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Call center, la Camera accende i riflettori sugli abusi

La commissione Lavoro annuncia l’avvio di un’indagine conoscitiva. Il presidente Cesare Damiano: “Basta gare al massimo ribasso che non tengono conto del costo del personale”. Sullo sfondo il bando del Comune di Milano per il servizio 020202

03 Apr 2014

Federica Meta

La commissione Lavoro della Camera avvierà un’indagine conoscitiva sulle condizioni contrattuali applicate nei call center. Ad annunciarlo è il presidente dell’organismo parlamentare Cesare Damiano, sollecitato dalla vicenda del bando di gara indetto dal Comune di Milano per il suo call center. La questione era stata sollevata nei giorni scorsi da Umberto Costamagna, presidente di Assocontact con una lettera inviata al sindaco di Milano, Giuliano Pisapia ma senza risultato. “In pratica il Comune ha previsto una remunerazione di 45 centesimi per minuto lavorato. Facendo i nostri conti, si arriva a un costo orario di 18 euro per unità di personale. Ma come si fa ad accettare una simile base di partenza se questi a noi ci costano 17,79 euro? Peraltro – aggiunge Costamagna – parliamo di un terzo livello senza anzianità mentre il bando chiede almeno un anno di esperienza e la conoscenza delle lingue, anche il cinese e l’arabo”.

“Condividiamo la posizione assunta dal presidente di Assocontact Umberto Costamagna e dalle organizzazioni sindacali del settore dei call center a proposito del bando di gara del Comune di Milano – spiega Damiano – perché ancora una volta ci troviamo di fronte ad appalti al massimo ribasso che non tengono conto dei parametri dei costi del personale. Una continua rincorsa alla riduzione del costo del lavoro favorisce fenomeni di dumping sociale, l’aggiramento delle regole contrattuali e favorisce sottoscala o quelli che scelgono di delocalizzare le attività in paesi con un bassissimo costo della manodopera. Non possiamo continuare ad avallare una situazione nella quale di fatto gli operatori del settore sono costretti, per aggiudicarsi il lavoro, ad accettare regole che li costringono a no rispettare le tabelle dei minimi salariali dei contratti di lavoro”.

In un’intervista rilasciata al Corriere delle Comunicazioni, Damiano sottolineva che per evitare abusi è necessario “creare margini di convenienza nel costo del lavoro, premiando le aziende che rispettano le leggi”.

“L’azione più incisiva è quella sulla riduzione del cuneo fiscale che avrebbe un doppio beneficio – puntualizzava il presidente della commissione Lavoro – il lavoro costerebbe meno all’imprenditore che, dunque, sarebbe più incentivato a mantenere le attività in Italia, e per i lavoratori ci sarebbero meno tasse in busta paga”.

Rispetto alla gara per lo 020202 anche per Michele Azzola segretario nazionale della Slc, Costamagna “ha fatto bene Costamagna”. “Le associazioni di categoria hanno il delicato compito di orientare il mercato, ma temo che il suo appello resterà inascoltato – avverte il sindacalista – In questo settore è un settore che ha fame di lavoro e che, quindi, è disposta ad accettare anche gare al massimo ribasso”.

Anche la Uilcom paude alla giusta presa di posizione di Assocontact. “Continuiamo a sostenere con forza – sottolinea Salvo Ugliarolo, segretario nazionale della Uilcom – che bisogna interrompere l’assurda gara, soprattutto se attività da soggettio società pubbliche, “a chi fa il prezzo più basso” realizzata puntando sugli aiuti pubblici, gliammortizzatori sociali e le delocalizzazioni di attività. Bisogna competere puntando sulla reale qualità dei servizi, sulle tecnologie, sull’efficienza organizzativa chesi realizza attraverso la formazione dei lavoratori e non su ribassi di prezzo “fittizi“ che sono poi realmentepagati dalle casse pubbliche (sotto forma di ammortizzatori in deroga o aiuti della legge 407) e chegenerano perdita del lavoro in Italia”.

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