Google: "Stop ai contenuti d'odio: su Youtube li blocchiamo" - CorCom

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Google: “Stop ai contenuti d’odio: su Youtube li blocchiamo”

Carlo D’Asaro Biondo: “La nostra società segue regole chiave in questo senso. Siamo tutti responsabili del mondo in cui viviamo”

04 Nov 2016

A.S.

“E’ importante capire che siamo tutti responsabili del mondo in cui viviamo. Chiaramente un’azienda come Google ha responsabilità maggiori riguardo all’ambiente che contribuisce a creare”. A dirlo è Carlo D’Asaro Biondo, responsabile dei rapporti strategici area Emea di Google, durante il convegno organizzato dalla Pontificia Università Lateranense sui valori da trasmettere nell’era digitale, “Core Values – The transmission of Values in the Digital Age” (leggi qui l’articolo).

La presa di posizione di D’Asaro Biondo arriva a stretto giro dopo il pronunciamento del Tribunale civile di Napoli Nord che con un’ordinanza ha parzialmente rigettato il reclamo di Facebook Ireland sulla vicenda di Tiziana, la 31enne di Mugnano (Napoli) suicidatasi il 13 settembre scorso dopo la diffusione sul web, a sua insaputa, di video hard che la ritraevano. I link e le informazioni relativi a Tiziana, stabilisce il tribunale, dovevano essere rimossi da Facebook una volta che ne era emersa l’illiceità dei contenuti. Ciò a prescindere da un preciso ordine dell’autorità amministrativa o giudiziaria.

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“Siamo consapevoli dell’importanza che certi contenuti vengano banditi“, ha sottolineando D’Asaro Biondo riferendosi alla presenza sulla rete di contenuti che riguardano ad esempio l’odio o la pedopornografia. “Ci sono delle regole chiave che seguiamo in questo senso”, ha aggiunto sottolineando che questo genere di contenuti “non ci sono su Youtube, e abbiamo sistemi per rimuoverli dalle ricerche. Filtriamo la pubblicità perché non sia fuorviante e ci accertiamo che venga garantito il diritto d’autore”.

Negli ultimi 10 anni – conclude D’Asaro Biondo – ci siamo resi conto dell’importanza di questi compiti e sono d’accordo con chi dice che sia una responsabilità comune, perché sì, ci sono rischi sul web e sulla vita reale, ma se non collaboriamo nessuna società può essere sicura”.

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