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Call center, Costamagna: “Contro la crisi mettere in campo una politica industriale seria”

Il presidente di Assocontact lancia l’allarme: “Non possiamo più aspettare, serve agire adesso”. Stop gare al massimo ribasso e nuove regole fiscali le leve per rilanciare il settore

22 Lug 2014

Federica Meta

Affrontare la crisi dei call center con strumenti di politica industriale. E’ l’appello del presidente di Assocontact Umberto Costamagna in vista del prossimo incontro al Mise, previsto per la fine di luglio.

Nell’appello Costamagna precisa che le imprese non cercano aiutini o un’assistenza statale “che appiattisca il mercato e limiti la competitività”, aggiugendo che “bisogna affrontare con coraggio e attenzione affrontare i temi di politica industriale che da tempo indichiamo come essenziali per la sopravvivenza e lo sviluppo del nostro settore”.

Secondo Assocontact è dunque necessaria “una diversa politica degli incentivi agli investimenti che eviti di drogare il mercato” nonché l’eliminazione “degli appalti e delle gare al massimo ribasso che non rispettano il costo del lavoro”, precisa Costamagna.

Fondamentale anche trovare un nuovo equilibrio dei dei rapporti fra domanda e offerta, in particolare con la committenza pubblica. In un contesto così delineato la soluzione delle crisi aziendali deve essere affrontata in una logica globale che limiti interventi specifici ad hoc che potrebbero causare ulteriori discriminazioni e squilibri fra le imprese, soprattutto nelle situazioni di perdita di commesse. Infine – ma non meno importante – è necessaria “una politica fiscale che consideri la specificità di un settore labour intensive e con un costo del personale intorno all’80 per cento dei suoi ricavi”.

“Chiediamo che tutte le convergenze fino a oggi dichiarate a parole si concretizzino velocemente in un confronto aperto per dare finalmente al settore dei call center una politica industriale che consenta alle imprese di sopravvivere e ai lavoratori di mantenere il posto di lavoro, in un contesto di libero mercato e di competitività basata sulla qualità – dice Costamagna – Solo così possiamo pensare anche che, una volta bloccata l’attuale situazione di crisi, dalle nostre imprese possano ripartire anche segnali di sviluppo e di nuova occupazione”.

“Le nostre imprese sono aziende serie che da anni sono alle prese con una politica di prezzi sempre al ribasso, con l’incidenza della tassazione Irap assolutamente spropositata per un settore il cui costo del lavoro raggiunge l’80 per cento del fatturato, con gare d’appalto che non tengono conto dei costi del lavoro e che per questi motivi produce una marginalità media di settore che non consente lo sviluppo e mette in serio pericolo la sopravvivenza stessa delle aziende e dei relativi 80.000 posti di lavoro – sottolinea – In questi ultimi mesi, mentre da un lato si moltiplicavano e continuano ad aprirsi numerosi focolai di crisi in decine di imprese, dall’altro abbiamo registrato positivamente una condivisione della gravità del momento da parte di tutti gli “attori sociali”: oltre alle imprese, le organizzazioni sindacali, i Ministeri dello Sviluppo Economico e del Lavoro, la commissione Lavoro della Camera, singoli parlamentari”.

Il percorso dunque è stato tracciato ma non basta. ” Ora è però il momento delle decisioni e della concretezza. Non possiamo più accettare inerti questa situazione mentre il futuro di imprese e lavoratori continua drammaticamente a farsi sempre più incerto”.

Tra le aziende in crisi c’è anche Infocontact a Lamezia Terme. Proprio oggi il Mise ha annunciato che giovedì prossimo, 24 luglio, procederà alla nomina del commissario, che potrebbero essere comunque pià d’uno, della società. A comunicarlo, ad una delegazione di lavoratori dell’azienda che ha incontrato nel corso del sit-in inscenato davanti a palazzo di giustizia su iniziativa dei sindacati Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom-Uil e Ugl Telecomunicazioni, e che lo hanno riferito in un comunicato, e’ stato il presidente del Tribunale di Lamezia Terme, Bruno Brattoli, il quale ha anche illustrato ai manifestanti la procedura di insolvenza che e’ in corso.

“I rappresentanti sindacali – si afferma ancora nella nota – hanno ringraziato il presidente Brattoli per la sensibilita’ e la vicinanza mostrata verso i lavoratori e le loro famiglie. Brattoli ha voluto sottolineare e garantire che, nelle prerogative previste dal ruolo ricoperto, dara’ piena disponibilità ai rappresentanti dei lavoratori nel proseguo della procedura e della vertenza. Il presidente ha comunque sottolineato che il suo ruolo di garante non potrà e non dovrà prevaricare il lavoro del Commissario straordinario, ma che per quanto di sua competenza fara’ il possibile per evitare un ulteriore dramma sociale per questo territorio. Entro qualche giorno ci sarà, pertanto, un nuovo interlocutore che sicuramente garantira’ la discontinuita’ con una gestione scellerata della proprietà, e con il quale puntare a discutere e confrontarsi sulle due strade principali indicate dal sindacato di categoria per una risoluzione positiva della vertenza”.

L’urgenza di nominare un commissario straordinario sta nel fatto che è necessario individuare una figura in grado di rappresentare l’azienda ad un tavolo ministeriale e “che sia capace – ricordano i sindacati – di interloquire con i potenziali acquirenti, al fine di rimettere l’azienda in carreggiata per affrontare le sfide, che ci sono e sono tante”. Quattro, infatti, sarebbero le società che hanno avanzato le offerte di fitto di ramo d’azienda: Call&Call, System House, Comdata ed Ecare. In particolare la Call&Call avrebbe avanzato una richiesta d’acquisto che rileverebbe la totalità dei lavoratori di Lamezia, mentre la System House si estenderebbe anche a Rende.

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