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ULTRABROADBAND

Fibra, Calenda: “Tim investa se ne ha diritto. Ma regole non cambiano”

Il ministro dello Sviluppo economico: “Chiamerò Telecom e rivedremo insieme il processo in maniera trasparente e chiara”. Antonello Giacomelli: “Chi ha partecipato al bando ha diritto a tutelare i propri interessi, e lo Stato farà di conseguenza lo stesso”

22 Giu 2017

A.S.

“Chiamerò Telecom e rivedremo insieme il processo in maniera trasparente e chiara: se ha il diritto di investire deve poter investire senza nessun ostacolo, ma piuttosto con tutti gli incoraggiamenti. Viceversa, se c’è un equilibrio della concessione che viene messo in difficoltà allora sono sicuro che Telecom lo riconoscerà”. Lo ha detto durante un intervento a Radio24 Carlo Calenda, ministro dello sviluppo economico, riferendosi alla posizione dell’operatore sul tema delle gare per la banda ultralarga.

L’interesse del gruppo guidato da Flavio Cattaneo per il 10% delle aree a fallimento di mercato individuate per la gare “un po’ inficia il bando”, sottolinea il ministro, “perché se ad esempio si trattasse delle aree più remunerative, quelle un po’ meno bianche”, questa situazione potrebbe creare, secondo l’analisi di Calenda, un disequilibrio nel processo competitivo. “Quello che non si può fare, perché dobbiamo fare il paese serio – conclude il ministro – è cambiare le regole in corsa”.

Sulla stessa materia è poi intervenuto nel corso della mattinata anche il sottosegretario al Mise con delega alle Comunicazioni Antonello Giacomelli, durante il question time della nona commissione alla Camera: “L’impegno del governo – ha detto – è di raggiungere gli obiettivi previsti dall’agenda digitale 2020 per l’Europa. Ricordo che siamo uno degli ultimi paesi nei livelli di connettività. Abbiamo lavorato sulle cosiddette aree a fallimento di mercato in quanto si rischia di lasciare esclusi dalla connettività ben 7.300 comuni. Non vediamo rischi di duplicazione; comprendo che un azienda come Telecom faccia i suoi piani di investimento, ma è anche compito dello Stato intervenire in quelle aree con una rete interamente in fibra connettendo le imprese di queste zone. Questo è l’interesse del paese, non è possibile interrompere un bando quando è già in corso. Quindi il governo nell’ambito delle procedure già in corso accoglie con favore la volontà di investire degli operatori. E’ del tutto evidente che chi ha partecipato al bando ha diritto a tutelare i propri interessi e lo Stato farà di conseguenza lo stesso”.

Sul tema sono intanto in corso da ieri le audizioni alla commissione Lavori pubblici e comunicazioni del Senato con i protagonisti del settore. Oggi ha parlato Franco Bassanini, presidente di Open Fiber, mentre ieri era stata la volta dell’Ad di Open Fiber, Tommaso Pompei (“Stiamo cercando di creare l’infrastruttura delle infrastrutture perché è quella che gestisce l’informazione – ha detto il manager – Il valore dell’investimento complessivo del progetto ‘fiber to the home’ è di circa 6,5 miliardi di euro e darà lavoro a 15.000 persone”), e dell’amministratore delegato di Tim, Flavio Cattaneo (“Sulla rete fissa di Telecom Italia non ho definito nessun valore perché la rete non è in vendita: è un asset strategico che serve a Telecom. Se lo Stato vuole fare la legge di esproprio la faccia, ma si deve assumere la responsabilità”, ha detto l’Ad di Tim, “Telecom è pronta, e volentieri – aveva concluso Cattaneo – a un confronto col ministro Calenda”).

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