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LA CRISI

Almaviva, a rischio chiusura call center di Roma e Napoli: incontro azienda-sindacati

In ballo 1.700 posti di lavoro. Saccone (Slc): “Non è più una questione sindacale ma di piano industriale. Almaviva ci dica cosa vuole fare da grande”

05 Ott 2016

Federica Meta

+++ AGGIORNAMENTO ORE 18:00 Almaviva Contact chiude a Roma e Napoli, via 2.500 lavoratori +++

Almaviva pronta a chiudere le sedi di Napoli e Roma. Stando a quanto risulta a CorCom nel pomeriggio di oggi l’azienda annuncerà ufficialmente ai sindacati la chiusura dei due call center mettendo a rischio circa mille posti lavoro: 800 in Campania e 900 nella Capitale. Gli incontri si terranno in ogni sede della società.

“La comunicazione ufficiale ci sarà nel tardo pomeriggio di oggi – dice a CorCom Riccardo Saccone della segreterie nazionale della Slc Cgil – Se l’intenzione dell’azienda dovesse essere confermata il problema non sarebbe più sindacale ma di piano industriale di Almaviva che ci deve dire cosa vuole fare da grande. Senza contare il problema di ordine pubblico che si potrebbe venire a creare dinanzi a così ingenti tagli”.

Lo scorso maggio Almaviva e sindacati avevano raggiunto l’accordo sui 3mila esuberi, scongiurando i licenziamenti grazie a un mix di solidarietà e ammortizzatori sociali straordinari.

Un tavolo di lavoro al Mise avrebbe monitorato l’applicazione dell’intesa. Ma a fine settembre l’azienda puntava di nuovo il dito contro di sindacati accusati di aver disatteso quanto concordato a maggio.

“E’ incomprensibile il mancato rispetto da parte delle organizzazioni sindacali – si leggeva in un comunicato aziendale interno – di quanto da loro garantito come punto centrale dell’accordo, che riguarda la gestione della qualità e della produttività delle attività aziendali, e questo farebbe venir meno ogni ipotesi di prosecuzione del percorso comunemente definito al ministero dello Sviluppo economico”.

“Almaviva Contact – continua la nota – non può che evidenziare che, contrariamente alle basi dell’accordo del 31 maggio scorso, se da una parte si continua a rispettare quanto definito come impegno aziendale (anticipo contratti di solidarietà, integrazione cds, garanzia ‘bonus Renzi’, mantenimento logistica di Palermo e Napoli, non riallocazione delle commesse, etc), dall’altra si assiste ad un costante aggravio della situazione economica, finanziaria ed operativa, come conseguenza di un’ulteriore espansione del fenomeno della delocalizzazione extra Ue (solo in Albania vi sono 25.000 addetti che lavorano per il mercato italiano con un raddoppio nel corso dell’ultimo anno); un perdurante ricorso a gare sotto il costo del lavoro (a partire dalla pubblica amministrazione); un ritardo nella restituzione di quanto anticipato ai lavoratori e la mancata risoluzione di gravi criticità presenti in alcuni servizi”.

A complicare le cose l’annuncio di Almaviva di voler traferire 154 addetti del call center di Palermo a Rende (Cs). I trasferimenti, stando ai sindacati, sarebbero dei “licenziamenti mascherati”.

“I lavoratori impiegati nella commessa Enel hanno un contratto part-time, guadagnano 600 euro al mese, lavorano 4 ore, come fanno a trasferirsi a Rende? – si chiede il segretario della Cgil Palermo, Enzo Campo – La realtà è che in questo modo li utilizzano come elemento di pressione per rientrare in modo surrettizio in un appalto che Almaviva ha perso”.

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