LA DECISIONE

Gdpr, per Amazon multa-record da 750 milioni in Lussemburgo

È la sanzione più alta mai comminata per violazioni del Regolamento europeo sulla privacy. Il Garante contesta l’uso dei dati personali per mostrare pubblicità. La replica di Amazon: “Nessun fondamento, ci difenderemo”

02 Ago 2021

Patrizia Licata

giornalista

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Amazon non ha rispettato le norme del Gdpr: lo ha sentenziato la Commissione nazionale del Lussemburgo per la protezione dei dati (Cnpd) infliggendo al colosso americano delle vendite online una sanzione-record da 746 milioni di euro. Si tratta della multa più alta decisa in Unione europea relativamente a violazioni del Regolamento generale sulla protezione dei dati. 

Amazon ha già annunciato ricorso, ritenendo la decisione della commissione lussemburghese priva di fondamento. “Ci difenderemo con determinazionae su questa materia”, ha indicato una portavoce sentita dalla Bbc.

La multa, decisa dal Lussemburgo il 16 luglio, è stata resa nota questo fine settimana da Amazon al regolatore di Borsa americano Sec insieme alle usuali comunicazioni finanziarie.

Nel mirino l’uso dei dati personali per le ads

Secondo il Garante dati lussemburghese Amazon ha infranto le disposizioni del Gdpr nell’elaborazione dei dati personali. Per ora non sono noti i dettagli della sentenza, ma la replica di Amazon può fornire un’idea della motivazione.

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Amazon ha infatti ribadito con forza di non aver subito alcun data breach e che “nessun dato dei clienti è stato esposto a terze parti. I fatti sono fatti”.

La portavoce dell’azienda ha aggiunto che la decisione del Garante dati lussemburghese “relativa a come mostriamo ai clienti pubblicità rilevanti si fonda su interpretazioni soggettive e non provate della legge europea sulla privacy e la multa proposta è del tutto sproporzionata persino con tale interpretazione”.

Le autorità nazionali hanno già inferto sanzioni alle grandi aziende Usa relativamente alla protezione dei dati personali, ma con cifre finora inferiori.

Le multe sono proporzionali alla gravità, durata e carattere della violazione.

Il fatto che la multa arrivi dal Lussemburgo – un Paese che è finora venuto incontro alle esigenze delle multinazionali statunitensi – è, secondo alcuni osservatori, un segnale di un atteggiamento generale più severo da parte dei regolatori europei .

Il dossier antitrust in Europa

Contro Amazon a novembre la Commissione europea ha aperto un dossier relativo all’uso dei dati ma per presunte violazioni antitrust: la commissaria Margrethe Vestager ha inviato all’azienda uno “Statement of objections”. Sotto la lente il doppio ruolo del colosso dell’e-commerce che, come depositario delle informazioni dei venditori e loro concorrente di fatto, potrebbe distorcere il mercato.

Il dossier riguarda il possibile sistematico “uso illecito” dei dati non pubblici dei venditori indipendenti attivi sul marketplace Amazon.com, a beneficio dell’attività retail della stessa Amazon che compete direttamente con i venditori terzi. Su questo aspetto l’Ue aveva aperto un’indagine preliminare a settembre 2018.

L’Antitrust Ue ha aperto anche una seconda indagine formale sul possibile trattamento preferenziale per le offerte retail proprie di Amazon rispetto a quelle dei merchant e per i venditori del suo marketplace che usano i servizi di logistica e consegna di Amazon rispetto a quelli che non li usano. In particolare, la Commissione esaminerà se i criteri fissati da Amazon per selezionare il vincitore della “Buy Box” e per consentire ai venditori di offrire prodotti agli utenti Prime, nell’ambito del programma fedeltò Prime di Amazon, portino a un trattamento preferenziale dell’attività di vendita al dettaglio di Amazon o dei venditori che utilizzano i servizi di logistica e consegna di Amazon.

“Non siamo d’accordo con le affermazioni preliminari della Commissione europea e continueremo a impegnarci per assicurare un’accurata comprensione dei fatti – ha replicato Amazon in una nota -. Amazon rappresenta meno dell’1% del mercato al dettaglio globale e ci sono rivenditori più grandi in tutti i paesi in cui operiamo. Nessuna azienda più di Amazon si occupa delle piccole imprese o ha fatto di più per supportarle negli ultimi due decenni. Ci sono più di 150.000 aziende europee che vendono attraverso i nostri stores, le quali generano decine di miliardi di euro di ricavi ogni anno e hanno creato centinaia di migliaia di posti di lavoro”.

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