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IL DIBATTITO

La Gdpr non basta: i “falchi” della privacy accendono lo scontro all’Europarlamento

Il caso Facebook offre la sponda alla corrente più intransigente di Strasburgo che spinge per una rapida approvazione della nuova Direttiva ePrivacy. Contro la linea “morbida” sostenuta dall’area di centro-destra del presidente Antonio Tajani. In ballo regole più severe per chi viola la protezione dati

19 Apr 2018

Patrizia Licata

giornalista

La General data protection regulation è solo l’inizio perché, per evitare un nuovo scandalo come quello di Facebook-Cambridge Analytica, l’Unione europea potrebbe mettere in atto protezioni sulla privacy ancora più severe. E’ questo il messaggio emerso alla riunione di ieri dell’Europarlamento: la sessione plenaria di Strasburgo ha concluso che la Gdpr potrebbe non bastare contro gli abusi massicci sui dati personali. La battaglia ora vede schierati gli eurodeputati più severi, con in testa la liberale olandese Sophie in ’t Veld, che spinge per una rapida approvazione della nuova Direttiva ePrivacy, e l’area di centro-destra del presidente Antonio Tajani, che ha respinto la bozza della direttiva nella rigida forma attuale.

A gennaio dell’anno scorso la Commissione europea ha ufficialmente dato il via al processo di riforma della Direttiva 2002/58/CE (“Direttiva ePrivacy“), che dovrebbe andare a modificare e uniformare l’attuale quadro normativo continentale in materia di circolazione dei dati personali nelle comunicazioni elettroniche. Il gruppo di Tajani pensa che la nuova versione della legge Ue sulla privacy (separata dalla Gdpr) imponga limiti eccessivi sull’uso dei dati sia per le aziende telecom che per i servizi digitali come Facebook, soffocando l’innovazione. Alla luce del datagate, riporta il sito Euractiv, è però sempre più nutrito il gruppo di parlamentari europei per i quali la Gdpr non è più sufficiente ad arginare ogni rischio di abuso sui dati da parte delle aziende hitech: molti eurodeputati hanno chiesto di accelerare sui tempi dei negoziati per l’ePrivacy bill.

“Tra quelli che si scagliano contro Facebook ci sono molti che finora si sono ostinati a votare contro regole più severe a protezione della privacy e continuano a farlo. Come quelli che chiedono a gran voce a Mark Zuckerberg di testimoniare davanti all’Europarlamento ma hanno votato contro la ePrivacy“, ha affermato la in ‘t Veld, con un chiaro riferimento a Tajani, che ha chiesto al Ceo di Facebook di presentarsi a Strasburgo per rispondere alle domande dell’Europa sul datagate. Zuckerberg si è per ora rifiutato di soddisfare la richiesta di Tajani, attirandosi le critiche bipartisan degli Europarlamentari.

La Gdpr entrerà in vigore dal 25 maggio. Attaccata da molte aziende americane, che l’hanno definita l’emblema della mano regolatoria “pesante” dell’Europa sulle imprese, alla luce del caso Cambridge Analytica la regulation europea è stata rivalutata (persino da Zuckerberg) come la risposta “giusta” alla questione della difesa dei dati personali. Ora anche gli Stati Uniti, tradizionalmente “light touch” nell’approccio regolatorio, guardano al modello europeo.

A Strasburgo però è il momento delle divergenze. “La Gdpr non è abbastanza“, ha affermato la socialista tedesca Birgit Sippel, che da sempre spinge per l’approvazione del pacchetto ePrivacy e che ora accusa i colleghi all’Europarlamento di perdere tempo. Nel centro-destra aumentano i deputati che comincinoa a dare ragione ai sostenitori delle regole più severe: il tedesco Axel Voss del Partito popolare europeo ha detto che la Gdpr non garantirà dagli abusi. Le divisioni però restano: il britannico Daniel Dalton del gruppo conservatore ECR ha detto che non c’è alcun bisogno di accelerare sulla Direttiva ePrivacy ora che sta per entrare in vigore la Gdpr.

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