Codice Tlc, l'Italia in procedura di infrazione per ritardo nell'implementazione - CorCom

COMMISSIONE UE

Codice Tlc, l’Italia in procedura di infrazione per ritardo nell’implementazione

La deadline era il 21 dicembre 2020. Direttiva recepita solo da Grecia, Ungheria e Finlandia. Notificata la prima tappa della procedura a 24 Stati: due mesi per rispondere a Bruxelles

04 Feb 2021

Patrizia Licata

giornalista

C’è anche l’Italia tra i 24 Stati dell’Ue nei confronti dei quali Bruxelles ha avviato la procedura d’infrazione per non aver recepito entro la scadenza fissata le nuove norme del Codice europeo per le comunicazioni elettroniche. Il termine per il recepimento nella legislazione nazionale era il 21 dicembre 2020, ma ad oggi, ha spiegato la Commissione europea, “solo la Grecia, l’Ungheria e la Finlandia hanno notificato l’esecutivo Ue di aver adottato tutte le misure necessarie per il recepimento della direttiva, dichiarando così di aver completato il recepimento”.

Di conseguenza sono partite da Bruxelles le formali lettere di costituzione in mora a Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Germania, Estonia, Irlanda, Spagna, Francia, Croazia, Italia, Cipro, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Austria, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia, Slovacchia e Svezia. La Commissione europea chiede, entro due mesi, di recepire la direttiva e informarne l’esecutivo Ue.

Come funziona la procedura di infrazione

Se un paese dell’Ue interessato non ha comunicato le misure che recepiscono completamente le disposizioni delle direttive, la Commissione può avviare una procedura formale di infrazione. La procedura si articola in più tappe stabilite nei trattati dell’Ue, ciascuna delle quali si conclude con una decisione formale:

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  1. la Commissione invia una lettera di costituzione in mora con cui richiede ulteriori informazioni al paese in questione, che dovrà inviare una risposta dettagliata entro un termine preciso, in genere due mesi.
  2. Se la Commissione giunge alla conclusione che il paese è venuto meno ai propri obblighi a norma del diritto dell’Ue, può inviare un parere motivato, vale a dire una richiesta formale di conformarsi al diritto dell’Unione in cui spiega perché ritiene che il paese violi il diritto dell’Ue. La Commissione chiede inoltre al paese interessato di comunicarle le misure adottate entro un termine preciso, in genere due mesi.
  3. Se il paese continua a non conformarsi alla legislazione, la Commissione può decidere di deferirlo alla Corte di giustizia. La maggior parte dei casi viene risolta prima di essere sottoposta alla Corte.
  4. Se un paese dell’Ue non comunica le misure che attuano le disposizioni di una direttiva in tempo utile, la Commissione può chiedere alla Corte di imporre sanzioni.
  5. Se la Corte ritiene che il paese in questione abbia violato il diritto dell’Unione, le autorità nazionali devono adottare misure per conformarsi alle disposizioni della sentenza della Corte.

Nuove norme per le comunicazioni nell’era digitale

Il Codice europeo delle Tlc modernizza il quadro normativo europeo per le comunicazioni elettroniche – si legge ancora nella nota di Bruxelles – al fine di rafforzare i diritti dei consumatori e ampliare le loro possibilità di scelta, per esempio garantendo contratti più chiari, servizi di qualità e mercati competitivi. Il codice garantisce inoltre standard più elevati per i servizi di comunicazione, tra cui comunicazioni di emergenza più efficienti e accessibili. Ancora, il codice consente agli operatori di beneficiare di norme che incentivano gli investimenti nelle reti ad altissima capacità e offre loro una migliore prevedibilità regolatoria; questo porta – conclude la nota della Commissione Ue – a servizi e infrastrutture digitali più innovativi

La direttiva relativa al Codice europeo delle comunicazioni elettroniche è stata approvata ed è entrata in vigore a fine 2018.

Tra le novità introdotte: un tetto massimo per le chiamate all’interno della Ue, lo sviluppo del 5G, il sostegno agli investimenti nella banda larga ultraveloce. Si prevede che gli Stati membri facilitino l’introduzione del 5G, mettendo a disposizione uno spettro adeguato entro il 2020 per raggiungere l’obiettivo della “Roadmap UE 5G“: una rete di quinta generazione mobile in almeno una delle principali città di ogni Paese dell’Ue entro due anni. Tra i pilastri del Codice europeo per le comunicazioni elettroniche ci sono incentivi per gli investimenti in fibra per gli operatori wholesale only e facilitazioni per il co-investimento in reti. E ancora licenze d’uso ventennali per le frequenze.

La normativa protegge meglio gli utenti di smartphone, compresi gli utenti di servizi basati sul web (Skype, WhatsApp, ecc.) e rafforza i requisiti di sicurezza, inclusa la crittografia. Introduce il diritto di conservare il proprio numero di telefono fino a un mese dalla rescissione del contratto e il diritto al rimborso del credito prepagato non utilizzato al momento della risoluzione del contratto, nonché un indennizzo in caso di ritardo o abuso nel passaggio a un altro operatore. Previsto anche un taglio dei costi delle chiamate internazionali all’interno della Ue: per la prima volta viene stabilito un tetto di 19 centesimi al minuto e di 6 centesimi per gli sms.

I dettagli del Codice europeo delle Tlc

Nel dettaglio, per il mercato telecom le nuove norme hanno l’intenzione di stimolare gli investimenti di rete continuando a tutelare la concorrenza e gli interessi degli utenti finali. Il Codice prevede nuove opportunità per i regolatori nazionali di accedere alle infrastrutture civili e ad elementi essenziali della rete; agevolazioni per il co-investimento nelle reti in fibra; periodi più lunghi di market review per le decisioni regolatorie ex ante (cinque anni anziché tre) per offrire maggiori certezze agli operatori. Al tempo stesso, sarà possibile regolare due operatori di rete dominanti sullo stesso mercato e la Commissione Ue si riserva il diritto di fissare la stessa tariffa di terminazione voce per tutta l’Ue.

Il Codice delle comunicazioni elettroniche fa parte del più ampio pacchetto sulla connettività, proposto dalla Commissione europea nel settembre 2016. L’iniziativa prevede di raggiungere entro il 2025 i seguenti obiettivi: connettività gigabit per i principali motori economici, come le scuole, le medie e grandi imprese e i principali prestatori di servizi pubblici; connettività potenziabile di almeno 100 Mb al secondo per tutte le famiglie europee; copertura 5G per tutte le aree urbane e tutti i principali assi di trasporto terrestre.

Sulla tutela dei consumatori, viene estesa agli Over the top parte della regolazione che oggi riguarda i servizi telecom. Il Codice delle comunicazion elettroniche individua infatti tre tipologie di servizi di comunicazione elettronica soggetti a regulation: servizi di accesso a Internet (in pratica gli Isp); servizi di comunicazione interpersonali (copre anche gli Ott); diffusione di segnali (come nei servizi Tv o M2M). Gli Ott dovranno fornire ai clienti informazioni sulla qualità del servizio offerto, proprio come una telco, e risarcimenti se il servizio erogato non corrisponde a quello garantito.

Il Codice delle comunicazioni elettroniche è anche un elemento importante della Strategia per il mercato unico digitale (Digital single market): si tratta dell’unica iniziativa legislativa che riguarda questa nuova infrastruttura, necessaria per l’economia digitale e precondizione per la competitività futura dell’Ue.

Il risultato atteso del nuovo Codice è  la rapida e diffusa adozione delle reti di prossima generazione, come le reti Ftth (Fiber to the home) e le tecnologie per le comunicazioni mobili a larga banda (5G). Questa maggiore connettività potrebbe favorire anche la creazione di nuove imprese e nuovi modelli d’impresa ed essere pertanto un fattore propulsivo molto importante per la crescita. Secondo Bruxelles, se le misure proposte per la diffusione della rete 5G in tutta Europa fossero attuate entro il 2020-2025, i guadagni per l’Ue potrebbero ammontare a una somma stimata a 146,5 miliardi di euro all’anno. Queste misure potrebbero inoltre permettere di creare fino a 2,4 milioni di posti di lavoro.

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