Space economy, Italia secondo paese europeo per rapporto spesa-Pil - CorCom

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Space economy, Italia secondo paese europeo per rapporto spesa-Pil

L’Osservatorio del Politecnico di Milano: siamo il terzo contribuente dell’Agenzia Spaziale Europea nel 2020 con 665,8 milioni di euro, dietro a Germania (1311,7 milioni) e Francia (981,7 milioni). Per spingere lo sviluppo il governo ha varato il Piano strategico nazionale da 4,7 miliardi

14 Dic 2020

Veronica Balocco

Cresce la Space economy, catena del valore che genera prodotti e servizi innovativi a valore aggiunto partendo da infrastrutture spaziali e tecnologie digitali: non più solo frontiera dell’innovazione tecnologica, ma ora anche tassello dell’innovazione di business, con importanti opportunità per imprese, istituzioni e cittadini.
Ad affermarlo, nella ricerca presentata oggi al convegno online “Space Economy: la nuova frontiera dell’innovazione si presenta”, è il relativo Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano, il quale fa notare che le imprese che fanno parte dell’ecosistema dello spazio (la tradizionale industria spaziale, i fornitori di servizi digitali e le aziende End user interessate alle applicazioni finali) hanno appena iniziato a coglierne il potenziale.

Le opportunità offerte dalla Space economy sono numerose e variegate. Il comparto spinge la digitalizzazione creando l’infrastruttura necessaria all’innovazione digitale in molti ambiti e contribuendo a ridurre il digital divide attraverso l’Internet satellitare. Allo stesso tempo, innova i modelli di business, attirando un numero crescente di startup capaci di raccogliere 4,8 miliardi di dollari di finanziamenti a livello internazionale nel solo 2020. E consente di offrire nuovi servizi innovativi, con sperimentazioni in diversi settori tradizionali come sanità, agricoltura, utility, assicurazioni e logistica e trasporti, e in altri di frontiera, come lo space mining e il turismo spaziale. Il tutto mentre cresce il numero di satelliti in orbita: circa 6mila, di cui quasi 2.800 operativi, il 54% a uso commerciale, il 16% governativo, il 13% militare, il 5% civile; la metà sono satelliti di telecomunicazione (49%), il 29% è attivo nel monitoraggio del pianeta e della sua atmosfera, il 12% nello sviluppo tecnologico e il 6% nella navigazione satellitare.

L’Osservatorio rivela che a livello globale gli investimenti governativi nella space economy sono pari a circa 90 miliardi di dollari, di cui poco meno della metà negli Stati Uniti. In Italia gli investimenti sono molto inferiori (1,13 miliardi nel 2018), ma lo spazio è al centro della strategia del Paese: è uno dei sette paesi a essersi dotato di un’agenzia spaziale con un bilancio superiore al miliardo, è quinta al mondo e seconda in Europa per spesa in space economy in rapporto al PIL (0,55%) ed è il terzo contribuente dell’Agenzia Spaziale Europea nel 2020 con 665,8 milioni di euro, dietro a Germania (1311,7 milioni) e Francia (981,7 milioni). Per spingerne ulteriormente lo sviluppo il governo ha varato il Piano strategico nazionale Space economy, del valore di 4,7 miliardi di euro.

I servizi innovativi

La ricerca spiega inoltre che la Space economy è in grado di abilitare nuove applicazioni e servizi innovativi, sia fra gli operatori della tradizionale industria spaziale sia fra i fornitori di servizi digitali basati su tecnologie spaziali.

Nel primo segmento una delle principali evoluzioni è la maggiore accessibilità dello spazio, con nuove modalità di lancio in orbita e di costruzione di veicoli e satelliti che comportano un abbassamento dei costi per ogni kg mandato nello spazio, come l’impiego di nano-satelliti e di materiali più leggeri in fibra di carbonio. Altre tendenze sono semplificare il processo che precede il lancio, ad esempio consentendo di prenotare online la data, o introdurre logiche di sharing economy, lanciando un singolo veicolo contenente più satelliti che possono essere posizionati su orbite differenti e permettendo così di unire missioni con obiettivi diversi e abbassare i costi per l’azienda cliente. Sta prendendo piede anche l’offerta con un modello di ricavi ad abbonamento per l’accesso ai servizi, che consente di programmare in modo più efficiente e stabile gli investimenti. Si trovano ancora a uno stadio embrionale i servizi legati all’esplorazione dello spazio e allo sfruttamento delle risorse spaziali (space mining) e di turismo spaziale.

Nel secondo gruppo rientrano i servizi space-based, che usano dati satellitari rielaborati con tecnologie digitali, come artificial intelligence e data analytics. Nell’agricoltura di precisione, ad esempio, l’uso di immagini di Earth observation permette di monitorare l’uso di pesticidi sulle colture e analizzare la fertilità del terreno, migliorandone la redditività, o di decidere quale coltura seminare basandosi sui dati raccolti. Le immagini satellitari sono utili anche per monitorare quasi in tempo reale le reti di distribuzione energetica, spesso collocate in zone poco accessibili, per prevenire eventuali danni ed evitare costose interruzioni di rete. Il monitoraggio continuo di merci e beni è fondamentale anche nel settore logistica e trasporti per valutare quali sono le tratte più brevi e remunerative e rendere più efficienti le fasi di carico e scarico merce. Le assicurazioni guardano con interesse ai servizi space-based per migliorare i modelli di previsione del rischio e poter offrire polizze personalizzate sul singolo cliente.

“Un numero sempre maggiore e diversificato di attori guarda alla Space economy con crescente interesse per l’impatto che può avere su svariati settori – affermano Paolo Trucco e Franco Bernelli Zazzera, responsabili scientifici dell’Osservatorio Space economy -. L’unione fra le tecnologie spaziali e digitali produrrà trasformazioni radicali a livello industriale, innovando processi, prodotti e servizi, modelli di business, e portando alla nascita di nuove imprese e all’ingresso di nuovi attori tradizionalmente non legati all’industria dello spazio. Le imprese che riusciranno a coglierne le opportunità aumenteranno la propria competitività sui mercati globali e saranno più capaci di rispondere ai bisogni futuri della società”.

Le tecnologie satellitari

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“Oggi la Space Economy non è più un tema per ‘addetti ai lavori’ circoscritto all’industria spaziale. Parliamo di una vera nuova economia che coinvolge fornitori di servizi e aziende di settori molto diversi fra loro – aggiungono Angelo Cavallo e Antonio Ghezzi, direttori dell’Osservatorio Space economy -. Molte sono le sperimentazioni in atto, alcune anche in fase matura. Il mercato, però, si trova a uno stadio iniziale e il potenziale è ancora tutto da cogliere. Sono molte le imprese che oggi ancora non sanno di poter implementare dei servizi space-based: un modo per poter innovare la loro offerta ed essere più efficienti facendo leva sulle tecnologie dello spazio opportunamente combinate con tecnologie digitali”.

Le tecnologie satellitari

La Space Economy cresce anche in termini di satelliti in orbita, soprattutto di piccole dimensioni (sotto i 500 kg), che rappresentano l’80% di tutti i carichi lanciati nel 2019, anche se valgono solo l’11% della massa in orbita. Diverse aziende stanno sviluppando micro-lanciatori specificamente progettati per affrontare questo nuovo mercato.

Nel 2019 sono stati effettuati 102 lanci, di cui il 33% da parte della Cina, seguiti dal 21% della Russia e il 20% degli Stati Uniti. Fra le tecnologie più diffuse figurano quelle per il monitoraggio di aree del pianeta da satellite, basate su sensori Sar (Radar ad apertura sintetica), utilizzabili anche in condizioni di scarsa luminosità, o su sensori ottici o multispettrali, di uso prevalentemente diurno. Le previsioni per le missioni future indicano un miglioramento della risoluzione e una riduzione del tempo di rivisita, grazie all’impiego di sistemi satellitari multipli e di “costellazioni” di satelliti.

In Europa circa un centinaio di aziende si occupa di data processing e sfruttamento dei dati satellitari, concentrate prevalentemente in Regno Unito e Francia. I settori più coinvolti da queste attività sono produzione e distribuzione di energia, agricoltura, trasporti terrestri e marittimi, protezione ambientale. Inoltre, molte aziende si occupano di consulenza specifica per sviluppare servizi ad hoc partendo dalle richieste del cliente, operando in maniera trasversale tra i diversi mercati.

“Negli ultimi anni, il mondo delle applicazioni satellitari ha subito una notevole trasformazione – afferma Franco Bernelli Zazzera -. Lo spazio sta ormai diventando accessibile non solo al settore tradizionalmente legato alla space industry, ma ad una moltitudine di attori che oggi riescono a garantirsi il possesso e le prestazioni di un satellite, per quanto a volte piccolo o miniaturizzato. La sfida è quella di raggiungere un monitoraggio real-time e molte aziende ci stanno provando avvicinandosi al mondo delle costellazioni, per aumentare la disponibilità di dati e la loro frequenza”.

Il futuro del comparto

Quale allora il futuro del comparto? L’Osservatorio ha individuato i principali trend della Space Economy del futuro. Il primo è il progressivo abbassamento dei costi per le aziende spaziali dovuto all’allungamento della vita utile degli asset spaziali e una loro maggiore interconnessione per migliorarne le performance, come nel caso delle costellazioni di satelliti. Il veicolo sarà sempre più riutilizzabile in missioni successive per renderlo sostenibile dal punto di vista economico e ambientale. La sostenibilità è un altro elemento che caratterizzerà la space economy in futuro: le tecnologie spaziali possono contribuire agli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda Onu 2030, ad esempio aiutando a sviluppare l’internet satellitare che potrebbe creare opportunità di sviluppo inclusivo ed eliminare il divario digitale fra aree ad alta e bassa connettività.

Connettività, disponibilità di dati e digitalizzazione sono un altro elemento fondamentale per spingere la crescita della Space economy, molti dei cui servizi si basano sulla capacità di raccogliere e sfruttare i dati. Un altro aspetto della digitalizzazione è la creazione di servizi e interfacce user-friendly e accessibili anche a profili meno tecnici. Cogliere le opportunità offerte da questi trend, però, sarà possibile solo con una regolamentazione favorevole all’innovazione, che consenta alla filiera nazionale di operare in condizioni di vantaggio competitivo e di attrarre capitali.

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