IL CASO

Twitter: sale l’attesa per la controffensiva legale di Elon Musk

Si inasprisce la diatriba sull’acquisizione: al centro ora la documentazione presentata dal patron di Tesla, che lui avrebbe voluto pubblica prima che il social media potesse oscurare le informazioni riservate. Ma il giudice ha dato ragione alla società

04 Ago 2022

Veronica Balocco

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La disputa fra Twitter ed Elon Musk si tinge sempre più di acrimonia: il social media e il patron di Tesla, che si stanno citando in giudizio a vicenda dopo la rinuncia all’acquisizione da 44 miliardi di dollari, non sono nemmeno d’accordo su quanto dire al pubblico della loro controversia. E in ballo finisce addirittura il Primo emendamento.

La questione ora riguarda la decisione del giudice in carica, il cancelliere Kathleen McCormick della Delaware Chancery Court,  che ha stabilito che la controquerela di Musk sia resa pubblica entro il pomeriggio del 5 agosto, due giorni dopo quanto richiesto. McCormick ha deciso questo dopo che Twitter ha accusato Musk di aver tentato di rilasciare la sua controquerela di 163 pagine mercoledì senza dare alla società la possibilità di oscurare le informazioni riservate sull’azienda. Gli avvocati di Musk hanno quindi accusato Twitter di aver cercato di seppellire “il lato della storia che non vuole essere divulgato pubblicamente” e di minare il diritto costituzionale, garantito dal Primo emendamento, di sapere su cosa stiano discutendo le parti.

Twitter aveva ricevuto una copia della controquerela il 29 luglio e ha affermato che le regole del tribunale garantivano cinque giorni lavorativi per lavorare sulle redazioni. Musk ha invece ribattuto che tre giorni lavorativi sarebbero stati sufficienti.

Una controversia che si trascina da luglio

Musk aveva accettato di acquistare Twitter il 25 aprile, ma ha cercato di ritirarsi l’8 luglio senza pagare la commissione da un miliardo di dollari prevista in caso di rottura dell’accordo, citando in sua difesa l’incapacità di Twitter di fornire dettagli sulla prevalenza di account bot e spam. Il social media lo ha quindi citato in giudizio quattro giorni dopo, accusandolo di sabotare la fusione perché non serviva più i suoi interessi e chiedendogli di completare l’operazione. Il processo è in programma per il 17 ottobre.

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