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IL TAVOLO

Call center, i sindacati: “Riscrivere le leggi per uscire dalla crisi”

Oggi il primo incontro al Mise per discutere della crisi del settore: focus su gare al massimo ribasso e delocalizzazioni. “Stop alla giungla nei rapporti di lavoro e nelle cessioni di ramo d’azienda”. Sul piatto anche la creazione di un osservatorio nazionale. Il 4 giugno manifestazione nazionale dei lavoratori

27 Mag 2014

Federica Meta

Servono interventi regolatori, soprattutto per evitare la giungla nei rapporti di lavoro e la concorrenza fiscale tra regioni. Sono queste le richieste emerse oggi al primo incontro del tavolo aperto dal Mise sulla crisi dei call center.

Il confronto – presieduto dal vice ministro Claudio De Vincenti alla presenza anche di alti dirigenti del Mise e del Ministero del Lavoro – ha visto la partecipazione delle associazioni Assocontact, Federutility e Asstel e delle segreterie nazionali dei sindacati di categoria Cgil, Cisl, Uil e Ugl.

Nel mirino ci sono, in modo particolare, le gare al massimo ribasso, responsabili delle conseguenti delocalizzazioni aziendali e quindi della contrattualizzazione selvaggia. La richiesta corale che viene dai call center è che sia riscritta la normativa sui cambi di appalto, applicando l’articolo 2112 del codice civile, quello che disciplina la cessione dei rami d’azienda.

L’esecutivo ha lanciato la proposta, che è stata ben accolta da tutti i presenti, di un osservatorio nazionale.

“Abbiamo chiesto al governo di produrre semplici modifiche legislative in grado di migliorare l’occupazione facendo risparmiare la spesa dello stato in ammortizzatori sociali e incentivi all’occupazione”, spiega Michele Azzola, segretario nazionale della Slc Cgil.

Nel dettaglio gli interventi proposti dalla Slc perseguono tre obiettivi: migliorare le condizioni di chi lavora nei call center garantendo continuità occupazionale; strutturare e consolidare il settore in modo che le aziende riprendano a competere sulla qualità, sull’efficienza e sull’innovazione in modo tale da premiare la meritocrazia e non, come avviene oggi, la spregiudicatezza delle imprese; ridurre il contenzioso giudiziario che rappresenta un vero e proprio freno agli investimenti nel nostro Paese.

“Non si tratta quindi – continua Azzola – di avanzare richieste fantasiose, ma di allineare l’Italia a quanto già fatto dagli altri Paesi europei che hanno recepito puntualmente i contenuti della direttiva 2001/23/CE a tutela dei lavoratori.”

“Il prossimo appuntamento è lo sciopero con la grande manifestazione nazionale dei dipendenti dei call center che si svolgerà a Roma il prossimo 4 giugno proprio per sostenere le richieste predisposte dalle organizzazioni sindacali – Il sindacato guarda inoltre con molta attenzione alla indagine conoscitiva sul settore dei call center promossa dalla commissione lavoro della Camera, luogo in cui tutta la politica dovrà provare a dare risposte alle migliaia di giovani lavoratrici e lavoratori oggi impiegati in uno dei pochi settori che hanno offerto opportunità occupazionali soprattutto nelle aree del Mezzogiorno.”

“Il tempo, per dirla con il Presidente del Consiglio, non è una variabile indipendente e la velocità con cui Governo e Politica riusciranno a dare risposte sono un elemento fondamentale per ridare speranza a lavoratori convinti di essere stati abbandonati da tutti. Il tutto senza chiedere ulteriori risorse pubbliche ma proponendo un modello in grado di far risparmiare le casse dello Stato.”

Fistel Cisl ha apprezzato la presenza al tavolo del vice ministro De Vincenti “che ha dimostrato conoscenza e disponibilità ad analizzare e risolvere le criticità del settore”, dice il segretario nazionale della Fistel, Giorgio Serao.

Abbiamo posto al centro la questione delle delocalizzazioni, le gare al massimo ribasso senza tener conto dei minimi contrattuali dei lavoratori, la riduzione Irap e abbiamo condiviso con le altre organizzazioni sindacali la necessità di estendere il 2112 alle commesse che cambiano appaltatore garantendo così diritti e salario – prosegue Serao – Abbiamo chiesto al ministero del lavoro di attivare l’ufficio ispettivo e di verificare la corretta applicazione del 24 bis legge Fornero sul rispetto della privacy, della comunicazione al ministero delle delocalizzazioni e dell avviso all utente se risponde un call center estero”.

Per Salvo Ugliarolo, segretario nazionale della Uilcom, l’incontro di oggi è stato un “momento importante per il settore”.

“Dopo la circolare Damiano con la quale sono state regolarizzate migliaia di posizioni lavorative, soprattutto al Sud – ricorda il sindacalista – la politica ha praticamente abbandonato a sé stesso il settore. Con il summit il governo ha, invece, dato segno di grande interesse”. La Uilcom ha acceso i riflettori in particolar modo sui cambi d’appalto e le cessioni di ramo d’azienda. “Su questo fronte – avverte Ugliarolo – non è più tollerabile un vuoto normativo che è causa primaria di troppi licenziamenti. Diversamente da quanto accade in Francia e Uk, ad esempio, in Italia quando un’azienda perde una commessa a favore di un’altra oppure cede le attività di contact center i lavoratori, troppo spesso, non seguono la commessa o lo spin off ma vengono licenziati”.

Altro tema sensibile quello delle gare al massimo ribasso. “”Continuiamo a sostenere con forza – che bisogna interrompere questa assurde modalità di gara dove si capplicano tariffe ben al di sotto della paga oraria per lavoratore. Bisogna competere puntando sulla reale qualità dei servizi, sulle tecnologie, sull’efficienza organizzativa che si realizza attraverso la formazione dei lavoratori e non su ribassi di prezzo “fittizi“ che sono poi realmente pagati dalle casse pubbliche (sotto forma di ammortizzatori in deroga o aiuti della legge 407) che generano perdita del lavoro in Italia e spingono a delocalizzare”.

Con l’impegno, da parte dei ministeri interessati dalla vertenza, ad approfondimenti tecnici e legislativi su tutte le questioni sollevate, la riunione è stata riconvocata per la metà di giugno.

Intanto la Camera prosegue l’indagine conoscitiva sui call center. Oggi la commissione Lavoro ha ascoltato le riflessioni di Massimo Canturi, Ad di Comdata. “Gli incentivi drogano l’offerta, perchè vengono utilizzati per ottenere commesse a prezzi ribassati che alla lunga non risultano non sostenibili per la stessa natura temporale degli incentivi o sono erogati retroattivamente privileggiando alcuni rispetto ad altri”, ha detto Canturi. Per il manager il sostegno migliore all’occupazione è una modifica della tassazione, come l’Irap: “Siamo società che investono quasi interamente nel lavoro, contrariamente a quelle manifatturiere che hanno un rapporto inverso, anche in assenza di utili arriviamo a pagare Irap su un imponibile che va dall’80 al 100% del fatturato, la nostra azienda, per esempio, sborsa oltre 4 milioni l’anno”.

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