IL CASO

5G, va deserta una delle due gare: aree bianche a secco

Finanziamenti pubblici per il 90% dei costi ma le telco non rispondono all’appello di Colao: il 10% di spese, a carico a fronte di un Roi pari a zero, considerato incompatibile con la sostenibilità economica. Il ministro pensa a un piano B

12 Mag 2022

Mila Fiordalisi

Direttore

“Nonostante il Governo abbia fatto il massimo sforzo possibile per coprire il digital divide nelle aree più remote, non hanno invece ricevuto offerte i 6 lotti relativi alla densificazione delle aree 5G a fallimento di mercato per le quali erano previsti finanziamenti pubblici pari al 90% dell’investimento, autorizzati con la più alta percentuale di sussidio pubblico mai concesso dalla Commissione Europea per il settore delle reti mobili”: ad annunciarlo è il ministro per la Transizione digitale Vittorio Colao nel fare il punto sull’andamento delle gare per la connettività fissa e mobile previste nell’ambito del piano Strategia Italia Digitale 2026.

Non è bastata dunque la proroga di oltre 10 giorni – dal 27 aprile al 9 maggio – per i due bandi di gara dedicati alle reti di quinta generazione a convincere del tutto le telco: se al bando da 949 milioni per la rilegatura in fibra ottica più di 10.000 siti radiomobili esistenti sono state presentate offerte per tutti e 6 i lotti (l’assegnazione ai vincitori è prevista entro il 30 giugno), a quello del valore di oltre 974 milioni dedicato alla realizzazione di nuovi siti radiomobili 5G in più di 2000 aree a fallimento di mercato non si è invece presentato nessuno. E c’era da aspettarselo: il 10% di costi a carico degli operatori – a cui si aggiungono i tempi stretti legati alla roadmap del Pnrr e quelli da rispettare per la realizzazione delle reti prevista dalla gara per l’assegnazione delle frequenze – è stato considerato non idoneo tenendo conto che si tratta di aree a totale fallimento di mercato ossia a Roi (ritorno di investimento) pari a zero.

Per l’ammontare relativo a questa componente di gara, nelle prossime settimane si valuteranno diverse possibilità di impiego e i relativi tempi”, ha annunciato il ministro che comunque si dice soddisfatto dell’andamento complessivo delle gare per la Banda ultralarga. “Vogliamo ringraziare gli operatori e la stazione appaltante Infratel per il grande sforzo di questi mesi. Al momento abbiamo ricevuto offerte per 37 lotti mentre per un lotto ulteriore è ancora in corso la gara”.

Riguardo al bando Italia a 1 giga sono state presentate offerte per 14 lotti su 15 (il lotto per le province autonome di Trento e Bolzano è quello ancora in fase di gara): Tim e Open Fiber le due aziende che hanno presentato offerte. I due bandi sui piani Scuola e Sanità hanno visto la partecipazione degli operatori su tutti i lotti (16 complessivi). Infine, è stato assegnato il bando Isole minori al secondo tentativo, ossia dopo che la prima gara era andata deserta: il bando da 45 milioni è stato aggiudicato all’unica offerente, Elettra Tlc (progettazione a cura di Eds Infrastrutture).

L’Uncem in allarme: “Serve un intervento immediato”

“Non possiamo accettare che vengano tagliati fuori i nostri territori. Uncem chiede al Ministro Colao un immediato intervento per evitare che questo mancato impegno degli operatori si traduca in nuovi divari”: questo l‘appello del presidente dell’associazione, che rappresenta le comunità montane, Marco Bussone. “Dopo il caos che i Comuni continuano a vivere sul Piano Banda ultralarga in corso, drammaticamente inefficace per colmare i divide e in un ritardo assurdo, ora non possiamo subire conseguenze negative rispetto al 5G e alle reti mobili. Il Ministero dell’Innovazione, il Mise e Palazzo Chigi trovino una soluzione per dare a tutto il territorio le adeguate soluzioni tecnologiche infrastrutturali, compresi 5G e 6G. Siamo già in ritardo. Eccessivo ritardo, a danno dei Comuni e delle comunità che risiedono nei territori montani, rurali, interni d’Italia. Non è questo il Pnrr che vogliamo e che possiamo permetterci”.

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La presidente della Commissione Tlc, Paita: “Grave ostacolo all’attuazione del Pnrr”

“L’esito della gara per le antenne 5G nelle aree bianche è per noi esito di notevole preoccupazione”. Lo dichiara Raffaella Paita, presidente della Commissione Trasporti della Camera. “L’insuccesso rischia di rappresentare un grave ostacolo sia rispetto all’attuazione del Pnrr che rispetto al raggiungimento dell’obiettivo di colmare il divario infrastrutturale tra le varie aree del Paese. Chiediamo per questo al ministro per l’Innovazione tecnologica Colao di aiutarci a capire i motivi delle difficoltà riscontrate nelle gare, anche al fine di individuare delle possibili soluzioni”.

Liuzzi, 5Stelle: “Inadeguatezza del piano del Governo”

“La transizione digitale è uno dei pilastri del Pnrr eppure, per i sei lotti previsti, è andata deserta la gara per la densificazione del 5G nelle aree bianche del Paese. Il bando, che mette a disposizione quasi un miliardo di euro, non è stato considerato attrattivo dagli operatori”, è quanto afferma in una nota la deputata del MoVimento 5 Stelle in commissione Trasporti e telecomunicazioni Mirella Liuzzi. “Un fallimento spiegabile con l’inadeguatezza del piano presentato dal Governo nonostante coprisse il 90% dell’investimento con risorse pubbliche. Ci chiediamo, a questo punto, cosa intenda fare il ministro della Transizione digitale Vittorio Colao per rendere davvero competitivo il rafforzamento delle reti mobili nonostante la Commissione europea avesse autorizzato il più alto investimento mai avuto per il settore. E’ per questo che, in commissione, presenteremo una interrogazione per chiedere quale misure intende adottare il Governo per rendere il nostro Paese realmente competitivo e all’altezza delle sfide che ci attendono e soprattutto come intende riutilizzare le preziose risorse della gara 5G”.

Miceli, Cgil: “Inaccettabile, il Governo deve connettere tutto il Paese”

È inaccettabile: il Governo trovi una modalità per connettere tutto il Paese”, commenta il segretario confederale della Cgil Emilio Miceli. “Questo a poche settimane dalla proroga subita dai bandi di gara per le reti 5G e dopo il rinvio dei termini per quelle legate ai piani Sanità e Scuola connessa, avvenuto per ben due volte. La sensazione, lo abbiamo già ribadito, è che ciò sia dovuto al fatto che si è scelto di trattare la rete di telecomunicazione, struttura portante dell’intero impianto contenuto nelle missioni del Pnrr, come fosse un’opera pubblica ‘inerte’, ignorando il fatto che per connettere il Paese, da nord a sud, dalle aree interne alle isole, non è sufficiente posare i cavi per poi metterli a disposizione del mercato”. Per Miceli “il risultato è ancora una volta evidente: nonostante nel caso del 5G il contributo pubblico arrivi addirittura al 90% (per un valore massimo di 974 milioni di euro), gli operatori di tlc hanno abbandonato l’idea di partecipare e deciso di non impegnarsi per coprire zone del paese periferiche, da cui sarebbe difficile ottenere ricavi e profitti. A quanto sembra il Governo intende dirottare le risorse verso altri progetti. È inaccettabile trattare il tema dell’intera copertura del Paese come una possibilità e non come un dovere. Il Governo trovi strumenti e modalità per dotare tutta Italia di una copertura 5G. Troppo facile occuparsi solo delle zone a ‘successo di mercato”.

5G e Golden Power: scattano le notifiche retroattive

È stata estesa anche ai contratti già autorizzati l’applicazione del nuovo Golden Power: è quanto prevede l’emendamento a prima firma Michele Boccardi (FI) in merito alla presentazione del piano annuale da parte delle imprese che intendano acquisire beni o servizi nel campo delle reti di telecomunicazione elettronica a banda larga con tecnologia 5G nell’ambito delle misure sul golden power. Nell’emendamento all’articolo 28 del Dl taglia-prezzi approvato dalle commissioni Finanze e Industria del Senato, si prevede che il piano annuale includa l’informativa completa sui contratti o sugli accordi relativi ai servizi di comunicazione elettronica a banda larga basati sulla tecnologia 5G già autorizzati, in relazione ai quali resta ferma l’efficacia dei provvedimenti autorizzativi già adottati. Con due emendamenti analoghi di Boccardi (FI) e Steni Di Piazza (M5S), si toglie la previsione che la descrizione dei beni, servizi e componenti ad alta intensita’ tecnologica funzionali alle attivita’ da inserire nel piano sia “dettagliata” e “comprensiva delle specifiche tecniche”.

5G azzoppato? La denuncia dell’Aiip

Non garantire a livello nazionale lo spettro della parte alta dei 6 Ghz (6.425-7.125GHz) significa che il 5G non ha una killer application né tantomeno un piano di rollout credibile”: è quanto denuncia l’Associazione Italiana Internet Provider (Aiip) rispetto alla improbabilità di vedere dispiegata la tecnologia 5GmmW non solo a livello nazionale ma anche nelle principali città italiane. Secondo Aiip “l’unico fine degli operatori mobili consiste nell’impedire che la rete fissa possa fare loro concorrenza, consentendo velocità ben più alte delle reti future 5G millimeter-wave”.

Solo pochi mesi fa il Presidente di Aiip, Giovanni Zorzoni aveva trattato il tema del vero 5G definendolo con l’appellativo di “chimera” con riferimento in particolare a quello millimeter-wave (vale a dire con onde radio comprese tra 30 e 300 GHz), essendo il resto “un semplice revamp dello standard 4G”. A distanza di poche settimane, “nell’attuale contesto economico in cui alle precedenti decisioni rispetto alla messa al bando della tecnologia ready-to-use cinese a basso costo, si aggiungono le conseguenze nefaste sulla supply-chain mondiale (mai del tutto ripresasi dal duro colpo inferto da due anni e mezzo di pandemia) e l’enorme costo dell’energia (grande tallone d’Achille del vero 5G)”. “Emerge quindi con crescente evidenza la validità delle tesi di Aiip rispetto appunto alla improbabilità di vedere dispiegata la tecnologia 5GmmW non solo a livello nazionale ma anche nelle principali città italiane”.

Nel frattempo – rileva ancora Aiip -, nonostante centinaia di Mhz rimangano totalmente inutilizzati, “gli operatori mobili insistono nell’ottenere lo spettro alto delle 6 Ghz ancora una volta per il 5G (non mmW) e chiedono altresì di ritardare i ratei dei pagamenti delle frequenze millimeter-wave. Tutto ciò a scapito della collettività, costretta a subire una doppia beffa: da un lato il mancato incasso e dall’altro la rinuncia alla tecnologia WiFi 6E e WiFi 7, le uniche che permetterebbero di usufruire della fibra ottica ripetuta via radio (appunto, il WiFi) in case, aziende e pubblici spazi (come biblioteche, centri culturali, spazi verdi all’aperto), raggiungendo velocità fino a 33 Gbit/s”.

L’Aiip continua a insistere sull’importanza di dedicare lo spettro alto dei 6 Ghz per il WiFi di nuova generazione: “Una pletora di produttori sta producendo chip a basso costo per questa tecnologia che, oltre ad essere più democratica, è vitale per l’evoluzione oltre i 10 Gbit/s delle reti wireless senza licenza: farne a meno significherebbe di fatto azzoppare le prestazioni delle reti in fibra ottica di nuova generazione. Se il 5G ha il fiato corto, non si può per questo uccidere nella culla il WiFi 7”.

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