indirettamente, dei risultati del voto?

Secondo il Commissario per la concorrenza della Commissione europea, Margrethe Vestager, la decisione sarebbe una sorta di ultima risorsa, e comunque comporterebbe una lunghissima serie di passaggi legali e giudiziari che vanificherebbero molti dei presunti vantaggi.

Durante la conferenza VivaTech che si è tenuta a Parigi nei giorni scorsi è stato chiesto a Vestager di commentare l’ipotesi spezzatino di Facebook le proposte fatte in clima elettorale da parte di alcuni dei principali candidati per le primarie dei democratici negli Usa e dopo i commenti al vetriolo rilasciati dal cofondatore (ora non più parte dell’azienda) Chris Hughes in un editoriale pubblicato dal New York Times nei giorni scorsi. Tutti favorevoli allo spezzettamento dell’azienda. E la Ue?

Secondo Vestager, «Si tratterebbe chiaramente di un rimedio da ultima spiaggia, quando non ci sono più altre alternative. Penso oltretutto che ci terrebbe in tribunale per forse un decennio. È molto più diretto, efficace e secondo me potente chiedere l’accesso diretto ai dati del social network».

In un intervento separato l’analista Benedict Evans ha espresso un’opinione articolata in modo differente sull’ipotesi spezzatino: risolverebbe davvero i problemi? «Penso – ha detto Evans – che ci siano una cosa da considerare. Quando guardiamo a Google, Facebook, Amazon e forse Apple, c’è la tendenza a confondere le preoccupazioni sulla dimensione assoluta e sul potere di mercato di queste aziende (che sono ovviamente discutibili) con preoccupazioni su problemi specifici: privacy, radicalizzazione e bolle di contenuti, diffusione di contenuti dannosi, accesso da parte delle forze dell’ordine ai messaggi crittografati e così via, fino a cose molto piccole come la curatela dell’app store di Apple». 

«Spezzettare Facebook – continua Evans – dividendo Instagram e WhatsApp ridurrebbe il suo potere di mercato, ma non avrebbe alcun effetto sui rumors che vengon diffusi su WhatsApp, sul bullismo scolastico su Instagram o sui contenuti offensivi nel newsfeed di Facebook. Allo stesso modo, dividere YouTube da Google non risolverebbe il problema della radicalizzazione politica e sociale. Quindi secondo me la domanda è: quale problema stiamo cercando di risolvere minacciando spezzatini dei big-tech?»

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