Call center, in Sicilia a rischio 20mila posti di lavoro - CorCom

LA CRISI

Call center, in Sicilia a rischio 20mila posti di lavoro

L’allarme lanciato dalla Slc Cgil: “Votare subito la clausola sociale sui cambi d’appalto o l’occupazione collassa”. Le nuove norme all’esame dell’Aula di Montecitorio. Consegnate alla presidente della Camera, Laura Boldrini, 15mila firme a sostegno del provvedimento

14 Ott 2015

Federica Meta

Sono 10 mila gli addetti ai call-center a Palermo e 20mila in tutta Sicilia. La tegola dei cambi d’appalto, se non passa l’emendamento sulla “clausola sociale”, “può avere effetti a domino e creare un disastro in tutto il territorio”. Già ad Almaviva, a dicembre, con le commesse in scadenza di Enel e Tim, gli esuberi possibili sono mille. E’ l’allarme lanciato questa mattina dalla componente Slc Cgil di Palermo Rosalba Vella nell’incontro in prefettura che ha concluso il sit-in organizzato in via Cavour a sostegno dell’emendamento in corso di approvazione al Parlamento che introduce la clausola sociale nei cambi d’appalto. C’è tensione tra i lavoratori perche’ sono molti i call center a rischio. I 262 operatori di Atlanet, nel passaggio da Accenture a Bt hanno perso parte dell’integrativo aziendale.

Un altro caso aperto è quello del call center 4U servizi, che conta 333 dipendenti. La commessa Wind è stata venduta ad Abramo, con una clausola per il mantenimento dei lavoratori. Ma i sindacati non sanno quanti lavoratori saranno realmente “protetti”. Si parla di poco più di un centinaio. “E gli altri? Col passaggio dei lavoratori decadranno i contratti di solidarietà per tutti. E gli altri sarebbero licenziati. In questo momento non possono nemmeno accedere agli ammortizzatori sociali in deroga”, aggiunge Vella – Questi passaggi sono continui sul nostro territorio. In alcuni casi, se ad acquisire la commessa è una multi nazione solida le cose vanno bene. Altrimenti i lavoratori perdono il posto”. Il sindacato ha sollecitato al prefetto un intervento per evidenziare lo stato di necessità del settore: “Considerato l’enorme bacino di lavoratori di call center che gravitano su Palermo e sulla Sicilia, è necessario costruire una politica industriale per il settore dei servizi, che rappresenta il futuro dell’occupazione in Sicilia, Isola che è ai primissimi posti in quanto a qualità e professionalizzazione dei suoi lavoratori. E’ un settore che può avere sviluppi occupazionali straordinari. E ci rammarichiamo che tranne il Comune di Palermo, la Regione sia stata assente. Siamo preoccupati per i cambi d’appalto e per la politica del massimo ribasso. Questo settore si sviluppa solo se c’è grande attenzione da parte della politica e investimenti seri da parte delle aziende”.

Il disegno di legge delega sugli appalti pubblici licenziato dalla commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici introduce la clausola sociale anche per i call center in outsourcing: se cambia l’azienda erogatrice del servizio, i lavoratori mantengono il posto di lavoro.

Nell’emendamento approvato viene per la prima volta dichiarato il principio che “in caso di successione di imprese nel contratto di appalto con il medesimo committente e per la medesima attività di call center, il rapporto di lavoro continua con l’appaltatore subentrante, salvaguardando i trattamenti economici e normativi previsti”; inoltre viene dato mandato al ministero del Lavoro di definire i criteri generali di attuazione, in assenza di disciplina collettiva, mentre ci sarà l’obbligo delle stazioni appaltanti sia pubbliche che private di dare comunicazione della stipula di nuovi contratti ai sindacati. Le nuove norme sono ora all’esame dell’Aula di Montecitorio.

“Con il ritiro dell’emendamento Piso che mirava a far saltare la clausola, avendo inserito il limite del 70% dei lavoratori a tempo indeterminato per ogni azienda -auspica Fabio G. Gozzo della Uilcom- si spera in un via libera in tempi rapidi da parte della Camera”.

Secondo i sindacati di categoria – Slc, Fistel e Uilcom, si tratta di una norma che frena finalmente la percarietà e mette in sicurezza l’occupazione nel settore. Divisa, invece, Confindustria. Se per il presidente di Assocontact, Roberto Boggio, le norme rappresentano un inizio positivo per dare stabilità al settore, Dina Ravera, numero uno di Asstel, è convinta che in questo modo si frenano investimenti e innovazione.

Questa mattina una delegazione della Slc, guidata dal Segretario Generale Massimo Cestaro, è stata ricevuta da Carlo Leoni, Consigliere della Presidente della Camera Laura Boldrini.

La delegazione ha sottolineato l’importanza della votazione prevista oggi alla Camera della clausola sociale negli appalti dei call center, in favore della quale sono state già raggiunte quasi 15000 firme con una petizione su change.org.

La Slc ha palesato la propria preoccupazione per gli attacchi che le grandi aziende committenti stanno scagliando contro la norma, usando ogni mezzo di persuasione nei confronti di parlamentari e membri del Governo. Cestaro ha chiesto di avvisare la Presidente Boldrini per attivare la massima vigilanza sulla trasparenza dell’iter parlamentare, tenuto conto che a questo punto del percorso la norma può essere modificata solo dal Governo, che si assumerebbe la conseguente responsabilità di fronte agli 80.000 lavoratori del settore.

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