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Call center, Costamagna: “Scongiurata la perdita di 80mila posti di lavoro”

Il presidente di Assocontact: “Jobs Act, bene la decisione di mantenere i co.co.pro per gli addetti outbound, ma bisogna fare di più: stop a incentivi che drogano il mercato. Varare norme certe sul fine appalto e contro le delocalizzazioni”

16 Mar 2015

Federica Meta

“Salutiamo positivamente la decisione del governo di mantenere i co.co.pro per i lavoratori dei call center che svolgono attività outbound, ma non basta: la crisi del settore va affrontata con una politica industriale seria”. Lo dice a CorCom Umberto Costamagna, presidente di Assocontact.

La decisione del governo di non eliminare i contratti a progetto nei call center risponde, in qualche modo, all’appello che la vostra associazione ha fatto qualche settimana prima del varo dei decreti delegati. Siete soddisfatti?

In realtà quell’appello non era una richiesta di aiuto, ma più che altro il lancio di un “warning” al governo perché si riflettesse sull’impatto che l’eliminazione tout court dei co.co.pro avrebbe avuto nel comparto. Si sarebbero rischiati 80mila posti di lavoro.

Il contratto a tutele crescenti previsto dalle nuove norme non avrebbe tutelato adeguatamente occupazione e redditività delle imprese?

No e non certo per motivi ideologici, bensì meramente pratici. Le nostre imprese si occupano dei servizi di vendita telefonica, ricerche di mercato recupero crediti; tutte attività che necessitano di contratti atipici a motivo del modello di business che è legato a commesse di breve durata e remunerate a fronte di risultati ottenuti. Inoltre le attività realizzate dalle imprese con l’utilizzo di contratti di lavoro atipici sono regolate da un importante accordo sindacale nazionale sottoscritto nell’agosto 2013 in ottemperanza delle indicazioni di legge emanate dall’allora ministro del Lavoro Fornero. In questo contesto il mantenimento dei co.co.pro ci dà la possibilità di guardare avanti con più ottimismo e scongiurare il pericolo delocalizzazioni.

Bastano i co.co.pro ad evitare le delocalizzazione che sono lo specchio più nitido della crisi che morde i call center?

Ovviamente no. Come Assocontact chiediamo da anni che la crisi si affronti con strumenti di politica industriale.

Da dove cominciare?

Crediamo che sia necessaria una diversa politica degli incentivi agli investimenti che eviti di drogare il mercato, così come è accaduto finora, nonché regole sostenibili per il fine appalto e per evitare le gare la massimo ribasso. Ma mi pare che finora su questo fronte sia fatto ancora poco.

Intanto il governo ha istituito un tavolo tecnico sulla crisi del call center…

Potrebbe essere un buono strumento per proseguire sulla strada delle riforma. Peccato che sia stato convocato solo due volte. Auspichiamo che la prossima riunione sia prevista in tempi brevi.

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