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Tim, de Puyfontaine si è dimesso: trovata la quadra sulla rete unica?

Esce di scena il numero uno Vivendi: “Serve discontinuità per l’inizio di un nuovo corso”, a partire dalla nomina di un nuovo presidente della telco. Riflettori su Massimo Sarmi. “Più libertà nel dialogo col Governo”. L’azienda francese conferma investimento di lungo periodo

Pubblicato il 16 Gen 2023

Mila Fiordalisi

Direttore

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Arnaud de Puyfontaine, ceo di Vivendi – azionista principale di Tim con una quota del 23,75% – si è dimesso con effetto immediato dal Consiglio di amministrazione di Tim.

La notizia rappresenta un evidente segnale sull’evoluzione relativa al dossier rete unica e al piano di riorganizzazione di Tim nelle due newco NetCo e ServCo. E non a caso il titolo Tim in Borsa ha aperto la settimana al rialzo.

Discontinuità e più libertà nel dialogo con il Governo

Stando a quanto si apprende da fonti vicine a Vivendi, Arnaud de Puyfontaine chiede  “discontinuità nel board di Tim per iniziare un nuovo corso“. Discontinuità a partire dalla figura del presidente: Salvatore Rossi secondo i francesi andrebbe sostituito ed è su Massimo Sarmi, attuale presidente di Fibercop che sono puntati i riflettori. A proposito di Sarmi dopo le dimissioni, a novembre scorso, di un altro rappresentante di Vivendi, Frank Cadoret, Sarmi è stato nominato nel board di Tim. De Puyfontaine attraverso le dimissioni potrà “avere più libertà nel dialogo col Governo sulla rete come rappresentante del primo azionista di Tim“. Vivendi, in questo contesto, ribadisce “il suo interesse industriale per Tim, di cui vuole essere investitore di lungo termine”.

La nota di Tim

“Arnaud De Puyfontaine ha soggiunto come, in questa fase di dialogo costruttivo fra i principali azionisti di Tim e le istituzioni sotto la guida del nuovo Governo, sia fondamentale che tutte le parti siano libere di lavorare in maniera costruttiva e trasparente nell’interesse della società e di tutti i suoi azionisti – si legge in una nota di Tim a seguito delle dimissioni -. In tal senso, ritiene opportuno dedicarsi, come Chief Executive Officer di Vivendi, a ristabilire per Tim un percorso di crescita e ad assicurare che il valore reale del Gruppo e della rete, nella sua unicità, siano correttamente riconosciuti. Da ultimo il Consigliere ha confermato che Tim e l’Italia restano centrali nei piani di investimento di Vivendi”.

Gli analisti: Vivendi può presentare un piano B

Secondo Equita la decisione di de Puyfontaine di uscire da cda di Tim “potrebbe essere interpretata come un modo per Vivendi di essere libera di presentare un piano diverso da quello del board. Questo piano B potrebbe probabilmente essere lo scorporo di NetCo e ServCo, ossia la proposta che Vivendi sta sostenendo mentre Cdp e probabilmente il governo stanno spingendo in direzione di una vendita di Netco“. Equita ricorda che gli azionisti dovranno votare sulla separazione e la vendita della Netco. In questo contesto “Vivendi potrebbe presentare un piano alternativo agli azionisti e il fatto che Vivendi non sia più direttamente rappresentata in cda potrebbe ridurre il conflitto di interesse con il cda”.

Via al tavolo telco

Il 18 gennaio sono previsti sia il cda Tim sia il primo incontro dell’anno del tavolo telco istituito in seno al governo per affrontare le principali sfide che attendono il settore e avviare un percorso di nuova politica industriale. Già calendarizzato anche il secondo incontro, il 25 gennaio. Il 25 gennaio previsto anche un nuovo incontro del Governo con i principali azionisti di Tim (Cdp e Vivendi) e i rappresentanti istituzionali.

“Le riunioni, nell’ambito delle deleghe attribuite al sottosegretario Alessio Butti, avvieranno un iniziale confronto con i rispettivi rappresentanti al fine di approfondire le esigenze e le problematiche del settore, nonché definire le possibili linee di intervento e semplificazione, anche in relazione all’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza per i progetti di competenza del Dipartimento per la trasformazione digitale della presidenza del Consiglio”, si legge in una nota del Dipartimento.

La riduzione dell’Iva al 10% per sostenere la roadmap delle telco

Da parte sua il ministro per le Imprese e il made in Italy Adolfo Urso ha annunciato una serie di misure per agevolare la realizzazione delle nuove reti sostenendo il comparto delle Tlc: “Stiamo valutando con il Mef la riduzione dell’Iva dal 22 al 10% che costerebbe, secondo le stime del ministero, circa 553 milioni di euro che arriverebbero a 784 milioni se dovesse scendere al 5%. Nel quadro delle azioni volte al supporto e all’allargamento della fruibilità delle infrastrutture di rete a banda larga il Mimit sostiene una importante azione sul versante della domanda, in particolare attraverso l’erogazione dei voucher per la connettività”.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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