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iPhone “sempre connessi”, Apple pronta a entrare nel business dei satelliti

La casa di Cupertino studia un sistema di trasmissione dei dati per i suoi device che può permettere di “aggirare” le reti mobili delle telco. Nell’arena dell’aerospazio sono già sono attivi Google, Amazon e Space X di Elon Musk

23 Dic 2019

Patrizia Licata

giornalista

Apple vuole entrare nel business dello spazio, proprio come Google e Amazon. L’obiettivo è studiare un sistema di trasmissione dati tra i satelliti e tutti i suoi dispositivi, dall’iPhone all’iWatch, e per questo il colosso di Cupertino ha già messo insieme un team di una dozzina di ingegneri dei settori che ruotano intorno all’aerospazio e alle comunicazioni satellitari, secondo quanto riporta Bloomberg. Il progetto è alle fasi iniziali e non è chiaro al momento se Apple abbia intenzione di costruire anche i satelliti o usare quelli di altre aziende, dedicandosi esclusivamente al sistema di comunicazione. L’interesse primario della casa degli iPhone – dicono le fonti di Bloomberg – è trasportare i dati direttamente ai suoi device, riducendo la dipendenza dagli operatori mobili. La tecnologia allo studio potrebbe permettere ad Apple di non utilizzare le comuni reti wireless e al tempo stesso migliorare funzionalità come la geolocalizzazione.

Top manager “soffiati” a Google

Per la sua iniziativa sulle comunicazioni satellitari Apple ha assunto una serie di top manager e esperti di settore tra cui due ex di Google, Michael Trela e John Fenwick, rispettivamente ex capo del satellite engineering ed ex capo delle spacecraft operations del colosso di Mountain View. Apple ha assunto anche Matt Ettus, fondatore di Ettus Research, società che vende attrezzature per il wireless networking.

Google, o meglio la capogruppo Alphabet, ha una specifica divisione chiamata Loon che costruisce palloni aerostatici per collegare a Internet aree remote o isolate. I palloni di Loon navigano seguendo le correnti nella stratosfera, a circa 13 miglia di altitudine, e si fermano in gruppi (cluster) nelle destinazioni. Loon collabora con gli operatori di rete mobile per portare connettività nelle aree non servite o colpite da disastri; i palloni di Google agiscono come una sorta di torre mobile temporanea che galleggia nell’aria. In estate il progetto ha fatto il suo debutto in Kenya collegando a Internet le aree rurali.

Amazon e SpaceX nell’arena

L’industria dell’aerospazio conta un numero nutrito di operatori che arrivano dal mondo del digitale. Amazon, con il suo Project Kuiper, sta costruendo una rete di 3.236 satelliti con l’obiettivo di portare accesso globale a Internet, anche nelle aree più remote oggi difficilmente raggiunte. Nei giorni scorsi Amazon ha annunciato che costruirà la sede centrale dell’R&D del progetto Kuiper a Redmond, Washington, non lontano dai suoi quartieri generali di Seattle.

Nell’arena c’è anche SpaceX di Elon Musk, fondatore anche dell’azienda delle auto elettriche Tesla, che sta procedendo al lancio dei suoi satelliti Starlink: un network di circa 12 mila satelliti per l’erogazione di collegamenti Internet disponibili su tutto il pianeta, con inizio dell’operatività prevista già l’anno prossimo e raggiungimento della copertura globale prevista nel 2027.

Anche Facebook ha provato a entrare direttamente nel settore delle comunicazioni satellitari; nel 2015 ha rinunciato per gli alti investimenti necessari (stimati in un miliardo di dollari) e ha optato per l’affitto del broadband tramite il satellite Amos-6 di Spacecom. Il satellite è però è andato distrutto nell’esplosione di un razzo Falcon 9 di SpaceX nel 2016. Il social media non si è dato per vinto: nel 2018 ha annunciato lo sviluppo del drone automatizzato Aquila capace di fornire connettività Internet alle aree remote.

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