Call center, è scontro aperto Teleperformance-Cgil - CorCom

LA CRISI

Call center, è scontro aperto Teleperformance-Cgil

Per la Slc senza l’approvazione della clausola sociale i dipendenti a rischio sarebbero quasi 3mila nella sola sede di Taranto. Ma l’azienda non ci sta: “Anche noi a favore della norma che tutela l’occupazione”. E precisa: “Anche in caso di ricorso alla solidarietà, nessun rischio esuberi”. Slitta a martedì 20 ottobre il voto alla Camera sul provvedimento

15 Ott 2015

F.Me

E’ scontro Teleperformance-Cgil sui call center di Taranto. “Non è pensabile che come per Teleperformance si continui a chiedere sacrifici esclusivamente ai lavoratori. Il Governo traduca in fatti gli impegni presi o si assume di gestire 3.000 esuberi solo a Taranto Il Governo non sia complice dei padroni e approvi senza modifiche l’emendamento sulla clausola sociale dei call center”. E’ l’invito che lancia da Taranto l’Slc Cgil per contrastare i tentativi, attribuiti alle aziende dei call center, di ridimensionare l’impatto della clausola sociale – la Camera dovrebbe votare il prossimo martedì la norma, inserita nel ddl appalti pubblici, che salvaguarda l’occupazione in caso di cambio di appalto -. L’appello del sindacato parte da Taranto in quanto nella città pugliese, con Teleperformance, opera uno dei call center piu’ grandi d’Italia. Per l’Slc Cgil, “il Governo non deve schierarsi accanto a chi vuole continuare a schiavizzare donne e uomini. L’Slc Cgil – si afferma -, qualora venisse modificata o svuotata la garanzia sulla clausola sociale, è decisa a ritirare la firma dall’accordo raggiunto sulla vertenza Teleperformance. E’ fondamentale oggi più che mai mantenere una linea coerente con gli impegni assunti e non dare spazio a una lobby”.

Per il sindacato dei lavoratori dei call center, “la decisione di rimandare a martedi’ prossimo la votazione dell’emendamento sulla clausola sociale è segno che gruppi di potere stanno premendo perché non vengano garantiti i diritti dei lavoratori per continuare a garantire denaro nelle tasche dei padroni. E’ ignobile – rileva l’Slc Cgil – ma noi, come abbiamo fatto finora, non intendiamo abbassare la testa”.

Ma in difesa della clausola sociale per i lavoratori dei call center si schiera anche la stessa multinazionale Teleperformance, aderente ad Assocontact. “Apprendiamo con stupore – dice Teleperformance in una nota – le dichiarazioni dei responsabili della Slc-Cgil che ipotizzano 3.000 potenziali esuberi presso la sede della nostra società di Taranto, dove sono peraltro presenti circa 1.600 dipendenti”. Per Teleperformance, “tali affermazioni sono prive di ogni fondamento non solo in quanto auspichiamo che la norma proposta sulla clausola di salvaguardia sociale verrà salvagurdata ed approvata nella sua originale formulazione, come anche sostenuto dall’associazione nazionale delle imprese di servizi di contact center, l’Assocontact, ma anche a fronte della valutazione da parte della nostra società di una possibile uscita anticipata dalla strumento difensivo della solidarietà: nessun rischio esuberi”.

Teleperformance si schiera quindi a favore della clausola sociale e dice che “l’interesse da parte del Governo e del Parlamento circa la regolamentazione del settore dei contact center, necessario per la salvaguardia delle imprese del comparto e dei tanti lavoratori che esse rappresentano, va sostenuto con impegno e senso di responsabilità, evitando toni allarmistici che possono solo generare confusione ed inutili preoccupazioni”.

Il disegno di legge delega sugli appalti pubblici licenziato dalla commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici introduce la clausola sociale anche per i call center in outsourcing: se cambia l’azienda erogatrice del servizio, i lavoratori mantengono il posto di lavoro.

Nell’emendamento approvato viene per la prima volta dichiarato il principio che “in caso di successione di imprese nel contratto di appalto con il medesimo committente e per la medesima attività di call center, il rapporto di lavoro continua con l’appaltatore subentrante, salvaguardando i trattamenti economici e normativi previsti”; inoltre viene dato mandato al ministero del Lavoro di definire i criteri generali di attuazione, in assenza di disciplina collettiva, mentre ci sarà l’obbligo delle stazioni appaltanti sia pubbliche che private di dare comunicazione della stipula di nuovi contratti ai sindacati. Le nuove norme sono ora all’esame dell’Aula di Montecitorio.

Secondo i sindacati di categoria – Slc, Fistel e Uilcom, si tratta di una norma che frena finalmente la percarietà e mette in sicurezza l’occupazione nel settore. Divisa, invece, Confindustria. Se per il presidente di Assocontact, Roberto Boggio, le norme rappresentano un inizio positivo per dare stabilità al settore, Dina Ravera, numero uno di Asstel, è convinta che in questo modo si frenano investimenti e innovazione.

Ieri mattina una delegazione della Slc, guidata dal Segretario Generale Massimo Cestaro, è stata ricevuta da Carlo Leoni, Consigliere della Presidente della Camera Laura Boldrini.

La delegazione ha sottolineato l’importanza della votazione prevista oggi alla Camera della clausola sociale negli appalti dei call center, in favore della quale sono state già raggiunte quasi 15000 firme con una petizione su change.org.