Cellnex si prende le torri di Ck Hutchison per 10 miliardi, avanti tutta sull'espansione europea - CorCom

L'OPERAZIONE

Cellnex si prende le torri di Ck Hutchison per 10 miliardi, avanti tutta sull’espansione europea

Si aggiungono al portfolio 30.000 nuovi siti, tra acquisizione (24.600 torri) e nuovi roll-out. La tower company “debutta” in Svezia, Austria e Danimarca e si rafforza in Italia, Uk, Irlanda. Per il gruppo asiatico controvalore del 5%. Intanto cresce Ray Way che conferma le stime e prevede un aumento dell’Ebitda Adjusted

12 Nov 2020

Patrizia Licata

giornalista

L’operatore di infrastrutture spagnolo Cellnex Telecom ha annunciato ufficialmente l’intesa con Ck Hutchison per acquisire l’attività europea relativa alle torri mobili della conglomerata asiatica. Le due aziende hanno firmato una serie di accordi a seguito dei quali Cellnex acquisirà circa 24.600 torri e siti per le telecomunicazioni mobili che Ck Hutchison attualmente possiede in Europa per la cifra di 10 miliardi di euro (8,6 miliardi in contanti e 1,4 miliardi in azioni, pari al 5% dell’azienda spagnola). Le transazioni includono il roll-out di un numero di siti massimo di 5.250 nei prossimi otto anni con un investimento di 1,4 miliardi di euro. Per Cellnex si tratta dell’operazione più grande di sempre.

I dettagli dell’operazione: Italia mercato core

Le acquisiziono sono strutturate in sei transazioni separate – una per ciascun Paese. In questo modo, Cellnex e Ck Hutchison potranno procedere con i vari closing non appena arriverà il disco verde delle autorità nazionali competenti (atteso entro i prossimi 18 mesi per tutte le transazioni). Ck Hutchison entrerà nella struttura di capitale di Cellnex (con la parte del pagamento in azioni) solo dopo il completamento della transazione in Uk. Cellnex firmerà anche dei contratti per l’assistenza con Ck Hutchison nei diversi Paesi inizialmente per un periodo di 15 anni rinnovabili per altri 15 e poi per periodi di 5 anni.

Dei 24.600 siti totali che saranno comprati da Ck Hutchison, 8.900 si trovano in Italia; 6.000 in Uk; 1.150 in Irlanda; 2.650 in Svezia; 1.400 in Danimarca; 4.500 in Austria.

Per quanto riguarda i nuovi siti che verranno implementanti nei prossimi otto anni – fino a 5.250 in più – l’Italia ne avrà 1.100 nuovi; in Uk è previsto un roll-out di 600 siti, in Irlanda 100, in Svezia 2.550, in Danimarca 500 e in Austria 400.

Nuovi approcci strategici

Gli accordi, ha sottolineato il presidente di Cellnex Franco Bernabè, sono di portata “trasformazionale” e rafforzano la posizione di Cellnex “come uno dei principali operatori di infrastrutture di telecomunicazione di scala europea, con un portfolio di circa 103.000 siti una volta che transazioni e roll-out saranno completati. Saremo ora presenti in tre nuovi mercati rilevanti – Svezia, Austria e Danimarca – e amplieremo ulteriormente il nostro ruolo di operatore chiave in tre dei nostri mercati core, ovvero Italia, Regno Unito e Irlanda”. 

Il Ceo di Cellnex Tobias Martinez ha affermato che “L’alta densità e capillarità della rete di siti di Cellnex, ora in 12 mercati europei e che hanno superato il traguardo dei 100.000 siti telecom, sottolineano ulteriormente il valore aggiunto differenziato della nostra azienda come partner naturale per tutti gli operatori mobili in Europa per complementare le loro capacità di roll-out del 4G e di accelerare l’implementazione del 5G“.

Inoltre, per il Ceo di Cellnex la dimensione strategica di questi accordi permette di “rafforzare il concetto di partnership con i nostri clienti e apre le porte a nuove opportunità e approcci di collaborazione, come possedere una quota minoritaria di Cellnex preservando al tempo stesso la neutralità e indipendenza della gestione e della governance del gruppo”.

I benefici: quasi 1 miliardo di Ebitda aggiuntivo

Cellnex stima che questa operazione frutterà un Ebitda aggiuntivo di 970 milioni di euro a seguito della chiusura delle acquisizioni e del roll-out dei nuovi siti), mentre il flusso di cassa libero e ricorrente crescerà di circa 620 milioni.

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In termini di vendite, i ricavi del gruppo aumenteranno di circa 1,2 miliardi a 3,8 miliardi di euro, sempre al completamento delle varie fasi dell’operazione.

Per il “backlog” (o portafoglio degli ordini) questi accordi pan-europei dovrebbero garantire una crescita di circa 33 miliardi di euro portando il totale di 86 miliardi.

 I conti di Rai Way

Intanto Rai Way registra conti in crescita. Nei  nove mesi i ricavi sono pari a 168,0 milioni, in crescita dell’1,4% rispetto ai 165,7 milioni al 2019. I ricavi riconducibili a Rai, pari a 142,8 milioni, beneficiano del crescente contributo dei servizi evolutivi pari a 7,5 milioni, sostenuto dalle attività relative al refarming. I ricavi da clienti terzi si attestano a 25, 2milioni. L’Adjusted Ebitda è pari a 104,5 milioni, in crescita del 3,9% rispetto ai 100,6 milioni dei nove mesi 2019, in virtù di maggiori ricavi e della riduzione dei costi operativi. Il margine sui ricavi si attesta al 62,2% (60,7%nei nove mesi 2019).

Considerando l’impatto degli oneri non ricorrenti (1,1milioni nei nove mesi 2020 rispetto a 0,1 milioni nei nove mesi 2019), l’Ebitda è pari a 103,5milioni, in aumento del 3,0% rispetto ai 100,5 milioni dei nove mesi 2019.

L’Utile operativo (Ebit) è pari a 70,7 milioni, in crescita dello 0,4% rispetto ai  70,4 milioni dei nove mesi 2019 pur in presenza di fattori one-off, come gli oneri non ricorrenti e il beneficio registrato nel 2019 derivante dal rilascio di fondi per rischi per 1,6 milioni. L’Utile netto è pari a 50,8 milioni, in crescita del 2,3% rispetto ai 49,7 milioni dei nove mesi 2019.

Al 30 settembre 2020 gli investimenti sono pari a 34,2 milioni, di cui 28,0 milioni legati ad attività di sviluppo (12,7 milioni nei nove mesi 2019, di cui 5,8 milioni in attività di sviluppo). Nel periodo, a tali investimenti si somma l’acquisto di azioni proprie, nell’ambito del programma di buyback  approvato dall’assemblea degli azionisti del 24 giugno 2020 e avviato a partire dal mese di agosto, per un importo di 7,7 milioni.

Per l’intero anno Rai Way prevede un ulteriore crescita dell’Adjusted Ebitda e un rapporto tra investimenti di mantenimento e ricavi core  in riduzione rispetto al valore del 2019, per effetto della rimodulazione di talune attività e di azioni di efficientamento.

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