Crisi dei chip, il peggio (forse) alle spalle. La nuova minaccia soffia da Taiwan - CorCom

L'ANALISI

Crisi dei chip, il peggio (forse) alle spalle. La nuova minaccia soffia da Taiwan

Secondo Goldman Sachs nel Paese dove ha sede il più grande contractor mondiale, Tsmc, torna a mordere la pandemia e la siccità colpisce le fabbriche. Una situazione che potrebbe innescare preoccupanti effetti sulla catena mondiale dei semiconduttori

08 Giu 2021

Patrizia Licata

giornalista

La crisi sulla catena logistica dei chip potrebbe essere presto alle spalle, con un ritorno all’equilibrio tra domanda e offerta di componenti nella seconda metà dell’anno. Lo afferma il chief economist di Goldman Sachs per l’Asia, Andrew Tilton.

La stretta sulla produzione di semiconduttori ha impattato una miriade di settori che incorporano l’elettronica, dalle automobili agli smartphone agli elettrodomestici. “I nostri analisti ritengono che ora ci troviamo probabilmente nel pieno della crisi, con una forte disruption per industrie come l’automotive, ma ci sarà un graduale miglioramento nella seconda metà dell’anno”, ha dichiarato Tilton alla testata Cnbc.com.

Ottimismo per il mercato smartphone

La stretta sul mercato dei semiconduttori (che ha colpito anche l’Italia) ruota intorno alle difficoltà di tenere i ritmi produttivi e rifornire le supply chain nelle economie dell’Asia del Nord, in particolare in Giappone, a Taiwan e in Sud Corea, dove hanno sede i maggiori produttori mondiali di chip.

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L’elettronica di consumo, compresi i prodotti come laptop e smartphone, dovrebbe trarre per prima giovamento dall’allentamento della crisi, mentre l’industria dell’auto sarà tra le ultime a ritrovare gli equilibri nella produzione, che ormai è rappresenta da connected car che si fondano sui chip.

L’attenzione resta alta: il “nodo” Taiwan

Nonostante il moderato ottimismo espresso da Goldman Sachs, la situazione sul mercato dei chip continua ad essere oggetto di monitoraggio, perché potrebbero emergere nuove cause di interruzione lungo le supply chain.

C’è una certa preoccupazione a Taiwan sia per la grave siccità che per una nuova ondata del Covid-19″, ha affermato Tilton. “Per ora non vediamo impatti da questi fattori, ma potrebbero causare un calo nella produzione”.

Le fabbriche di chip usano, infatti, grandi quantità di acqua e Taiwan, sede di Tsmc, il più grande assemblatore mondiale di semiconduttori, sta fronteggiando la peggiore siccità da 56 anni a oggi. Le piogge dello scorso weekend fanno sperare in un miglioramento della situazione.

I contagi da Covid-19 sono tornati a salire il mese scorso dopo che il Paese era riuscito con efficacia a contenere la diffusione del virus.

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