5G, l'appello degli eurodeputati: "Nessun ban ai vendor cinesi" - CorCom

LA LETTERA

5G, l’appello degli eurodeputati: “Nessun ban ai vendor cinesi”

“La geopolitica deve restare fuori dai temi della concorrenza”, si legge nella missiva a firma di 8 parlamentari, di cui 5 italiani e indirizzata ai commissari Vestager, Dombrovskis e Breton. “La sovranità digitale dell’Europa inizia fornendo ai cittadini la miglior tecnologia”

17 Feb 2021

Patrizia Licata

giornalista

“Ogni giorno di ritardo nel roll-out del 5G, ogni giorno in cui i vendor sono esclusi dal mercato con decisioni arbitrarie, l’Europa perde delle opportunità”. Parla chiaro la lettera fimata da otto deputati dell’Europarlamento (per l’Italia Fulvio Martusciello, Giuseppe Milazzo, Herbert Dorfman, Aldo Patriciello e Giuseppe Ferrandino) e indirizzata ai vice-presidenti esecutivi della Commissione europea Margrethe Vestager e Valdis Dombrovskis e al commissario Thierry Breton.

No dunque al bando contro certi vendor, come la cinese Huawei, se questi rispettano i necessari requisiti di sicurezza per la costruzione delle reti di telecomunicazione europee di nuova generazione. “Non possiamo permettere alla geopolitica di insinuarsi nelle dinamiche di un’equa concorrenza su un tema essenziale come il 5G”, ha scritto Martusciello in un tweet. “I consumatori dell’Europa meritano di avere la qualità migliore a un prezzo giusto”. E ancora: “Se l’Europa vuole posizionarsi tra i leader dell’era digitale deve prendere le sue decisioni in base ai suoi interessi e non quelli di terze parti”.

Gli altri parlamentari dell’Ue firmatari sono della Romania: Cristian-Silviu Busoi, Daniel Buda e Ciuhodaru Tudor.

La sovranità digitale dell’Europa non sia protezionismo

La sovranità digitale dell’Europa, si legge nella lettera, inizia fornendo ai cittadini la miglior tecnologia disponibile, non “vaghe discussioni protezionistiche”. Questa “logica protezionistica sta già danneggiando l’approccio protettivo che l’Europa si è impegnata a mostrare in questo nuovo decennio”.

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Era il motto dell’ “Europa che protegge”, ma per gli eurodeputati è l’ora di arrivare ad una “Europa che va avanti” per proteggere con determinazione i suoi cittadini da decisioni “miopi” che, minacciando una riduzione della concorrenza, finirebbero col lasciarli con “un sistema sanitario, un sistema scolastico e un ecosistema della connettività non adatti all’era digitale”.

Serve un level-playing field senza discriminazioni

La richiesta dei firmatari è che la Commissione europea e i ministri delle Telecomunicazioni e del Commercio dell’Unione europea rispettino i principi fondanti della realizzazione del 5G, uno dei quali esige che “tutti gli attori dell’industria godano di un level-playing field, senza discriminazione in base alla loro origine (il cosiddetto ‘razzismo tecnologico’), purché si adeguino a criteri tecnici, basati sui fatti”.

Ne va della crescita e della competitività europea, sottolineano gli otto eurodeputati. “È il nostro modo di vivere europeo che deve consolidare il nostro approccio alla sovranità digitale“, conclude la lettera. “E il modo di vivere europeo inizia proteggendo quelle caratteristiche che ci rendono europei: piena fiducia nelle nostre regole sulla concorrenza, nei nostri  valori di non discriminazione, apertura e collaborazione, indipendentemente dalle mire di terze parti di creare divisioni e farci dimenticare chi siamo. Solo difendendo tali valori avremo veramente in mano la sovranità e riusciremo a proteggere i nostri cittadini nell’era digitale”.

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