Dal Covid "assist" alla PA digitale: per il 57% degli italiani i servizi sono più efficienti - CorCom

L'INDAGINE

Dal Covid “assist” alla PA digitale: per il 57% degli italiani i servizi sono più efficienti

Lo dicono i risultati della ricerca “La PA oltre il Covid” di Forum PA 2020 Restart Italia: i miglioramenti più evidenti nelle strutture sanitarie e nei Comuni. E sul Recovery Fund si auspica una gestione centralizzata

02 Nov 2020

Veronica Balocco

Una Pubblica Amministrazione più digitale, efficiente e moderna, con maggiori servizi pubblici online e più innovazione anche grazie alla diffusione dello smart working. E’ quella destinata ad uscire dalla crisi Covid-19, secondo quanto immaginano dipendenti pubblici e cittadini: lo afferma la ricerca “La PA oltre il Covid” realizzata da FPA, società del gruppo Digital360, presentata oggi in apertura di “Forum PA 2020 Restart Italia”, l’evento digitale che proseguirà fino a venerdì prossimo, per cinque giorni di confronto in diretta streaming sul tema della ripartenza del Paese dopo l’emergenza.
La ricerca è stata realizzata attraverso un’indagine demoscopica condotta in collaborazione con l’Istituto Piepoli su un campione di 1000 persone rappresentativo della popolazione italiana e una seconda indagine su oltre 2000 persone che compongono il PanelPA della community di FPA, per mettere a confronto le opinioni di utenti e dipendenti pubblici sul ruolo della Pubblica Amministrazione nell’emergenza e nella ripresa.

Smart working: opportunità in più per un’amministrazione moderna

Secondo lo studio, la maggioranza degli italiani – il 57% degli intervistati – evidenzia come fatto positivo una PA diventata “più digitale” nel periodo dell’emergenza Covid19, con la possibilità di accedere ai servizi in maniera più facile e veloce, mentre il 21% lo evidenzia come fatto negativo (non ha competenze o strumenti per usare questi servizi), il 6% ininfluente; solo il 9% non vede una PA più digitale. Secondo la maggioranza degli italiani, il 53%, lo smart working è un’opportunità per un’amministrazione più efficiente e moderna, quota ben superiore al 29% che lo considera un rischio per l’assenteismo e comportamenti opportunistici (il 13% lo ritiene ininfluente).
Tra le istituzioni pubbliche impegnate nella gestione dell’emergenza gli italiani mettono al primo posto le strutture sanitarie (ne è soddisfatto il 67%), poi i Comuni (60%), le Regioni (60%) e più in basso le istituzioni nazionali (56%). Riguardo agli aiuti europei, quasi 8 italiani su 10 (77%) conoscono o quantomeno hanno sentito nominare “Recovery Fund” e “Next Generation EU”. Nella gestione della ripartenza, la priorità su cui utilizzare i fondi è innanzitutto la salute (per il 53%) e poi l’istruzione- formazione (15%). Per la maggioranza (il 50%), a gestire i fondi che arriveranno dall’Europa deve essere il Governo attraverso una Cabina di Regia centrale; solo il 27% preferirebbe Regioni e il 13% le amministrazioni locali.

Risorse europee: serve una cabina di regia

La ricerca ha inoltre fatto luce su un tema di stretta attualità: la gestione della grande mole di risorse che arriveranno dal Recovery Fund. Secondo i dati, è opinione condivisa – dal 50% degli utenti e dal 60% dei dipendenti pubblici – che la gestione dei fondi europei dovrà essere centralizzata con una cabina di regia, ma che servono anche nuovi profili professionali qualificati per gestire al meglio i progetti. E per gli italiani le risorse europee devono andare prioritariamente alla salute e poi istruzione- formazione. Secondo i dipendenti pubblici, la gestione degli strumenti di finanziamento del Recovery fund dovrà essere preferibilmente centralizzata dal Governo, con una cabina di regia a Palazzo Chigi (per il 60,2%), mentre una minoranza preferirebbe affidarla alle Regioni (23,1%) o a livello locale (16,7%).

Per i lavoratori pubblici serve ancora tempo

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Secondo i lavoratori della PA, le azioni più urgenti per rendere l’amministrazione adeguata a gestire questa ingente mole di risorse sono nuove assunzioni (per il 36,1% degli intervistati) e una radicale semplificazione normativa (31,9%), poi formazione del personale interno (18,3%). Lo smart working è stato un fatto positivo, ma i dipendenti pubblici non vedono ancora un nuovo orientamento ai risultati: per il 42,8% la pratica della valutazione non è cambiata, per il 44,6% non ci sono ancora cambiamenti in questo senso ma segnali di miglioramento, solo il 12,6% vede un reale cambiamento. Con il lavoro a distanza si avverte maggiormente la necessità di una condivisione costante ed efficace di obiettivi e strategie, ma per la maggioranza non è migliorata la comunicazione interna ma ci sono segnali di cambiamento (40,6%) o non c’è miglioramento ed appare insufficiente (il 36,1%). Se a giugno 2020, oltre il 60% dei rispondenti esprimeva fiducia che lo smart working avrebbe portato un cambiamento positivo nella PA, ora, a qualche mese di distanza, la fiducia resta alta: il 55,1% dei lavoratori è ottimista che questo possa avvenire, ma pensa ci vorrà più tempo.
Il decreto semplificazioni prevede importanti novità per una PA più semplice e veloce. Secondo i dipendenti pubblici le maggiori opportunità di cambiamento vengono dalla standardizzazione della modulistica per istanze, dichiarazioni e segnalazioni (per la quasi totalità, pari al 94,8% degli intervistati), la valorizzazione e interoperabilità dati pubblici (90.8%), il rafforzamento degli strumenti di cittadinanza digitale (86,9%), la semplificazione del procedimento amministrativo (84,8%).

Dominici (FPA): “Un Paese che sta reagendo”

“Nonostante le polemiche alimentate da chi mette in evidenza solo i ritardi, c’è un Paese che sta reagendo e vede gran parte dei dipendenti pubblici in prima fila per la ripartenza – commenta Gianni Dominici, direttore generale di FPA -. Nell’emergenza, le pubbliche amministrazioni hanno dovuto reagire velocemente per garantire continuità dei servizi e rispondere alle necessità della pandemia, che ha però rappresentato anche un elemento di accelerazione della trasformazione tecnologica e organizzativa. Ora la PA è chiamata a diventare uno dei pilastri della ripartenza, anche grazie all’uso di ingenti risorse messe a disposizione dall’Europa con gli strumenti di finanziamento del Recovery Fund”.

Rangone (Digital360): “Cresce la consapevolezza”

“Durante l’emergenza è emersa ancor più chiaramente a tutti l’importanza del digitale per garantire i servizi pubblici ai cittadini, ma la digitalizzazione della PA rappresenta molto di più: un elemento di efficienza per il settore e di rilancio dell’intero paese – dice Andrea Rangone, Presidente di Digital360 -. La ricerca evidenzia una nuova importante crescita di consapevolezza tra gli italiani, che chiedono una PA più digitale, e tra gli stessi dipendenti pubblici, che sostengono l’innovazione dell’amministrazione. Un segnale positivo, perché la trasformazione digitale della PA, insieme a quelle delle imprese, è cruciale per la ripartenza”.

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