L'ACCORDO

Vodafone, al ministero del Lavoro firmato il contratto di espansione: 150 assunzioni in vista

La compagnia si impegna ad inserire nell’organico 50 profili in più rispetto ai 100 previsti dall’intesa firmata con i sindacati in sede aziendale. Formazione continua pilastro strategico. Di Raimondo (Asstel): “Misura decisiva a sostegno delle competenze e dell’innovazione”

27 Lug 2021

Federica Meta

Giornalista

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Via al contratto di espansione in Vodafone Italia. Pilastro dell’intesa firmata con i sindacati al ministero del Lavoro sono le 150 assunzioni a tempi indeterminato 50 in più rispetto all’accordo firmato in sede aziendale lo scorso giugno – con profili professionali in linea con il programma di riorganizzazione aziendale.

“Le assunzioni riguarderanno tutti gli ambiti aziendali, sia le funzioni tecnologiche che quelle commerciali, che quelle di supporto – si legge nell’accordo – con l’obiettivo di introdurre nuove capabilities (incluse professionalità funzionali al lancio e gestione di nuovi servizi) o abilitare processi di internalizzazione o finanziare i fabbisogni sulle aree operative o finanziare nuovi progetti di business o finanziare il ricambio generazionale”.

Tra i profili che verranno inseriti in azienda spiccano quelli tecnologici: sviluppatori IT e specialisti Big Data e Business Intelligence ma anche ingegneri di rete.

Il piano di assunzioni

Sul piatto 150 assunzioni. Le prime 60 saranno effettuate entro il 31 marzo 2022, altre 50 entro settembre dello stesso anno mentre le ultime 40 entro marzo 2023. Nel caso in cui il numero di assunzioni previsto in uno dei periodi non si riuscisse a realizzare, sarà recuperato nel periodo successivo e comunque realizzato entro il termine del 30 marzo 2023.

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“Qualora invece – si legge nell’accordo –  dovessero manifestarsi particolari situazioni di mercato, al momento non previste e non prevedibili, in funzione delle quali potrebbero scaturire specifiche ed ulteriori esigenze connesse al programma aziendale di trasformazione digitale oggetto del presente contratto, la Società valuterà la possibilità ed opportunità di prevedere ulteriori ingressi, compatibilmente con le esigenze tecniche, organizzative e produttive aziendali”.

La formazione

La formazione dovrà accompagnare la reindustrializzazione attraverso un percorso di riorganizzazione basato sulla riqualificazione, potenziando le competenze professionali esistenti, sostituendo quelle obsolete e sviluppando le nuove. “Ogni risorsa viene considerata un talento e il suo sviluppo e la sua formazione sono fondamentali per il raggiungimento tanto degli obiettivi personali di crescita, quanto per il successo del team di lavoro e della società stessa – si spiega l’accordo – La società incoraggia fortemente la formazione continua e a tal fine mette a disposizione contenuti formativi fruibili on-line, con molteplici modalità e supporti”.

Il progetto coinvolgerà il personale che svolge attività di Call Center con l’obiettivo di aggiornare le competenze esistenti e creare nuove competenze per ruoli recentemente introdotti o frutto di insourcing di attività effettuate da parte della società. Per quanto riguarda il finanziamento del progetto di formazione, le parti si impegnano a favorire il più ampio ricorso alle diverse forme di finanziamento previste per le attività di formazione e riqualificazione professionali, quali, a titolo esemplificativo, Fondimpresa

La riduzione dell’orario di lavoro

A decorrere dal 4 ottobre 2021 fino al mese di aprile 2023 per una durata complessiva di 18 mesi sarà applicata una riduzione dell’orario di lavoro che interesserà gli addetti al call center per una percentuale massima  del 25% dell’orario di lavoro, corrispondente ad un massimo di 5 giornate mensili per i lavoratori con profilo orario full time 40 ore.

“Novità importante rispetto a quello stipulato in sede aziendale di un importante incremento di nuove assunzioni, stabilite nella misura di 150 a regime (2023) – evidenzia Piepaolo Mischi, segretario nazionale Uilcom – Tale richiesta sostenuta in termini unitari da Uilcom, Slc, Fistel ha avuto l’ulteriore supporto anche da parte dei Responsabili del Ministero del lavoro”.

“Riteniamo di aver raggiunto un buon risultato di squadra a salvaguardia dei perimetri occupazionali interni, di una marcata riprofessionalizzazione soprattutto in ambito Call Center anche attraverso importanti investimenti in formazione oltre a processi di internalizzazione, già in atto e futuri – sottolinea Mischi  -L’accordo prosegue il percorso iniziato nel 2018 confermando la cosiddetta Contrattazione di anticipo. Prevenire, per noi,  significa evitare processi traumatici ed unilaterali”.

Il commento di Asstel

“La Filiera delle Telecomunicazioni è per sua natura vocata all’innovazione e proprio in questa direzione è fondamentale promuovere lo sviluppo e l’aggiornamento delle competenze e favorire l’ingresso di nuovi talenti per affrontare in maniera inclusiva le sfide del futuro – commenta Laura Di Raimondo, Direttore di Asstel-Assotelecomunicazioni – L’accordo raggiunto al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali tra Vodafone e le Organizzazioni Sindacali sul Contratto di Espansione va in questa direzione”.

“La digitalizzazione sta velocemente trasformando il mondo del lavoro e per questo diventa strategico puntare su modelli che consentano un rapido e continuo adeguamento dei saperi. È necessario, quindi, nell’ambito della più generale rivisitazione del sistema di protezione sociale del lavoro, promuovere strumenti di politica attiva e di carattere espansivo capaci di migliorare il grado di occupabilità delle persone”.

“Auspischiamo, pertanto, che il contratto di espansione, che costituisce una efficace declinazione di questi obiettivi, possa diventare una misura strutturale, anche alla luce delle sfide che il Paese si appresta ad affrontare. È questa l’occasione decisiva per realizzare un vero patto inter-generazionale, favorendo l’assunzione di giovani e donne con nuove professionalità e sostenendo le imprese e i lavoratori grazie a percorsi di formazione permanente e certificata che puntino al reskilling e all’upskilling delle competenze”, conclude Laura Di Raimondo.

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