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Gli Ott dovranno finanziare le nuove reti? Al via la consultazione Ue

Un questionario per indagare sui piani di investimento infrastrutturali delle telco e quelli delle big tech nel cloud, finalizzato a individuare gap e difficoltà, calcolare le risorse necessarie a sostenere la realizzazione dei network a banda ultralarga e l’eventuale ammontare del contributo a carico dei colossi del digitale

Pubblicato il 11 Gen 2023

Patrizia Licata

giornalista

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La consultazione pubblica dell’Ue sull’eventuale contributo degli  over the top agli investimenti nelle reti a banda ultralarga sarà lanciata la prossima settimana, secondo quanto rivelano fonti confidenziali a Reuters. La Commissione europea chiederà, sia alle big tech che alle telco europee, di fornire dettagli dei loro piani di investimento nelle reti Tlc e nelle infrastrutture cloud.

Questi dati servirebbero a dare maggiori informazioni a Bruxelles prima di un’eventuale proposta legislativa che obblighi Google, Meta, Netflix e le altre piattaforme digitali a pagare una parte dei costi delle reti.

I piani di investimento in reti e cloud

La consultazione in programma sarebbe composta da un lungo questionario e dovrebbe durare circa 12 settimane. In seguito la Commissione preparerà la bozza di legge da proporre al Parlamento europeo e agli Stati membri.

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Nel questionario ci saranno domande sui piani di investimento attuali e futuri di telco e big tech e su eventuali aree non incluse dai progetti di spesa. Altre domande riguarderanno i piani di migrazione al cloud e gli investimenti necessari per farlo, perché i regolatori europei – svelano le fonti di Reuters – vogliono allargare il dibattito oltre la spesa su cavi e antenne: anche la “nuvola” è un’infrastruttura.

Altre domande cercheranno di indagare sulle relazioni tra big tech e fornitori di servizi di rete.

La Commissione chiederà anche ai partecipanti alla consultazione di esprimere un parere sulle norme vigenti in altri Paesi – tra cui Sud Corea e Australia – per quel che riguarda il pagamento delle reti.

Per Breton vale il “fair share”

La consultazione è stata annunciata lo scorso settembre dal commissario al Mercato interno Thierry Breton. Seguirà un processo legislativo di uno o due anni, come per i precedenti testi che hanno incluso le misure normative sulle piattaforme digitali: il Dma (Digital markets act) e il Dsa (Digital services act). Far pagare l’uso della rete in banda larga ai giganti di internet “è solo l’inizio di una più ampia riflessione”, ha detto Breton.

Il commissario ha assicurato che “Tutti gli utilizzatori delle reti dovranno contribuire” – un riferimento al cosiddetto “fair share”, ovvero la possibilità che i giganti Usa facciano la loro parte nel finanziamento dell’infrastruttura europea per la banda larga.

Nell’agosto scorso alcuni rappresentanti dei governi di Italia, Francia e Spagna hanno inviato un documento alla Commissione europea chiedendo una legislazione che assicuri che le big tech dividano i costi della banda larga con le telco.

Lo scontro telco-Ott sulle reti

Le telco europee premono perché gli over the top facciano la loro parte, argomentando che gli Ott generano la maggior parte del traffico che viene trasportato, costringendo gli operatori a continui e ingenti investimenti di cui le piattaforme digitali beneficiano.

Lo scorso maggio uno studio realizzato da Axon Partners per Etno, l’associazione che rappresenta le principali telco europee, ha indicato che le grandi piattaforme digitali generano il 55% del totale del traffico dati, ma non remunerano direttamente le reti telecom nazionali mentre le telco hanno investito 500 miliardi negli ultimi 10 anni.

Secondo lo studio di Etno i costi incrementali generati direttamente dal traffico delle big tech sulle reti tlc sono di almeno 15 miliardi l’anno e propone un intervento regolatorio che affronti la questione. Una legislazione in tal senso potrebbe aumentare il Pil europeo fino a 72 miliardi e spingere l’incremento di posti di lavoro, fino a 840mila nel 2025 nonché aiutare la riduzione delle CO2 emessa dal settore del 94%, secondo l’Etno.

Sul fronte opposto gli Ott e gli attivisti dei diritti digitali sostengono che far pagare la rete alle big tech minerebbe le regole sulla net neutrality, perché le piattaforme internet finirebbero col dare preferenza a parte del traffico dati rispetto ad altre per aiutare a finanziare le reti.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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