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L’INDISCREZIONE

Facebook studia la versione “spot-free”, ma a pagamento

Il social network è impegnato in indagini di mercato per sondare il gradimento di un abbonamento “Ad-free” e capire se attirerebbe nuovi utenti. Intanto prosegue il piano per “blindare” la piattaforma rispetto all’utilizzo non autorizzato dei dati degli iscritti

04 Mag 2018

A. S.

Facebook ha avviato un’indagine di mercato per capire se gli utenti gradirebbero l’introduzione di una versione a pagamento del social network libera da annunci pubblicitari. Il progetto, secondo quello che alcune fonti anonime hanno rivelato a Bloomberg, è ancora in fase embrionale, e potrebbe non portare all’effettiva implementazione del servizio. Al centro dell’indagine c’è la volontà di capire se la versione a sottoscrizione potrebbe attirare sulla piattaforma nuovi utenti, e se sì con quali numeri.

Non sarebbe tra l’altro la prima volta che il social fondato da Mark Zuckerberg prende in considerazione la possibilità di introdurre sul mercato una versione “premium”, con l’idea tornata alla ribalta dopo lo scandalo Cambridge Analytica.

Si tratterebbe, se il progetto dovesse vedere la luce, di una versione che non sostituirebbe quella attuale, ma semplicemente la affiancherebbe con l’obiettivo di rimuovere una delle principali cause di abbandono della piattaforma, cioè l’invadenza degli annunci pubblicitari, che in ogni caso hanno contribuito massicciamente a generare utili per 41 miliardi di euro lo scorso anno, grazie all’advertising “mirato” sulle preferenze degli iscritti.

Le ricerche commissionate in passato erano state concordi nell’evidenziare che una versione a pagamento del servizio non avrebbe suscitato alcun interesse tra gli utenti del social network, che avrebbero trovato incomprensibile la prospettiva di pagare per un servizio che era sempre stato gratuito.

Ma i recenti scandali sull’utilizzo dei dati degli iscritti per la corsa di Donald Trump verso la Casa bianca nel 2016 hanno messo la società sull’avviso che la percezione dei clienti potrebbe cambiare o essere già cambiata, e hanno reso urgente il poter disporre di una stima attendibile di questo cambiamento, con gli utenti che potrebbero aver iniziato a chiedersi in che modo la piattaforma utilizza le informazioni su di loro.

Proprio per smorzare queste preoccupazioni il social network si è mosso per rivedere il proprio modello di business e rendere più stringenti le proprie regole sula privacy, identificando le possibili “falle” nella sicurezza del sistema che avrebbero potuto portare terze parti a utilizzare in modo non autorizzato le informazioni acquisite tramite la piattaforma. Tutto questo per riconquistare la fiducia dei suoi iscritti e migliorare la loro user experience. Facebook ha così mostrato disponibilità verso misure che soltanto pochi mesi fa apparivano altamente improbabili, come il dare un voto di attendibilità a chi pubblica notizie tramite il social e l’autorizzare gli utenti a dare un “voto” alle notizie tramite i commenti.

Uno dei temi sollevati dagli stessi lavoratori di Facebook è se continuare o meno a ospitare sul social pubblicità elettorali: una domanda a cui il mese scorso aeva risposto il Chief operating officer Sheryl Sandberg, che si era detta favorevole a questo genere di advertising per promuovere e garantire la libertà di espressione.

Le prime aperture verso la versione a pagamento erano già arrivate nelle scorse settimane dal top management della società, con la stessa Sandberg che aveva detto, durante la presentazione della trimestrale, di come la pubblicità consenta di raggiungere un grande numero di persone di ogni fascia sociale, anche se non è la sola opzione sul tavolo. “Abbiamo finora preso in considerazione molte altre forme di monetizzazione, inclusa la sottoscrizione – spiegava – e continueremo a farlo”. Zuckerberg, dal canto suo, ha posto un paletto a questa prospettiva durante l’audizione in congresso seguita allo scandalo Cambridge Analytica: “Ci sarà sempre – aveva detto –  una versione free di Facebook

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