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SCENARI

Industria 4.0, il 20% delle Pmi della meccanica si sente impreparato

Secondo la ricerca sull’industria manifatturiera realizzata da Grs Ricerca e Strategia, quasi la metà delle organizzazioni è soddisfatta per il prolungamento del piano Calenda, rispetto all’efficacia del quale, però, emergono luci e ombre

10 Mag 2018

Domenico Aliperto

Quasi la metà (il 41,8%) delle piccole e medie imprese della meccanica è soddisfatta per il prolungamento del piano nazionale 4.0 al 2020, sebbene quasi una azienda su tre (31%) lo giudichi una buona base di partenza ma ancora insufficiente e c’è chi ancora non lo conosce (18,4%). Quasi un quinto delle imprese (18,6%), inoltre, non si sente preparato per la quarta rivoluzione industriale. Sono alcuni dei dati più significativi emersi dalla ricerca sull’industria manifatturiera meccanica realizzata da Grs Ricerca e Strategia e presentata in occasione del Forum trasformazione digitale, promosso da Fabbrica per l’eccellenza, la learning community di Compagnia delle Opere.

Tra le misure del piano Calenda, iper e super ammortamento riscuotono il successo maggiore, mentre, gli investimenti sono destinati soprattutto alla sicurezza informatica. Un quarto (25,3%) delle Pmi italiane del settore, sulle 253 intervistate tra gennaio e febbraio 2018, considera “discreti” gli effetti del Piano, il 24% ne dà una valutazione positiva e il 17,7% ritiene che la situazione sia migliorata sul fronte della trasformazione digitale. Per il 15,2% degli intervistati, invece, si tratta di un piano “confuso e non rispondente alle esigenze delle Pmi”.

Valutando le singole iniziative del Governo emerge che il Super/iperammortamento è giudicato positivamente dal 71,5% del campione, il credito d’imposta incontra il favore del 67,8% delle imprese, il miglioramento delle infrastrutture digitali abilitanti piace al 63% delle Pmi. Buoni risultati fanno registrare anche il potenziamento del fondo di garanzia (52,8%), la defiscalizzazione dei premi di produzione (54,2%), gli incentivi per piani formativi (47,9%), la creazione dei gruppi di lavoro (39,3%). Agli imprenditori è stato anche chiesto un giudizio sullo stato attuale della propria azienda in rapporto al processo di Industria 4.0. Il 36,9% degli intervistati dichiara di essere in linea con le competenze richieste, il 17,2% di anticipare le mosse dei competitor, di peso uguale è la quota di quanti ammettono, invece, di essere indietro rispetto alle azioni dei competitor, il 10,2% non sa come si sta muovendo, il 18,5% non dà alcun tipo di giudizio.

I principali fattori che rallentano la digitalizzazione sono l’incertezza del rapporto tra investimenti e benefici, la mancanza di competenze interne e anche gli investimenti troppo alti. Rispetto agli investimenti, dopo la cybersecurity, le risorse vengono puntate soprattutto sulla connettività (53%), mentre Internet of Things (su cui investe il 26,8% delle imprese), robotica collaborativa, big data e realtà aumentata stentano ancora a decollare. Nella maggioranza delle pmi l’imprenditore è la figura che gestisce il processo di innovazione digitale, solo il 10,9% ha un Chief innovation officer (Cio) e appena lo 0,6% un Chief Digital Officer (Cdo).

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