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SOCIAL NETWORK

Zuckerberg non molla Facebook: “Nessuna intenzione di dimettermi”

Il manager finito nell’occhio del ciclone dopo l’inchiesta del New York Times sulle interferenze russe nelle elezioni Usa e su Cambridge Analytica non intende cedere il timone. E punta su Sheryl Sandberg

21 Nov 2018

F. Me

Mark Zuckerberg resterà a capo di Facebook. Intervistato dalla Cnn, il ceo del social network ha dichiarato che non intende dimettersi. A una domanda diretta sul fare un passo indietro dalla presidenza del cda di Facebook, ha risposto: “Non è questo il piano. In futuro succederà, non farò questo per sempre, ma certamente al momento non penso che abbia senso”.

Zuckerberg è finto nell’occhio del ciclone dopo l’inchiesta del New York Times che lo ha accusato di aver ignorato i segnali d’allarme sulle interferenze nelle elezioni Usa e su Cambridge Analytica.

Con una lunga inchiesta dedicata alla condotta del top management della società di Mark Zuckerberg, supportata da interviste e testimonianze di collaboratori ed ex dipendenti, il Nyt ha ricostruito le ragioni alla base dei molti passi falsi che hanno fatto puntare i riflettori internazionali sull’affidabilità della piattaforma. “Delay, deny and deflect (ritardare, negare e sviare)” è il titolo del servizio del quotidiano americano e riassume la tattica che i vertici di Facebook avrebbero adottato negli ultimi anni in occasione dei diversi scandali che hanno coinvolto il social network: dalle interferenze russe nelle elezioni politiche che hanno portato Donald Trump alla Casa Bianca, fino al caso Cambridge Analytica, per il quale il gruppo ha ricevuto ammonizioni ufficiali da diversi governi, tra cui Gran Bretagna e Giappone.

Secondo il New York Times, molte responsabilità sono da attribuire direttamente a Mark Zuckerberg e Sheryl Sandberg, rispettivamente amministratore delegato e direttore operativo della piattaforma. Troppo presi dalla crescita del gruppo, i manager avrebbero ignorato e chiesto di ignorare i segnali d’allarme, demandando le decisioni critiche in tema di sicurezza e privacy anziché affrontarle direttamente.

Nell’intervista il ceo ha risposto alle ultime indiscrezioni del Wall Street Journal su attriti con la direttrice operativa di Facebook Sheryl Sandberg: “E’ una parte importante della compagnia, ha guidato il lavoro sulle grandi questioni relative a elezioni, contenuti e sicurezza – ha spiegato – E’ una partner importante per me da 10 anni e spero che lavoreremo insieme per i decenni a venire”.

Il Wsj ha raccontato di una situazione piuttosto tesa tra Mark Zuckerberg e il suo management. Secondo il quotidiano economico, che cita come fonti dipendenti del gruppo di Menlo Park, c’è stato negli ultimi mesi un radicale cambiamento di impostazione e di assetto per quanto riguarda la gestione degli scandali che hanno investito il social network. Si parla naturalmente del caso Cambridge Analytica, il cui scoppio avrebbe portato lo scorso giugno a una riunione in cui il Ceo Mark Zuckerberg avrebbe spiegato a una cinquantina di top manager spiegando che il gruppo è “in guerra”, e che quindi occorre comportarsi di conseguenza, accelerando i processi decisionali, facendo progressi più in fretta (specialmente sul fronte della crescita degli iscritti e su quello della cyber security) e adottando un approccio più aggressivo nell’affrontare le situazioni avverse, senza lasciare che il morale venga influenzato dai sempre più frequenti attacchi da parte dei media.

La raccomandazione sarebbe stata rivolta persino a Sheryl Sandberg, Chief operating officer di Facebook e braccio destro di Zuckerberg, con la quale – si era vociferato – si sarebbe creata una situazione di tensione, smentita dallo stesso fondatore. Le voci, sottolinea il Wsj, sono state alimentate dal fatto che nel corso del 2018 alcune decisioni hanno portato alle dimissioni di una dozzina di manager, senza contare la fuoriuscita delle figure apicali a cui si devono le più famose tra le applicazioni entrate nella galassia di Facebook: Instagram, WhatsApp e Oculus. Scontri per lo più innescati dalle differenze di vedute tra Zuckerberg e i fondatori delle varie piattaforme sul loro sviluppo futuro e sulla loro capacità di generare revenue, soprattutto attraverso la targettizzazione pubblicitaria basata sulla condivisione dei dati.

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