FINANCE

Cina, la Banca centrale stoppa i cripto-pagamenti, crolla il Bitcoin. In fumo 270 miliardi di dollari

Pesante tonfo a seguito del giro di vite di Pechino sull’uso dei token digitali: la moneta virtuale sotto quota 40mila dollari. E intanto si fa strada la questione ambientale: criteri Esg sempre più cruciali per il futuro

Pubblicato il 19 Mag 2021

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Giro di vite della Cina sulle criptovalute, con conseguente crollo del valore delle maggiori valute virtuali, a cominciare dal Bitcoin, scivolato sotto quota 40 mila dollari, nuovamente in caduta dopo i commenti di settimana scorsa di Elon Musk sullo stop al suo utilizzo per l’acquisto di auto Tesla. La Cina, in particolare, ha vietato alle istituzioni finanziarie di fornire servizi finanziari legati alle transazioni in criptovalute, avvertendo gli investitori sulla volatilità delle valute virtuali.

Il conseguente tonfo del Bitcoin, ai minimi dal 9 febbraio sotto quota 40.000 dollari, ha mandato in fumo 270 miliardi di dollari di ‘crypto market’. E’ la stima della Cnbc, sulla base del minimo intraday di 38.585,86 dollari, con una perdita oltre il 13%, in base ai dati di CoinDesk. La cripto valuta è lontana intorno al 39% dal record assoluto di di metà aprile a 64.829,14 dollari.

Mossa per tutelare “sicurezza delle persone e ordine economico”

In una nota le tre associazioni China Internet finance association, China banking association e China payment and clearing association hanno sottolineato che “di recente i valori delle criptovalute sono schizzati e crollati e il trading speculativo è ripreso, infrangendo la sicurezza delle proprietà delle persone e interrompendo il normale ordine economico e finanziario“.
Le istituzioni finanziarie – che si richiamano agli avvisi emessi dalla banca centrale cinese sui rischi connessi al trading di criptovalute – non devono quindi utilizzare le criptomonete per prodotti e servizi, sottoscrivere attività assicurative relative a valute virtuali e “non devono fornire ai clienti direttamente o indirettamente altri servizi relativi alle valute virtuali”. Le criptovalute, specificano le tre associazioni, “non sono supportate dal valore reale e il loro prezzo è estremamente facile da manipolare”, e le transazioni “non sono protette dalla legge” cinese.

Il problema dell’impatto ambientale: Esg sempre più al centro

“Il mercato del Bitcoin ha attraversato una settimana difficile per via della crescita delle preoccupazioni circa l’impatto che il meccanismo noto come proof of work, utilizzato per il mining della criptovaluta, ha sul clima. Questo fatto è finito sotto i riflettori per via dei tweet del fondatore di Tesla e grande sostenitore degli asset digitali, Elon Musk“. Così Lanre Ige ed Eliézer Ndinga, Research team di 21Shares in una nota.
“Come abbiamo già detto – prosegue – sia nel nostro manuale sul Bitcoin che in quello su Ethereum, è evidente che l’impatto sull’ambiente continuerà ad essere una problematica pressante, ma si stanno già facendo molti sforzi per ridurlo, come dimostrano la transizione al modello ‘proof of stake’, che Ethereum sta mettendo a punto, o l’uso sempre maggiore di energie rinnovabili, che attualmente costituiscono il 70% del mix energetico del Bitcoin”.

“È molto probabile – aggiungono gli analisti – che la componente Esg sarà sempre più importante per l’investimento in criptovalute, esattamente come avviene per la finanza tradizionale. Proprio nella finanza tradizionale è possibile osservare come questo processo sia già in atto, con dei giganti degli hedge fund, quali Millennium, Matrix e Point72, che si stanno interessando sempre di più alla finanza decentralizzata (DeFi). Questa è un’opportunità per l’infrastruttura del Bitcoin per passare a un mix energetico di sole rinnovabili e anche per portare innovazione all’interno delle modalità a cui si ricorre per diffondere la finanza decentralizzata. Ethereum, con il lancio di Eth 2.0 ormai alle porte, si candida ad essere il leader di questo fronte. La massiccia adozione di Ethereum è sotto gli occhi di tutti e i numeri parlano da soli: +2.000% su base annua dei volumi di Eth scambiati e + 7.000% di investimenti in applicazioni DeFi”.

“Noi di 21Shares riteniamo che questo trend proseguirà, grazie all’imminente passaggio alla proof of stake e alle soluzioni proposte per ridurre le congestioni e per aumentare le commissioni sull’inquinamento sul network di Ethereum. Inoltre, anche il Bitcoin probabilmente farà dei passi avanti in questo ambito, vista la pressione che arriva sia dal mercato che da potenziali legislatori nel campo dell’Esg”, concludono Ige e Ndinga.

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