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Caso Huawei, l’Europa si spacca. Tajani: “Cinesi fuori dal 5G”, ma Merkel e Macron dicono no

All’indomani del ban Usa il presidente dell’Europarlamento punta il dito contro la “colonizzazione” asiatica. Ma Francia e Germania non intendono porre divieti. L’Italia al momento resta in silenzio

17 Mag 2019

Mila Fiordalisi

Direttore

L’Europa non ha una posizione comune in merito al coinvolgimento delle aziende cinesi nella partita 5G. All’indomani della decisione degli Usa di inserire Huawei- e 70 affiliate – nella cosiddetta Entity List, che di fatto rappresenta l’esclusione dei cinesi dalle commesse 5G, il presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani ha detto a chiare lettere che l’Europa non deve cedere alla “colonizzazione” cinese.

“Non dobbiamo dare il 5G in mano ai cinesi perché c’è già un’offensiva pericolosissima da parte della Cina per invadere il nostro mercato, per occupare spazi così come hanno fatto in Grecia e in Portogallo”, ha detto Tajani evidenziando che la questione cinese ha una portata ben più ampia. “E’ un errore clamoroso vendere il porto di Trieste, è un errore clamoroso vendere il porto di Savona ed è un errore clamoroso vendere il porto di Palermo ai cinesi. Noi dobbiamo vendere prodotti non premi immobili, dobbiamo impedire che ci siano insediamenti in punti nevralgici del nostro Paese da parte dei cinesi che faranno il loro interesse e tenteranno una nuova colonizzazione economica di una parte d’Italia e di una parte di Europa”.

Già a fine marzo nel suo intervento davanti a leader europei riuniti a Bruxelles il presidente dell’Europarlamento aveva esortato il nostro Paese a tenere alta l’attenzione sulla questione dicendosi preoccupato sul memorandum d’intesa Italia-Cina. “Lo sviluppo della rete e degli standard 5G è fondamentale per la nostra sicurezza e per il progresso delle applicazioni digitali. Chi progetta e costruisce queste infrastrutture, ottiene potenzialmente il controllo su moltissime funzioni, non solo di natura commerciale. Prima di affidarsi a tecnologie e aziende cinesi, sono necessarie analisi e controlli”, aveva detto Tajani ricordando il Parlamento ha votato a larga maggioranza una risoluzione “che esprime grande preoccupazione sulla possibilità che lo sviluppo del 5G sia affidato ad aziende cinesi”.

La posizione di Tajani non è condivisa però dai principali leader europei: la cancelliera tedesca Angela Merkel non intende seguire il divieto del governo statunitense. “La Germania già sviluppato un percorso ben strutturato per decidere sulla partecipazione alla rete 5G. Per noi i criteri sono il punto di partenza decisivo, dopo cui stabiliamo chi partecipa”. “Non è appropriato lanciare una guerra tecnologica o una guerra commerciale contro qualsiasi paese”, ha detto il presidente francese, Emmanuel Macron. “Non è il modo migliore per difendere la sicurezza nazionale e nemmeno per sviluppare il proprio ecosistema e avere un mondo di cooperazione e minori tensioni. La nostra prospettiva non è bloccare Huawei o altre società, ma preservare la nostra sicurezza nazionale e la sovranità europea”. Sulla stessa posizione anche il premier olandese Mark Rutte: “Non diremo prima ad altri Paesi o ad altre aziende ‘non valete niente’”.

Nessun commento per ora da parte del Governo italiano né da esponenti politici dell’opposizione. Le posizioni di 5Stelle e Lega non sono “convergenti” sulla questione. Alla vigilia della firma dell’accordo sulla Via della Seta il ministro Matteo Salvini aveva sollevato la questione della sicurezza delle reti 5G ma il ministro Luigi Di Maio aveva subito chiarito che il 5G non era oggetto dell’accordo ricordando le azioni già messe in campo dal Mise a tutela delle nuove reti, a partire dall’istituzione, presso l’Iscti (Istituto Superiore delle Comunicazioni e delle Tecnologie dell’Informazioni), del Centro di valutazione e certificazione nazionale (Cvnc) “per la verifica delle condizioni di sicurezza e dell’assenza di vulnerabilità di prodotti, apparati, e sistemi destinati ad essere utilizzati per il funzionamento di reti, servizi e infrastrutture strategiche, nonché di ogni altro operatore per cui sussiste un interesse nazionale”.

Nel Decreto Stabilità è stato previsto inoltre il rafforzamento in chiave 5G del Golden Power che “introduce norme volte a disciplinare ambiti specifici relativi a esercizio dei poteri speciali nei settori di rilevanza strategica”. Nei giorni scorsi Di Maio ha detto che “la nuova golden power sul 5G non deve essere e non sarà un intralcio agli investimenti a tutti gli operatori in buona fede che, per mia presunzione di innocenza, sono il 100 per cento”, facendo dunque intendere che non ci sono “pregiudizi” su Huawei e altre aziende cinesi.

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