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LA TRIMESTRALE

Samsung, l’utile crolla del 55%. E sullo sfondo c’è la trade war giapponese

Il calo dei prezzi dei chip di memoria pesa sulle revenues; ancora debole la divisione smartphone. Le dispute commerciali deteriorano l’outlook: il rifornimento di componenti per i microprocessori è a rischio dopo che la Corea è finita nella “black list” di Tokyo

31 Lug 2019

Patrizia Licata

giornalista

Continuano le difficoltà per Samsung, tra una divisione smartphone che non tira più e nuove ombre sull’attività nei chip, traino dei profitti ma minacciata dal calo dei prezzi e dalla trade war. Il report finanziario del secondo trimestre 2019 indica che il colosso dell’elettronica di Seul ha ricavi complessivi di 56,13 trilioni di won coreani contro 58,48 trilioni un anno fa e utile operativo di 6,6 trilioni di won (5,6 miliardi di dollari), un crollo del 55,6% anno su anno. Il calo è lievemente inferiore a quanto indicato nella recente guidance dell’azienda ma il titolo ha perso il 2,6% in Borsa dopo l’annuncio dei risultati.

A deludere è soprattutto l’attività più importante per la redditività di Samsung, quella nei chip. L’utile operativo nella divisione dei microprocessori è crollato del 71% a 3,4 trilioni di won (contro 11,6 trilioni un anno fa). I ricavi della divisione ammontano a 16 trilioni di won (contro 21,99 trilioni un anno fa). Samsung afferma che le vendite di chip di memoria sono in lieve aumento, ma le condizioni di mercato sono sfavorevoli: l’offerta supera la domanda e questo fa crollare i prezzi.

La divisione mobile di Samsung ha messo a segno ricavi per 25,86 trilioni di won, meglio dei 24 trilioni di un anno fa, ma l’utile operativo di 1,56 trilioni rappresenta un calo del 42% anno su anno. Le vendite sono aumentate per i modelli di fascia medio-bassa ma sono in calo per i modelli di punta; inoltre sono aumentate le spese di marketing, chiarisce Samsung. Nella call con gli analisti, i top manager non hanno volute fornire previsioni sull’andamento del nuovo Note 10, limitandosi a affermare che Samsung prevede di raggiungere volume più alti rispetto al Note 9.

Strategy Analytics conferma che il trend di vendita di Samsung non è negativo: l’azienda nel secondo trimestre ha incrementato i volumi distribuiti del 6,7% e resta il primo vendor con il 22% di market share. Ma il mercato globale degli smartphone è in calo del 3% e la concorrente Huawei cresce a ritmi più veloci.

L’atteso arrivo del modello pieghevole Galaxy Fold a settembre potrebbe rivitalizzare le vendite di Samsung sulla fascia alta, ma sarà difficile ribaltare i risultati del primo semestre nella seconda metà dell’anno, come ha chiarito la stessa azienda coreana.

Sono soprattutto le “crescenti incertezze nell’economia e nel commercio globali” a spingere Samsung a prevedere un 2019 complessivamente debole su tutte le linee di business. “In aggiunta a già elevate incertezze causate dal prolungarsi dei conflitti commerciali globali, il contesto esterno riguardante la nostra attività nella componentistica si trova ora ad affrontare nuove sfide”, ha affermato Robert Yi, head of investor relations di Samsung, nella call con gli analisti sui risultati finanziari.

Non si tratta solo della trade war Usa-Cina ma del braccio di ferro in corso tra Corea del Sud e Giappone. Tokyo ha imposto delle restrizioni all’esportazione in Corea di materiali che servono alla fabbricazione dei chip e Yi ha chiarito: “Non riteniamo più possibile prevedere in modo affidabile quale sarà il nostro flusso di cassa libero fino a tutto il 2020”.

Il governo giapponese ha annunciato questa settimana che intende rimuovere la Corea del Sud dalla lista di “paesi fidati” per le sue esportazioni, ai quali viene garantita una corsia preferenziale nelle vendite di prodotti giapponesi. Se ci sarà l’ok definitivo, da fine agosto le aziende giapponesi che vendono componenti per i chip alla Corea del Sud dovranno ottenere l’approvazione del governo per ogni singolo contratto di esportazione – una procedura che richiede fino a 90 giorni e che somiglia a quella necessaria alle aziende americane per vendere prodotti a Huawei dopo il suo inserimento nella “lista nera” del dipartimento del Commercio.

Il Giappone afferma che la decisione è motivata da esigenze di cybersicurezza, ma Seul sostiene che si tratti di una ritorsione dopo che la Corte suprema coreana ha deciso, lo scorso ottobre, che due aziende giapponesi devono risarcire i coreani per la forza lavoro coatta impiegata durante l’occupazione giapponese della Corea nel 1910-1945.

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