Web tax al 15%, Usa e Ue al rush finale. Scholz: "Grande progresso, accordo in estate" - CorCom

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Web tax al 15%, Usa e Ue al rush finale. Scholz: “Grande progresso, accordo in estate”

Accolta la controproposta americana sulla tassazione minima per le multinazionali. Il ministro tedesco delle Finanze e quello dell’Economia francese Bruno Le Maire: “La via migliore per contrastare la corsa fiscale al ribasso delle grandi piattaforme digitali”

21 Mag 2021

L. O.

“Sembra proprio che avremo un accordo in estate” sulla tassazione minima per le multinazionali. Lo ha detto il ministro tedesco delle Finanze, Olaf Scholz, al suo arrivo all’Eurogruppo informale a Lisbona, riferendo che la proposta di un’aliquota minima del 15% per le società avanzata nella notte dal Governo Usa “è davvero un grande progresso”. L’accordo, ha aggiunto, è “la via migliore per una riforma della tassazione a livello globale e per contrastare la corsa fiscale al ribasso delle grandi piattaforme digitali”.

Arriva dunque in dirittura d’arrivo il negoziato fra Europa e Usa sulla digital tax per le grandi piattaforme digitali, in primis Google e Facebook.

Compromesso accettabile

La proposta americana di fissare “almeno al 15%” l’aliquota minima sui profitti delle multinazionali sarebbe “un buon compromesso” ha detto il ministro francese delle Finanze, Bruno Le Maire. “La questione chiave non è la cifra – ha spiegato – ma avere un accordo politico il prima possibile, vale a dire durante la riunione del G20 a Venezia in Italia all’inizio di luglio“, ha precisato Le Maire, insistendo sull’importanza di raggiungere sempre in quel frangente un compromesso anche “sul pilastro della tassazione digitale“. “La Francia non si risparmierà per raggiungere un accordo all’inizio di luglio, ci stiamo lavorando da 4 anni”, ha ribadito.

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La controproposta del governo Biden

La proposta di un’imposta societaria minima globale di almeno il 15% è stata avanzata dal governo Biden nel corso di una riunione dell’Ocse: un’aliquota notevolmente inferiore al minimo proposto dalla Ue del 21%.

“Il Tesoro – si legge in una nota del dipartimento Usa – ha sottolineato che il 15% è una soglia minima”. Mentre Francia e Germania hanno finora sostenuto l’aliquota al 21%, altri paesi hanno spinto per un tasso più basso. Le precedenti discussioni dell’Ocse sul dossier si erano concentrate sul 12,5%, lo stesso tasso applicato dall’Irlanda.

La svolta sulla tassa unica globale arriva dunque anche grazie all’impegno degli Stati Uniti, che sotto l’amministrazione Trump avevano bloccato di fatto la trattativa internazionale sulla riforma del fisco e, in particolare, sulla digital tax. Il segretario al Tesoro Janet Yellen ha ribadito che l’America sostiene la tassa minima globale come sistema equo per far partecipare le multinazionali alla creazione di valore per i singoli Stati e evitare la concorrenza sleale tra imprese sottoposte a regimi fiscali disomogenei.

“Stiamo lavorando con i Paesi del G20”, ha affermato Yellen nel suo intervento al Chicago Council on Global Affairs, “per giungere a un accordo su una corporate tax minima globale che fermi l’attuale meccanismo aggressivo di competizione fiscale. Insieme possiamo usare la tassa minima globale per garantire la prosperità delle economie su un level playing field nella tassazione delle multinazionali”.

Il pressing dell’amministrazione Biden per risolvere la questione della digital tax e della tassazione minima globale si è confermato  con l’invio da parte della Casa Bianca all’Ocse di una proposta di nuovo modello di tassazione che prevede che le multinazionali paghino le imposte in ogni Stato in cui sono presenti in base alle vendite. Il piano inviato ai 135 Paesi che stanno negoziando sulla tassazione, visionato dal Financial Times, include i grandi gruppi tecnologici statunitensi, a prescindere dalla loro presenza fisica nei singoli Stati. L’obiettivo, scrive il Financial Times, è quello di fermare la diffusione delle digital tax nazionali e impedire che le multinazionali continuino a evitare di pagare le imposte spostando le proprie sedi nei paradisi fiscali.

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