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Frequenze 5G, il dossier sul Tavolo Tv 4.0: modifiche in vista per la legge di bilancio?

Incontro cruciale al Mise: all’ordine del giorno le proposte del Governo per rivedere il processo di switch off previsto dalla Manovra 2018. Tv locali, capacità trasmissiva e incentivi per decoder e Tv i temi chiave

Pubblicato il 27 Nov 2018

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Tempi di liberazione della banda 700 Mhz, incentivi agli operatori Tlc e alle Tv, fondi a favore della sostituzione degli apparecchi di ricezione televisiva. Si annuncia caldissimo il Tavolo TV 4.0 di oggi nel corso del quale saranno presentate le modifiche proposte dal Governo alla legge di Bilancio 2018, quella che detta i tempi e l’architettura del processo che porterà allo sviluppo del 5G.

In ballo le richieste da parte dell’industria Tv per una revisione del piano a proprio favore. Confindustria Radio Tv e Rai puntano a ottenere modifiche sia sui tempi di rilascio delle frequenze sia sulla composizione dei multiplex dopo il trasloco delle emittenti dalla banda 700 Mhz alla sub-700.

Un segnale era emerso a inizio agosto con la presentazione di un emendamento – poi saltato –che puntava alla proroga di circa sei mesi di alcuni passaggi del processo per la liberazione delle frequenze. D’altra parte il Governo ha manifestato a più riprese la volontà di procedere a passo spedito secondo le tabelle di marcia concordate a livello internazionale: la roadmap assicurerà, aveva assicurato il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio nel corso di un’audizione in commissione Trasporti della Camera, “il rispetto del termine ultimo del 2022″ richiesto dall’Europa.

In ballo il “maxi-trasloco” in più tappe che gli operatori di rete dovranno operare per trasmettere non più sulle frequenze della banda 700Mhz, ma su quelle sub-700: sulla scacchiera dell’etere gli impianti dovranno spengersi e riaccendersi tenendo conto di stringenti picchetti: tra gli altri la necessità di utilizzo – al contrario di quanto sta succedendo tutt’oggi – delle sole frequenze coordinate a livello internazionale, la riserva alle Tv locali di un terzo dello spazio a disposizione, la ”traduzione” in capacità trasmissiva della dotazione delle emittenti finora definita in base alle frequenze.

Un complesso gioco in cui ogni mossa è concatenata all’altra, a partire dalla realizzazione da parte della Rai dell’atteso mega-multiplex che dovrà servire le trasmissioni locali – sia Rai sia di altre eventuali Tv. Ma anche un gioco di cui molti operatori, dai nazionali alle locali, punteranno ad allargare le maglie a proprio vantaggio.

Due le date cardine per il processo di switch-off previste dalla road map: gennaio 2020 – quando cominceranno ad abbandonare la banda 700 Mhz Liguria, Toscana, Umbria, Lazio, Campania e Sardegna. E giugno 2022, quando l’abbandoneranno Val d’Aosta, Piemonte, Lombardia (tranne la provincia di Mantova), Piacenza, Trento e Bolzano). L’Italia è stata suddivisa in 4 aree geografiche per evitare interferenze da parte dell’attuale digitale terrestre con il segnale Lte sui 700 MHz dei vicini francesi (la Francia ha già effettuato l’asta per queste frequenze) prossimi all’accensione del segnale.

Non basta: parallelamente al rilascio delle frequenze le mittenti dovranno cambiare, questa volta in simultanea, tecnologie di trasmissione: il primo gennaio 2020 verrà abbandonata la codifica Mpeg2 (sempre su standard Dvb-T, cioè quello attuale) a favore dell’Mpeg4 – lo stesso peraltro adottato dalla Francia – che raddoppia la capacità trasmissiva.

I televisori degli italiani saranno pronti a trasmettere con i nuovi standard? Il passaggio fa discutere. Nonostante le stime ufficiali parlino di un parco italiano Tv oggi adeguato all’80-90% di apparecchi in grado di ricevere con Mpeg4 (si tratta di televisori acquistati anche 10 anni fa), associazioni di categoria e indiscrezioni su alcune testate lanciano l’allarme sul rischio “schermo nero” per 10 milioni di apparecchi. E spingono sulla necessità di dilatare i tempi della “grande manovra” per consentire un più agevole switch-off.

Partita aperta anche sul fronte incentivi per decoder e nuovi TV. Nei giorni scorsi è stata la presidente del Senato Elisabetta Casellati (Forza Italia) a chiedere finanziamenti più sostanziosi di quelli previsti. “Siamo davanti a un passaggio epocale come quello da analogico a digitale – ha detto Casellati riferendosi al passaggio tecnologico che affronterà la TV italiana nei prossimi mesi. -. Ma ci sarà bisogno di un intervento forte per consentire lo svecchiamento dei mezzi a disposizione degli italiani, con incentivi che non possono certamente riferirsi a cifre appena simboliche”, ha specificato.

Una norma in legge di Bilancio prevede un contributo ai costi a carico degli utenti finali per l’acquisto di tv o decoder in grado di supportare il nuovo standard che sarà adottato per le trasmissione dal primo luglio 2022. Sono assegnati, dice la norma, 25 milioni di euro per ciascuno degli esercizi finanziari 2019-2022.

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