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IL PIANO

BT, azioni in busta paga per motivare i dipendenti

La ristrutturazione pesa sul morale. E così il ceo Philip Jensen decide di riservare a ciascun lavoratore 500 sterline in azioni l’anno

16 Mag 2019

Patrizia Licata

giornalista

British Telecom darà a ciascuno dei suoi dipendenti 500 sterline (circa 570 euro) in azioni ogni anno per aumentare l’impegno del personale sulla strategia di rilancio aziendale. È la nuova mossa del ceo Philip Jansen, da gennaio alla guida del gruppo britannico delle Tlc alle prese con un complesso piano di ristrutturazione e recupero della crescita.

BT resta il più grande operatore di telefonia del Regno Unito, con circa 100mila dipendenti e operazioni in 180 paesi; fornisce un insieme di prodotti e servizi sia per la clientela consumer che per quella aziendale. La pressione sui margini di guadagno e l’aumentata concorrenza sul mercato telecom liberalizzato e globalizzato ha determinato tuttavia uno stato di crisi, con il fatturato in calo su quasi tutte le attività, margine Ebitda che si restringe e titolo che soffre in Borsa.

Ciò ha spinto il Cda a intensificare il piano di tagli alla forza lavoro: circa 13.000 unità in meno in tre anni cui si potrebbero aggiungere nuove riduzioni (il 25% dello staff totale in cinque anni, secondo alcune indiscrezioni) tramite il massiccio ricorso all’automazione dei processi di back-office, la dismissione di alcune aree di business e una riorganizzazione dei processi manageriali e delle conseguenti responsabilità e posizioni. Già 4.000 persone hanno lasciato l’azienda e la motivazione dei dipendenti è ai minimi, hanno sottolineato i sindacati britannici.

Il ceo Jansen non torna indietro sul piano di ristrutturazione, che rappresenta un doloroso ma necessario snellimento dei costi e delle gerarchie, ma corre ai ripari sul fronte del morale. Nel presentare il piano con cui distribuirà le azioni ai dipendenti (e che costerà circa 50 milioni di sterline) ha sottolineato: “Chiedo ai nostri colleghi il loro pieno impegno a fare di BT un campione nazionale”.

Parlando ai giornalisti a Londra, Jansen ha ammesso che BT, a trent’anni dalla privatizzazione, è ancora una struttura lenta e pesante, che deve migliorare il servizio clienti e ribaltare una pessima reputation. Il ceo ha riferito che i dipendenti gli hanno detto: “Se vado in giro con gli amici non racconto  certo di lavorare per BT”.

Jansen – come riporta Bloomberg – ha detto anche che “processi e sistemi” in azienda sono “un incubo” e che i dipendenti “lavorano sodo, si impegnano, ma  su cose davvero inefficienti, per cui dobbiamo rifare i processi per renderli più snelli. E poi automatizzare e basta”.

Jansen ha preso da quest’anno il posto dellex numero uno di BT Gavin Patterson. La nomina era stata annunciata fin dallo scorso ottobre, un chiaro segnale della volontà del board di portare avanti nuove strategie e anche mettere alle spalle gli effetti sull’immagine del gruppo causati dall’inchiesta sulla sua divisione italiana per presunte irregolarità contabili (avviata nel 2017 e chiusasi a marzo di quest’anno; le indagini si erano aperte proprio dopo che l’allora ceo Patterson aveva denunciato presunte irregolarità per le attività nel nostro paese).

Gà Patterson aveva attuato un piano di ristrutturazione con un risparmio di 1,75 miliardi di euro; il nuovo piano di BT ha l’obiettivo di ridurre ulteriormente i costi di BT per svariate centinaia di milioni di euro l’anno.

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