Chambers scrive a Obama: “Basta spionaggio, a rischio industria hi-tech”

Il ceo di Cisco lancia l’allarme: “Si mina la fiducia dei consumatori nelle tecnologie. Servono nuovi standard di comportamento per la sorveglianza della Nsa”

Pubblicato il 19 Mag 2014

Patrizia Licata

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Il chief executive officer di Cisco Systems ha scritto una lettera al Presidente degli Stati Uniti Barack Obama chiedendogli di porre un freno alla sorveglianza governativa, dopo che sono trapelate alcune notizie sull’intercettazione da parte della National Security Agency (Nsa) di attrezzature di rete Cisco.

In una lettera datata 15 maggio, John Chambers, Ceo e chairman del colosso delle apparecchiature di networking, avverte Obama dell’erosione di fiducia nell’industria tecnologica degli Stati Uniti che tali pratiche di “spionaggio” rischiano di produrre e chiede che siano introdotti nuovi “standard di comportamento” per la sorveglianza della Nsa.

“Non possiamo lavorare in questo modo”, scrive Chambers; “i nostri clienti si fidano di noi e si affidano a noi per avere prodotti che rispondono ai più alti requisiti di integrità e sicurezza”.

La lettera fa seguito alla diffusione su Internet di immagini che mostrano personale della Nsa che apre scatole contenenti attrezzature della Cisco, come riportato dal Financial Times. “La Nsa avrebbe intercettato attrezzature It in transito dai produttori ai clienti per operazioni di controllo e acquisizione di informazioni su alcuni obiettivi”, ha scritto il quotidiano economico. Si tratterebbe di router, server e altri device esportati dagli Stati Uniti verso paesi esteri.

Nella lettera Chambers scrive che “questo genere di contolli pone a repentaglio la fiducia nella nostra industria e nella capacità delle aziende tecnologiche di consegnare prodotti su scala globale”. Già nella presentazione dei risultati aziendali la scorsa settimana Chambers aveva fatto sapere che le attività dell’Nsa hanno causato per Cisco un rallentamento dell’acquisizione ordini su alcuni mercati emergenti.

In un blog post separato sul sito della Cisco datato 13 maggio, il general counsel dell’azienda Mark Chandler ha indicato: “…abbiamo bisogno di poter contare sul fatto che il nostro governo non interferisca con la regolare consegna dei nostri prodotti e che questi siano portati ai clienti così come escono dalla fabbrica”.

Cisco non è la prima né l’unica azienda tecnologica americana che si lamenta con il governo per lo “spionaggio” dell’Nsa e le ripercussioni sul business: lo hanno già fatto società del calibro di Facebook, Google e Apple chiedendo una riforma delle attuali procedure.

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