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CALL CENTER

Comdata, nulla di fatto per Pozzuoli: ancora in bilico 49 addetti

Fumata nera al tavolo Mise. Tutto rimandato al 6 febbraio. Ma i sindacati avvertono: “Non basta affrontare la crisi delle aziende di call center una alla volta, serve un intervento di sistema”

09 Gen 2019

F. Me

Fumata nera per la vertenza Comdata che vede coinvolti 49 lavoratori del sito di Pozzuoli. Oggi al Mise si sono incontrati azienda e sindacati ma non è stata trovata nessuna soluzione per gli addetti attualmente in fondo di integrazione salariale. L’azienda ha paventato la possibilità di far partire le lettere di licenziamento già dal prossimo 14 gennaio per poi avviare le procedure di licenziamento collettivo.

Dopo la mediazione del governo – nella seconda parte della riunione ha presenziato Giorgio Girgis Sorial, vicecapo di gabinetto del ministro Di Maio – si è deciso di convocare le parti per il prossimo 6 febbraio mentre Comdata ha accettato di stoppare la procedura anche in vista del tavolo tra governo e parti sociali sulla crisi dei call center in outsourcing in calendario il 17 gennaio.

“L’incontro sulla vertenza Comdata – spiega a CorCom, Vittorio Desicato della Uilcom – si terrà a poche settimane da quello sul settore. A dimostrazione del fatto che affrontare le crisi aziendali una alla volta non dà i risultati sperati. Quella dei call center in outsourcing è una crisi di sistema che va affrontata a livello generale”.

La sorte dei lavoratori di Pozzuoli è dunque ancora tutta da definire. Lo scorso luglio era stata raggiunta un’ipotesi di accordo con i sindacati con la quale l’azienda si impegnava ad applicare gli ammortizzatori sociali e a rilanciare il sito con nuove commesse.

Gli impegni erano collegati all’applicazione di un piano di risanamento e all’efficientamento del sito di Pozzuoli, attraverso gli esodi incentivati e i trasferimenti in altre sedi, ma solo su richiesta dei lavoratori interessati.

“Si tratta di impegni che sono rimasti inevasi – spiega ancora Desicato – e che ci hanno portato alla situazione attuale, in un territorio, tra l’altro dove di lavoro ce c’è ben poco”.

La chiusura della sede di Pozzuoli rientra nella strategia di riallocazione delle commesse messa in campo da Comdata. Quello campano è un sito che non gestiva una sola commessa ma “pezzi” sparsi di altre attività che però sono “core” in altri siti. Inoltre molti lavoratori erano ex addetti Vodafone, passati in Comdata quando la società ha comprato il ramo d’azienda dalla compagnia e dunque con un costo del lavoro più alto rispetto agli altri.

Come spiega Comdata nella comunicazione di apertura della procedura per riduzione di personale, il sito di Pozzuoli “ha prodotto un valore della produzione insoddisfacente rispettoai costi com plessivi da esso sostenuti – si legge – difatti il costo del lavoro, sproporzionato rispetto alle commesserimaste e al fatturato generato, congiuntamente al ridotto dimensionamento, non permette più lacopertura dei costi fissi di gestione della struttura causando quindi un risultato di Ebitda costantementenegativo”. Per Comdata  i risultati degli esercizi pregressi non sono stati idonei, e non lo potranno essere per il futuro, a sostenere i costi dell’unità produttiva di Pozzuoli e dunque “la prosecuzione delle attività si rivela essere una soluzione non perseguibile, stante l’incapacitàdei siti di poter proseguire l’attività in un equilibrio economico sostenibile”.

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