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LA TRIMESTRALE

Twitter risale la china: bene vendite e utili ma calano gli utenti

Le revenue salgono a 909 milioni di dollari e i profitti a 255 milioni, meglio delle previsioni degli analisti. Aumenta l’efficacia della rimozione di contenuti violenti e fake

07 Feb 2019

Patrizia Licata

giornalista

Vendite e utili col segno più per Twitter nel quarto trimestre 2018, ma la lotta a profili violenti e fake news pesa sul conteggio degli utenti attivi mensili, che scendono a 321 milioni contro 326 milioni nel terzo trimestre e 330 milioni nel quarto trimestre 2017. Il dato ha messo in allarme gli investitori, benché fosse atteso dagli analisti. Twitter ha fatto sapere che, dopo la pubblicazione della trimestrale relativa al periodo gennaio-marzo 2019, non svelerà più il dato sugli utenti mensili.

Gli altri indicatori sono tutti in crescita: nel quarto trimestre 2018 il social del microblogging conta utenti unici giornalieri monetizzabili (ovvero esposti alle ads) in aumento a 126 milioni contro 124 milioni nel trimestre precedente e in crescita del 9% anno su anno.

Il fatturato del quarto trimestre 2018 è pari a 909 milioni di dollari, in aumento del 24% anno su anno e al di sopra delle attese degli analisti, mentre l’utile netto è di 255 milioni e il margine netto è del 28%; l’Ebitda adjusted ammonta a 397 milioni di dollari e il margine Ebitda adjusted è del 44%. Il Giappone è il secondo maggiore mercato di Twitter, con entrate a 138 milioni, in crescita del 30%.

Le entrate totali da pubblicità ammontano a 791 milioni di dollari (+23% anno su anno); le video ads sono il segmento a più alta crescita; quasi la metà del fatturato pubblicitario è realizzato dalle inserzioni video di clienti aziendali. Il licensing dei dati e altre attività non connesse con la pubblicità hanno fruttato vendite per 117 milioni di dollari, in aumento del 35% anno su anno.

Il lavoro svolto per migliorare la correttezza delle conversazioni pubbliche su Twitter ha prodotto risultati incoraggianti nel 2018, con un incremento del 16% anno su anno sulle denunce di abusi da persone che hanno avuto interazioni con presunti utenti abusivi su Twitter; la capacità di rimozione dei contenuti violenti è stata tre volte più efficace”, si legge nella nota pubblicata dall’azienda californiana.

Proprio le misure intraprese per contrastare account falsi, fake news e abusi sono almeno in parte responsabili, ha chiarito Twitter, del calo degli utenti attivi mensili.

Per il trimestre in corso, il primo del 2019, l’azienda si attende revenue comprese tra 715 e 775 milioni di dollari e utile operativo tra i 5 e i 35 milioni. Gli analisti, secondo i dati di Refinitiv sono rimasti delusi dall’ampia forchetta fornita dal social media che potrebbe indicare un risultato, a fine marzo, inferiore alle attese, che puntano su 765 milioni di dollari.

Twitter ha indicato anche che nel 2019 le sue spese operative cresceranno probabilmente del 20% anno su anno per effetto degli investimenti dedicati al miglioramento del servizio; gli analisti si aspettavano un incremento solo del 12%. Le spese di capitale saliranno nel 2019 a 550-600 milioni di dollari, contro i 415 milioni attesi dal mercato.

La correttezza delle interazioni “è la nostra priorità”, ha detto Twitter, affermando di lavorare con l’obiettivo di realizzare una piattaforma “sana” dove le persone trovano “informazioni credibili e si sentono al sicuro quando partecipano alle conservazioni su Twitter”.

Già nel terzo trimestre Twitter aveva riportato un calo di utenti come effetto dello sforzo di “pulizia” degli account dubbi, violenti o non rispettosi della privacy. In questa “operazione salute” Twitter ha cancellato milioni di account sospetti di diffusione di campagne di disinformazione nella corsa presidenziale degli Stati Uniti del 2016, ma anche circa 10 milioni di tweet che riportavano a sfere d’influenza del governo russo e iraniano.

Nei giorni scorsi la Commissione europea ha riconosciuto l’impegno dei social media nel contrastare l’hate speech implementando il “codice di condotta” cui le aziende come Twitter, Facebook e Google hanno acconsentito ad aderire fin dal 2016.

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