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Web tax, Francia in pressing sugli Usa: “A Davos dica sì a proposta Ocse”

Il ministro delle Finanze Le Maire prospetta un caos regolatorio se l’amministrazione americana non prenderà impegni. “Per il compromesso serve un passo decisivo di Trump”

17 Gen 2020

Patrizia Licata

giornalista

Torna a infiammarsi la disputa tra Stati Uniti e Francia in materia di web tax: il ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire va in pressing su Washington alla vigilia della cinquantesima edizione del World economic forum (Wef) di Davos, che si aprirà martedì prossimo, per ottenere dalla controparte americana l’impegno sulla riforma fiscale internazionale su cui l’Ocse ha raggiunto un primo accordo. Senza una digital tax condivisa globalmente gli Stati Uniti rischiano una proliferazione di tasse nazionali sui colossi hitech, ha messo in guardia il governo francese.

Ai margini del forum economico in Svizzera Le Maire incontrerà il segretario americano al Tesoro Steven Mnuchin e chiederà anche garanzie che Washington non proceda con i dazi punitivi minacciati a dicembre contro  la Francia come reazione alla digital tax. Il presidente americano Donald Trump accusa Parigi di aver voluto prendere di mira con la sua tassa esclusivamente i colossi tecnologici a stelle e strisce.

Trump vuole la “deroga” per le aziende Usa

Secondo quanto affermato da Le Marie alla stampa, un accordo sulla web tax in ambito Ocse (l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) è quasi pronto, ma Washington deve compiere il passo decisivo perché si raggiunga un compromesso.

“La proposta che abbiamo messo sul tavolo è la giusta soluzione, un accordo è vicino”,  ha riferito Le Maire dopo un incontro col segretario generale dell’Ocse, Angel Gurria. “Chiediamo ai nostri amici americani di fare l’ultimo passo nei prossimi giorni”.

Il ministro francese si riferisce a una clausola che Trump ha richiesto: la riforma fiscale internazionale non deve applicarsi obbligatoriamente alle imprese americane. Le Maire ha respinto questa opzione che, ha chiarito, manderebbe i negoziati a monte e ha fatto appello a Washington perché appoggi la formula Ocse sulla web tax così come è, senza deroghe.

Anche per Gurria non c’è alternativa al riscrivere le regole fiscali internazionali per aggiornarle all’era digitale. Il presidente dell’Ocse ha ribadito il rischio di un caos  legislativo, con una moltiplicazione di web tax a seconda dei diversi paesi che sarebbe “ingestibile”.

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La proposta di web tax su cui si sono al momento accordati i 130 paesi dell’Ocse accoglie il principio secondo cui gli stati hanno il diritto di tassare una quota degli utili globali di multinazionali con alti ritorni anche se tali utili sono registrati in altre giurisdizioni. Per le  aziende del digitale che si rivolgono direttamente ai consumatori – quindi colossi come Google, Facebook, Amazon, Apple – i singoli stati potranno tassare una quota degli utili globali. La base per uno stato per calcolare l’aliquota resta il fatturato generato dalla data azienda nel suo territorio.

A caccia di un compromesso

La web tax approvata da Parigi lo scorso luglio prevede un’aliquota del 3% su ricavi superiori a 750 milioni di euro su scala globale di cui almeno 25 milioni in Francia e derivanti dai servizi digitali delle società del web. Si applicherà retroattivamente dal 1 gennaio 2019 e frutterà 400 milioni di euro solo per quest’anno.

Il presidente degli Stati Uniti Trump si è detto pronto a una pesante rappresaglia contro la Francia e ha invocato dazi su formaggi, champagne, borse e profumi agitando lo spettro di un crollo delle esportazioni dei prodotti più rappresentativi del Made in France. Ma i dazi alla Francia potrebbero essere totali, ovvero coinvolgere il 100% delle merci francesi vendute in America per un valore di oltre 2,5 miliardi di euro, se verrà concretizzata la tassazione punitiva minacciata dallo US Trade Representative Robert Lighthizer.

Parigi sottolinea che la sua web tax non è sulle imprese statunitensi ma sui servizi digitali. “Noi non rinunceremo mai alla nostra intenzione di tassare in modo giusto i giganti tecnologici”, è la posizione di Le Maire, che ha definito “inaccettabili” minacce di ritorsione di Trump definendole e invocato una “reazione forte dell’Ue”. Il ministro delle Finanze francese ha tuttavia sempre chiarito che un accordo internazionale in sede Ocse farebbe automaticamente decadere la tassa digitale francese.

Le Maire ha già incontrato a inizio anno a Parigi sia il commissario Ue al Commercio Phil Hogan sia l’americano Mnuchin. Il ministro ha dichiarato che Francia e Usa si stanno impegnando per trovare un compromesso in ambito Ocse sulla digital tax, rimandando una decisione proprio al forum economico di  Davos.

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