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REGULATION

La Ue non molla le big tech: dopo Google il cerchio si stringe su Amazon

Dopo la terza multa inferta a BigG l’Antitrust continua a esaminare i dossier sulle grandi compagnie. Nel mirino soprattutto il colosso dell’e-commerce: Bruxelles ipotizza presunta concorrenza sleale nei confronti dei merchant

21 Mar 2019

Patrizia Licata

giornalista

La nuova multa inferta dall’Antitrust Ue a Google manda un chiaro segnale ai colossi tecnologici statunitensi: gli uffici di Margrethe Vestager , la commissaria europea alla concorrenza, non sono disposti a lasciar correre gli eventuali abusi di mercato. I dossier aperti sono tanti e nel mirino restano i soliti noti: Facebook, Amazon, Apple.

Su Amazon, in particolare, la Vestager ha indicato alla stampa a inizio mese che l‘indagine aperta l’anno scorso un possibile “uso illecito” dei dati dei rivenditori è ora in fase “avanzata” e che l’ufficio Antitrust potrebbe prendere una decisione prima che la Vestager termini il suo incarico a fine anno. L’ipotesi è che Amazon usi i dati che raccoglie dai merchant a loro svantaggio: la Commissione Ue ha inviato un questionario ai negozianti presenti su Amazon Marketplace in cui ha chiesto di indicare se usano strumenti di data-sharing, per esempio per l’ottimizzazione delle vendite, forniti da Amazon e che finiscono col dare al colosso dell’e-commerce preziose informazioni su quello che fanno i suoi rivenditori/rivali per poi far loro concorrenza più efficacemente.

L’ufficio della Vestager sta valutando anche le pratiche commerciali del colosso dello shopping online nel sospetto che “copi” i prodotti di maggior successo che le aziende rivali vendono sulla sua piattaforma online. Per chiarire questo aspetto, l’Antitrust Ue ha inviato ai merchant che usano il sito di Amazon un questionario di 16 pagine da compilare e rispedire a Bruxelles.

Apple è invece oggetto di una denuncia presentata a inizio mese alla Commissione europea dalla piattaforma musicale Spotify che accusa il colosso di Cupertino di ostacolare intenzionalmente i servizi concorrenti per difendere la propria offerta e, in particolare, Apple Music (accuse prontamente respinte da Apple). Spotify ha chiesto a Bruxelles di intervenire per garantire competizione ad armi pari sull’App Store per tutte le app, inclusa Apple Music e affinché i consumatori abbiano vera scelta tra i i sistemi di pagamento e non siano costretti a usarne uno di preferenza, mentre le alternative subiscono condizioni discriminatorie.

A dicembre la Vestager aveva già messo sotto la lente di ingrandimento i pagamenti tramite Apple Pay, avvisando che, se arriveranno esposti formali, Bruxelles entrerà in azione. I critici sostengono che il chip Nfc inserito negli Apple iPhone fa sì che Apple Pay venga selezionato automaticamente quando chi possiede un iPhone paga in modalità mobile, ostacolando l’accesso ai servizi di pagamento da cellulare di aziende rivali.

Facebook, a sua volta, è un osservato speciale dell’Ue a causa del ruolo cruciale svolto nella raccolta di dati personali, come ha confermato a febbraio la Vestager. La commissaria ha chiarito che al momento non ci sono inchieste aperte su Facebook e il presunto potere di manipolare il mercato, ma il monitoraggio è in corso e non si esclude un intervento. “Abbiamo alcune preoccupazioni – ha detto il commissario Ue in una audizione al Parlamento europeo – Non abbiamo un caso aperto per adesso. Ma ciò non preclude che non apriremo dossier in futuro. Stiamo osservando il mercato da vicino”.

Come noto, ieri la Commissione Ue ha annunciato la terza contro Google: dovrà pagare 1,49 miliardi per aver abusato della sua posizione dominante con la piattaforma AdSense nel settore della pubblicità per motori di ricerca.

I media statunitensi, che seguono da vicino le vicende dei colossi americani in Ue e i loro rapporti con la regulation, sottolineano che per le tech companies i rischi arrivano sia dalle autorità dell’Unione che da quelle nazionali, con nuovi strumenti come il Gdpr e la nuova legge sul copyright.

In Irlanda, per esempio, la commissaria alla data protection, Helen Dixon, sta esaminando una serie di denunce su presunta violazione della privacy che riguardano Facebook, ma ci sono dossier aperti su altre “grande internet companies”, ha fatto sapere la Dixon. La Francia ha già multato Facebook a gennaio per 50 milioni di euro riscontrando violazioni del Gdpr.

A febbraio l’Antitrust tedesco (Bundeskartellamt) ha imposto a Facebook severe restrizioni sulle pratiche con cui raccoglie e elabora i dati dei suoi utenti vietando di combinare i dati estratti da fonti diverse: per l’authority, la vastità della raccolta da più fonti, la fusione di questi dati di provenienza diversa nel profilo utente e il loro sfruttamento rappresenta da parte di Facebook un abuso di posizione dominante. Ora nel mirino del Bundeskartellamt c’è Amazon e proprio per quel doppio ruolo di venditore di prodotti propri e venditore di prodotti di terzi che impensierisce Bruxelles.

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