LAVORO

Eccezione Jobs Act per i call center

Il governo mantiene i contratti a progetti per gli operatori outbound. Sarzana (Teleperformance): “Scelta giusta che tutela occupazione e impresa”. Salvi 80mila posti di lavoro

23 Feb 2015

Federica Meta

Via i co.co.pro. ma non per gli operatori outbound dei call center. Il decreto delegato approvato dal Cdm dello scorso venerdì abolisce i contratti di collaborazione a progetto a partire dal 1° gennaio 2016 (quelli già in essere potranno proseguire fino alla loro scadenza) ma fa salve “le collaborazioni regolamentate da accordi collettivi, stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamentepiù rappresentative sul piano nazionale, che prevedono discipline specifiche relative al trattamento economico e normativo in ragione delle particolari esigenze produttive ed organizzative del relativo settore e poche altri tipi di collaborazioni”. Tra queste ci sono i call center appunto.

Per Paolo Sarzana, vicepresidente di Teleperformance “si tratta di una scelta che riconosce la specificità dei settore dei call center in outbound e che rende ancora più solida la riforma del mercato del mercato del lavoro voluta da questo governo. Se non si fosse riconosciuta tale specificità molte imprese sarebbero state costrette a delocalizzare le attività”.

“I call center – ricorda Sarzana a CorCom – sono infatti regaolati da accordi collettivi che garantiscono un minimo salariale e tutele per i lavoratori che possono diventare uno strumento virtuoso anche per altri settori.” Nello specifico le attività realizzate dalle imprese con l’utilizzo di contratti di lavoro atipici, sono regolate da un accordo sindacale nazionale sottoscritto nell’agosto 2013 in ottemperanza delle indicazioni di legge emanate dall’allora ministro del Lavoro Fornero.

Il mantenimento dei co.co.pro, stando alle stime Assocontact, salvaguarda circa 80mila posti di lavoro. Nelle scorse settimane proprio l’associazione si era appellata al governo proprio per chiedere che i co.co.pro. rimanessero in vigore per il settore.

Per Assocontact l’eliminazione delle forme atipiche dei contratti di lavoro, avrebbe prodotto immediatamente pesanti conseguenze occupazionali in diversi settori industriali fra i quali quello dei contact center.

“Le nostre imprese si occupano anche della gestione anche dei servizi di vendita telefonica – spiegava l’associazione – un’attività che oggi coinvolge circa 40.000 addetti che operano con contratti atipici a motivo del modello di business e delle caratteristiche di tale attività, legata a commesse di breve durata e remunerate a fronte di risultati ottenuti”.

Le specificità riguardano, oltre a quelli del nostro comparto, ulteriori 40.000 lavoratori che operano in ambito delle attività di ricerche mercato e recupero crediti. “Insomma, ci troveremmo di fronte a un bacino di circa 80.000 lavoratori che, in mancanza della necessaria variabilità e flessibilità della tipologia contrattuale, potrebbero vedere venir meno la loro attività e i redditi a essa collegati – sottolinea Assocontact – E dunque chiediamo che l’azione legislativa tenga conto delle necessarie peculiarità di questi settori, al fine del mantenimento dell’occupazione e del reddito dei lavoratori in essi occupati”.