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#5G360SUMMIT

L’Italia alla prova 5G: il 2019 anno chiave, ma bisognerà aggiustare il tiro su regole e investimenti

A Roma il 5G360Summit, l’evento di Corcom-Gruppo Digital360 organizzato per fare il punto sullo stato dell’arte delle sperimentazioni e dei progetti ma anche e soprattutto per evidenziare opportunità e criticità. A dibattito i rappresentanti delle istituzioni, delle associazioni, del mondo accademico nazionale e internazionale e dell’industry Tlc, inclusi gli operatori “emergenti”. La sfida è appena cominiciata: in ballo la leadership-Paese

13 Dic 2018

Mila Fiordalisi

Direttore

I motori sono stati accesi. E dopo le sperimentazioni del Mise (e non solo) e la gara – costata alle telco 6,5 miliardiè arrivato il tempo del roll out, quello delle reti ma anche dei servizi. Il 2019 sarà un anno importante per il mercato delle tlc italiane. Un anno in cui si metteranno le fondamenta ad un “edificio”, quello della quinta generazione mobile, che promette tanto in termini potenziali ma che ha tanto bisogno di sostegno in termini di investimenti, regole e persino cooperazione.

La partita insomma è ancora tutta da giocarsi. Gli ostacoli sul cammino non mancano ma nemmeno l’entusiasmo. Le questioni chiave sono state prese in esame in occasione del 5G-360Summit, l’evento di fine anno organizzato da Corcom- Gruppo Digital360 per fare il punto su stato dell’arte ma soprattutto su step e priorità prossime venture. A confrontarsi fra loro i rappresentanti del mondo dell’industry – telco ma anche operatori “emergenti” -, delle istituzioni, del mondo accademico e delle associazioni. Tutti concordi nel non mollare l’osso. Non ora che bisogna passare dai test alle soluzioni “reali”, a prova di cittadini e soprattutto di imprese.

Ad aprire i lavori dell’evento, facendo gli onori di casa, l’Ad di Digital360 Andrea Rangone il quale pur nell’evidenziare le difficoltà in cui versa il mercato italiano delle Tlc, provato dalla guerra dei prezzi in particolare, si dice più che fiducioso sulle opportunità che si aprono nel nostro Paese sul fronte della generazione di nuovo Pil ma anche di occupazione. A patto però che gli operatori trovino un ruolo nei servizi digitali, storicamente dominati dagli Ott. La leadership italiana però andrà ben oltre le telco, ha evidenziato il presidente della Fondazione Bordoni Antonio Sassano.

Fatte le reti bisognerà poi fare i servizi, ma a differenza delle precedenti generazioni mobili sarà il business più che il consumer a trainare crescita e sviluppo soprattutto nella fase iniziale, con le applicazioni dedicate a industria 4.0, smart city, automotive, tanto per citare i settori in cima alle classifiche delle aree a maggiore potenzialità. E la chiave vincente sarà rappresentata dalla forza di fare sistema, anzi ecosistema, con un approccio alla collaboration, l’unico – ne sono convinti praticamente tutti gli attori in campo – adatto a creare l’humus fertile per la quinta generazione mobile.

Il rispetto delle regole, anche e soprattutto quelle legate alla privacy, sarà l’altro elemento differenziante nella corsa alla leadership: ne è convinto Gerard Pogorel, professore emerito al Telecom Paris Tech.

E ci sarà da affrontare il tema elettrosmog, con le proteste che già iniziano a lievitare pur senza evidenze scientifiche sui pericoli delle antenne. Abbiamo avviato un’indagine conoscitiva con le telco”, ha sottolineto la deputata 5Stelle Mirella Liuzzi, aggiungendo che “c’è consenso diffuso tra i parlamentari sull’opportunità di rivedere i limiti attuali”.

LO SPECIALE DI CORCOM

Rangone: “Il 5G apre nuovi mercati ma occorre un cambio di rotta”

5G, Sassano: “La leadership dell’Italia non dipende solo dalle telco”

5G, sarà il B2B a fare da traino: la bussola è l’open collaboration

5G, Pogorel: “La partita la vince chi rispetta le regole”

5G, fatte le reti bisognerà fare i servizi

Frequenze, elettrosmog, burocrazia, copertura: percorso a ostacoli per il 5G italiano

5G, Liuzzi (M5S): “Sull’elettrosmog avviata indagine conoscitiva”

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