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LA CRISI

Call center, appello dei sindacati: “Avanti su tutele, non piegarsi a pressioni lobby”

Fistel e Uilcom si rivolgono al Parlamento in vista dell’esame al ddl Appalti che introduce la clausola sociale: “Approvare le nuove norme o si rischiano 10mila posti di lavoro”. Slc: “Massima vigilanza sull’iter parlamentare”. Ugl: “Norma di civiltà”

16 Ott 2015

Federica Meta

Andare avanti sulle norme che tutelano i call center, senza piegarsi alle pressioni delle lobby. E’ l’appello che Fistel Cisl e Uilcom Uil fanno al Parlamento in vista dell’esame la prossima settimana dell’emendamento al ddl Appalti che introduce le tutele per i dipendenti dei call center nel caso di cambio di appalto. “Dopo anni di continuo confronto con aziende e Asstel auspichiamo che si riesca ad approvare la norma che tutela i dipendenti nei casi di cambio di appalto”, afferma Salvo Ugliarolo, segretario generale della Uilcom Uil, che denuncia come in questi giorni “le lobby stiano cercando di boicottare l’emendamento” in questione.

“Lanciamo un appello affinché tutte le forze politiche parlamentari votino compatte l’emendamento sulla continuità occupazionale nei call center -aggiunge Giorgio Serao, della segreteria nazionale Fistel Cisl – Da troppi anni i lavoratori, il sindacato e le aziende di outsourcing sono impegnate in una battaglia per garantire serenita’ e dignita’ a migliaia di persone sulle quali pende la spada di Damocle del licenziamento per gare al massimo ribasso e cambi di appalto. Il Parlamento, attraverso il voto, riscatti una generazione di lavoratori troppo spesso lasciati ai margini della societa’ e senza diritti. Il settore dei call center dà lavoro a 80mila persone, 10mila di queste a rischio di perdere il lavoro”.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche l’Ugl Tlc. “La classe politica deve dare una risposta per tutelare l’occupazione nei call center e questa risposta può arrivare in queste ore con l’emendamento 7bis che garantisce la continuità occupazionale dei dipendenti di call center in caso di cambio d’appalto come peraltro previsto da una direttiva dell’Unione Europea – sottolinea il segretario generale Stefano Conti – Ovviamente, come era prevedibile le varie lobbies si sono subito mobilitate per eliminare questo intervento normativo che sarebbe una novità importante auspicata e sostenuta in questi anni dal sindacato”.

“La clausola di salvaguardia – conclude Conti – deve rappresentare un primo punto per garantire ai lavoratori il giusto mantenimento occupazionale, ma occorre anche regolare in fretta la jungla dei call center iniziando ad accantonare l’impianto delle gare al massimo ribasso. E’ decisamente una questione di civiltà”.

In campo è scesa anche la Cgil. Nei giorni scorsi una delegazione della Slc, guidata dal Segretario Generale Massimo Cestaro, è stata ricevuta da Carlo Leoni, Consigliere della Presidente della Camera Laura Boldrini.

La delegazione ha sottolineato l’importanza della votazione prevista oggi alla Camera della clausola sociale negli appalti dei call center, in favore della quale sono state già raggiunte quasi 15000 firme con una petizione su change.org.

La Slc ha palesato la propria preoccupazione per gli attacchi che le grandi aziende committenti stanno scagliando contro la norma, usando ogni mezzo di persuasione nei confronti di parlamentari e membri del Governo. Cestaro ha chiesto di avvisare la Presidente Boldrini per attivare la massima vigilanza sulla trasparenza dell’iter parlamentare, tenuto conto che a questo punto del percorso la norma può essere modificata solo dal Governo, che si assumerebbe la conseguente responsabilità di fronte agli 80.000 lavoratori del settore.

Il disegno di legge delega sugli appalti pubblici licenziato dalla commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici introduce la clausola sociale anche per i call center in outsourcing: se cambia l’azienda erogatrice del servizio, i lavoratori mantengono il posto di lavoro.

Nell’emendamento approvato viene per la prima volta dichiarato il principio che “in caso di successione di imprese nel contratto di appalto con il medesimo committente e per la medesima attività di call center, il rapporto di lavoro continua con l’appaltatore subentrante, salvaguardando i trattamenti economici e normativi previsti”; inoltre viene dato mandato al ministero del Lavoro di definire i criteri generali di attuazione, in assenza di disciplina collettiva, mentre ci sarà l’obbligo delle stazioni appaltanti sia pubbliche che private di dare comunicazione della stipula di nuovi contratti ai sindacati. Le nuove norme sono ora all’esame dell’Aula di Montecitorio che voterà il testo martedì 20 ottobre.

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