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Huawei rimanda a settembre il lancio del foldable Mate X: necessari nuovi test

Il lancio era inizialmente previsto per giugno. Ora il vendor cinese frena per evitare problemi simili a quelli incontrati da Samsung col suo Galaxy pieghevole. Ma conferma l’arrivo nei negozi su tutti i mercati pronti col 5G, Europa compresa

14 Giu 2019

Patrizia Licata

giornalista

Huawei frena sul lancio dello smartphone pieghevole, il Mate X: l’arrivo sui mercati, che alcune indiscrezioni di stampa fissavano per giugno, è rimandato a settembre per effettuare ulteriori test e verificare il perfetto funzionamento del device. Il produttore cinese non vuole rischiare il bis di Samsung, che ha dovuto mettere in pausa il lancio del suo foldable dopo aver rilevato alcuni malfunzionamenti.

Un portavoce di Huawei ha riferito alla testata americana Cnbc che l’azienda di Shenzhen intende aspettare anche per procedere col lancio del Mate X su scala globale, non solo in Cina, concentrandosi sui mercati dove le nuove reti mobili 5G sono già pronte o vicine all’attivazione commerciale. Il dispositivo è infatti abilitato alla connettività 5G; il prezzo di partenza è di circa 2.600 dollari.

Il Mate X è stato presentato da Huawei a febbraio al Mobile World Congress di Barcellona. Ad aprile i media cinesi hanno riferito che l’azienda era intenzionata a arrivare alla vendita del suo foldable nel mese di giugno partendo dal mercato della Cina. La commercializzazione entro l’estate avrebbe consegnato al vendor cinese un primato rispetto alla rivale sud coreana Samsung, nel frattempo costretta a richiamare ai box il suo telefono pieghevole, il Galaxy Fold, a causa dei problemi allo schermo emersi in alcuni modelli di prova consegnati ai giornalisti.

Huawei non ha mai ufficialmente confermato una data di uscita per il Mate X. Durante la presentazione del dispositivo a febbraio la compagnia aveva parlato genericamente della seconda metà del 2019. In Italia il lancio era atteso nel mese di ottobre. Ora il portavoce di Huawei sentito da Cnbc ha spiegato che il lancio è ufficialmente fissato per settembre perché l’azienda sta procedento con test aggiuntivi insieme agli operatori mobili e agli sviluppatori di tutto il mondo per assicurarsi il corretto funzionamento delle app anche quando il dispositivo è aperto.

Huawei vuole procedere con cautela alla luce di quanto accaduto a Samsung col Galaxy Fold. In seguito i problemi tecnici emersi, Samsung e alcuni degli operatori mobili che già avevano inserito lo smartphone pieghevole coreano nella loro offerta hanno dovuto cancellare i pre-ordini. “Non vogliamo lanciare un prodotto e distruggere la nostra reputation”, ha detto a Cnbc il portavoce di Huawei.

Il danno di immagine sarebbe un colpo di grazia per il vendor già messo alle corde dopo il bando degli Stati Uniti che rischia di incidere sulle sue vendite di smartphone. L‘inclusione nella Entity list del dipartimento del Commercio, che impedisce a Huawei l’accesso a componenti, software e altre tecnologie delle aziende americane, ha già costretto il produttore cinese a rinunciare al previsto lancio di un nuovo computer portatile basato sul sistema Windows di Microsoft.

Huawei ha smentito di aver finora subito impatti sugli ordini di smartphone, tuttavia uno dei top executive della divisione consumer, Shao Yang, ha ammesso che per l’azienda cinese ci vorrà più tempo del previsto per centrare l’ambizioso obiettivo di diventare il più grande vendor di smartphone al mondo, scalzando l’attuale numero uno Samsung. Oggi Huawei è seconda e cresce a ritmi veloci mentre la rivale coreana rallenta, ma la trade war frena la corsa e costringe a rivedere strategie e obiettivi, tanto più che Google ha già detto che non fornirà più gli aggiornamenti per l’Os mobile Android.

Nessun passo indietro sul Mate X, però: la messa in vendita è solo rinviata, non annullata, ha chiarito la società di Shenzhen. Huawei si dice “fiduciosa” di poter portare il device ai consumatori e per ora conferma anche che monterà il sistema operativo mobile Android di Google, visto che è stato annunciato e lanciato prima dell’introduzione di Huawei nella “lista nera” del dipartimento del Commercio Usa.

Huawei ha comunque pronto il “piano B” se il bando americano diventerà definitivo (a fine agosto): si tratta del sistema operativo proprietario “Hongmeng” di cui Huawei ha già depositato i brevetti in Europa e in altre nove paesi; verrà usato sia per gli smartphone che per i computer portatili e anche per alcuni robot. In Cina, Huawei ha già chiesto e ottenuto la registrazione di Hongmeng come marchio.

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