Huawei valuta la vendita di Honor: operazione da 3,1 miliardi - CorCom

STRATEGIE

Huawei valuta la vendita di Honor: operazione da 3,1 miliardi

La società cinese vuole concentrarsi sui suoi modelli ad alto margine e si prepara a cedere la divisione indipendente dei cellulari low-cost. Tra i candidati Digital China e il vendor Xiaomi. Torna intanto a infiammarsi il dibattito sul 5G. Banti: “L’Ue adotti una posizione uniforme”

14 Ott 2020

Patrizia Licata

giornalista

Huawei è in trattative con Digital China Group e altre società interessate per vendere parti della sua divisione smartphone Honor: lo rivela in base a indiscrezioni l’agenzia Reuters. L’operazione ha un valore potenziale di 25 miliardi di yuan (all’incirca 3,1 miliardi di euro), ma dipende dal numero di asset che saranno ceduti; il prezzo finale potrebbe scendere a 15 miliardi di yuan. Digital China è il principale distributore dei cellulari Honor e già collabora con Huawei in diverse attività, tra cui quella del cloud.

Digital China è per ora il candidato “più forte” per rilevare l’attività Honor di Huawei, ma si sono fatti avanti altri potenziali acquirenti, ta cui il produttore di elettronica Tcl e il produttore rivale di smartphone Xiaomi.

Le attività che saranno vendute sono ancora da definire in modo esatto ma, secondo le fonti confidenziali di Reuters, includerebbero il brand Honor, le strutture di ricerca e sviluppo e la gestione della relativa supply chain.

Il deal potrebbe essere realizzato interamente in contanti e Digital China avrebbe già contattato le banche per richiedere il prestito necessario a coprire l’operazione.

Huawei si concentra sugli smartphone di fascia alta

La mossa di Huawei segue la strategia cui l’azienda cinese è stata costretta in seguito alle sanzioni imposte dagli Stati Uniti: la casa di Shenzhen intende concentrarsi sulla sua attività a più alto valore degli smartphone a marchio Huawei, che sono di fascia alta, dismettendo invece quella legata al brand Honor, smartphone rivolti per lo più a un pubblico giovane e con prezzi di fascia più bassa.

Il marchio Honor è stato creato da Huawei nel 2013 ma l’attività viene gestita per lo più in modo indipendente dalla casamadre.

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Kuo Ming-chi, analista di TF International Securities, ha dichiarato che se Huawei venderà la divisione Honor, ne risulteranno rafforzati sia questo brand che i suoi fornitori e l’intera industria dell’elettronica cinese. “Se Honor è indipendente da Huawei, l’acquisto di componenti non sarà più soggetta al bando imposto dagli Usa”, ha commentato l’analista in una nota di ricerca. “Ciò aiuterà il business degli smartphone Honor e i suoi fornitori”.

Honor compete con Xiaomi (anche in Europa)

Il brand Honor, che vende i suoi telefoni online tramite i propri siti e tramite partner della vendita al dettaglio, è concorrente di Xiaomi, Oppo e Vivo sul mercato cinese degli smartphone di fascia bassa. Honor vende i suoi modelli anche nel Sud-est asiatico e in Europa.

Secondo le stime di Canalys, Honor ha venduto 14,6 milioni di smartphone nel secondo trimestre 2020, pari al 26% del totale di smartphone venduti da Huawei (55,8 milioni). Il margine di guadagno è però esiguo, visto il prezzo al dettaglio, e Honor ha portato in cassa nel 2019 meno di 5 miliardi di yuan di utili netti su ricavi di 70-80 miliardi di yuan, secondo le fonti di Reuters.

Huawei Italia: su 5G auspichiamo posizione europea uniforme

Tornano intanto ad accendersi i riflettori sul dibattito attorno al 5G. Oggi Enrica Banti, head of external relations di Huawei Italia, è tornata sull’argomento durante l’evento “Belt&Road initiative”, sottolineando l’auspicio che sul nuovo standard “ci sia una posizione europea uniforme”. “Per gli operatori globali avere regolamentazioni differenti nei paesi in cui devono sviluppare la rete è sicuramente un freno agli investimenti e un fattore di incertezza – ha aggiunto – Le infrastrutture di base le abbiamo ma abbiamo bisogno di modernizzarle e sviluppare a pieno regime le nuove tecnologie. Il 5G è un tassello, nel panorama delle tecnologie avanzate, che ci permetterà di fare un passo in avanti verso la digitalizzazione avanzata”.

Banti ha citato anche il cloud e l’intelligenza artificiale: “Sono tutti mosaici di una figura unica, quella della digitalizzazione avanzata. Abbiamo visto durante la pandemia cosa possono darci queste tecnologie in termini di sviluppo e benefici“. Ma la top manager di Huawei ha ribadito: “L’Europa sta procedendo in ordine sparso e questo non aiuta ad accelerare lo sviluppo tecnologico”. L’Ue, “ha già varato una regolamentazione comune europea del 5G Toolbox, ma deve essere perfezionata e adottata in modo omogeneo in tutti gli Stati”. Avere regolamentazioni differenti nei Paesi, ha fatto notare Banti, “è un freno agli investimenti e un fattore di incertezza”.

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