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Call center, Sarzana: “Nuove regole non freneranno delocalizzazioni”

Il viceprsidente di Assocontact boccia l’emendamento al ddl Stabilità: “L’effetto sarà quello di spostare le attività da Paesi extra Ue, come l’Albania, a Paesi Ue, come la Romania ma non a farli rientrare in Italia”

25 Nov 2016

Federica Meta

Un emendamento che rischia di affossare definitivamente il settore invece che portarlo fuori dalla crisi. Paolo Sarzana, vicepresidente di Assocontact, non è soddisfatto di quanto previsto dalle nuove regole votate in legge di Stabilità su delocalizzazioni e incentivi.

Sarzana, l’emendamento prova a frenare lo spostamento di attività in Paesi extra-Ue a tutela di utenti e lavoratori. Perché non la convince?

Guardi, la questione è molto più complessa di come la si dipinge. Ho letto titoli di giornale su quell’emendamento che recitavano: “stop ai furbetti del call center”, tanto per evidenziare la superficialità nell’analisi di un settore che sta vivendo momenti di sofferenza. Ora si pensa che quell’emendamento sia soluzione ma così non è, anzi rischia di aggravare la situazione.

Perché?

Perché è vero che rende più difficili le delocalizzazioni in Paesi extra Ue – in Albania, dove si parla italiano e ci sono aziende attive – ma allo stesso tempo apre la strada allo spostamento Paesi Ue dove la situazione è la medesima, in Romania ad esempio. Romania e Albania hanno caratteristiche simili: il costo del lavoro è basso e si parla bene italiano. L’unica differenza è che la prima fa parte dell’Unione europea e la seconda no. Se si è votato questo emendamento per tutelare il perimetro occupazione italiano non si è optato per la soluzione migliore. Le attività che oggi si svolgono in Albania non torneranno in Italia così come quelle “nazionali” non rimarranno qui, ma si sposteranno in Romania.

Le aziende di call center sono accusate di andare all’estero perché il costo del lavoro è molto più basso che in Italia…

Il costo del lavoro più basso serve a produrre margini in grado di compensare le perdite in Italia. Certo è che se le regole entrano in vigore così come sono ogni tentativo di recuperare terreno sarà vano.

In che senso?

L’emendamento stabilisce che le imprese che delocalizzano fuori dalla Ue non possano usufruire di alcun beneficio fiscale né contributivo, ma soprattutto limitando le procedure operative a solo vantaggio delle medesime in Paesi Ue. Si tratta di un meccanismo che rischia di affossare definitivamente il settore, soprattutto quello dell’outbound, senza effetti positivi per l’Italia. Soprattutto sull’occupazione.

Stando a quanto risulta a CorCom nella relazione dell’ufficio legislativo della Camera che accompagna gli emendamenti si spiegava che le nuove regole non dovessero applicarsi all’outbound ma nel testo approvato si dice il contrario. Cosa è accaduto?

Cosa sia accaduto non lo so, la relazione tecnica del Mise evidenziava bene questo aspetto, che averebbe dovuto comportare l’eliminazione dell’articolo 6 (quello che stabilisce che le regole valgono anche per l’outbound ndr) invece presente nella norma. Quello che so è che regole così rigide non vanno bene per il comparto che richiede maggiore flessibilità. Mi auguro che tra la votazione alla Camera e quella al Senato si intervenga per modificare in parte la norma che altrimenti si tradurrà solo in strumento per favorire delocalizzazioni in Paesi Ue, a danno di imprese italiane già presenti in Paesi extra Ue.

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