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PRIMO PIANO

Il Cade a Telefonica: “Esca da Telco o Telecom venda il Brasile”

L’Antitrust brasiliano infligge una sanzione da 5 milioni dopo la “salita” in Telecom Italia. Violati accordi del 2010 sulla separazione delle due società concorrenti sul mercato brasiliano mobile. Gli analisti: “Più vicina la vendita di del Brasile”

05 Dic 2013

Federica Meta

Il Cade, l’antitrust brasiliano, ha inflitto una multa di 15 milioni di reais (circa 5 milioni di euro) a Telefonica per aver aumentato la partecipazione in Telecom Italia, ritenendolo in contrasto con gli accordi del 2010 che prevedevano la separazione delle due società concorrenti sul mercato brasiliano della telefonia mobile. Multa di un milione di reais (circa 330 mila euro) anche per Tim Brasil.

Secondo l’Antitrust carioca, Telefonica deve ridurre la sua influenza sul mercato telefonico brasiliano o uscendo dalle partecipazioni dirette e indirette in Tim Participacoes (Tim Brasil) o trovando un nuovo partner per la controllata Vivo. Nel 2010, al momento dell’acquisto della partecipazione in Telecom, Telefonica si era impegnata a non entrare nella gestione di Tim Brasil e a non aumentare la propria quota nella sua controllante. Assieme Tim Brasil e Vivo controllano oltre la metà del mercato della telefonia mobile nel Paese sudamericano.

“O Telecom Italia vende Tim Brasil o Telefonica deve uscire da Telecom Italia“, dice il presidente del Cade, Vinicus Marques de Carvalho. A preoccupare l’Antitrust brasiliana sarebbe l’eccessiva presenza della compagnia spagnola. Quanto alla multa da 5 milioni di euro inflitta a Telefonica dal Cade in conseguenza dell’aumento della sua quota in Telco “c’è bisogno di un risarcimento, dal momento che la presenza di Telefonica in Telecom Italia senza la presenza di un partner per Vivo mette a rischio la concorrenza nella telefonia mobile, il mercato delle telecomunicazioni principale in Brasile”, ha spiegato il consigliere Eduardo, relatore del provvedimento. Il presidente de Carvalho ha poi spiegato che non vi è nessun aspetto degli accordi siglati nel 2010 sulla separazione tra Vivo e Tim che dia margine per legami più stretti tra i concorrenti: “Ogni modifica della quota di Telefonica in Telecom Italia potrebbe minare l’equilibrio del mercato”.

Alla fine di ottobre, secondo dati riportati dal Wsj, Vivo aveva 77,4 milioni di clienti, pari al 28,7% del mercato, e Tim Brasil ne totalizzava 73,2, pari al 27,1%. Un portavoce di Telefonica in Brasile non ha voluto commentare nel merito, affermando che l’azienda sta valutando la decisione del Cade. Secondo l’Antitrust, l’acquisto di ulteriori azioni di Telecom Italia da parte di Telefonica è in contrasto con gli accordi firmati nel 2010 tra le compagnie e lo stesso Cade per evitare un conflitto d’interessi.

Uscendo dal cda di oggi l’Ad di Telecom Italia, Marco Patuano, ha ribadito che “Tim Brasil è una bella azienda. Abbiamo già’ dichiarato che èstrategica”. Patuano ha definito la riunione di questa mattina “un incontro tranquillo” e ha bollato come “curiosa” la scelta dell’ex presidente esecutivo di Telecom, Franco Bernabè, di aver affidato all’Asati il compito di rappresentarlo in occasione della prossima assemblea dei soci che il 20 dicembre sara’ chiamata ad esprimersi sull’eventuale decadenza dei consiglieri di nomina Telco.

“La questione del consolidamento brasiliano è diventata più spinosa. Crediamo che la decisione del Cade sul fatto che Telefonica debba o ridurre la sua quota in Telco o cedere Vivo semplicemente accelererà la tempistica per un’offerta per Tim Brasil e vediamo ogni debolezza su questa notizia come un’opportunità”, commentano gli analisti di Bernstein, secondo cui “tre aspetti – la politica italiana, la regolamentazione brasiliana e le elezioni” nel Paese sudamericano – “rendono l’attuale status quo di Telefonica/Telecom Italia/Tim Brasil insostenibile; la regolamentazione brasiliana ora emerge con più forza tra queste tre”.

Telefonica “ha un forte interesse a un break up di Tim Brasil” e per Bernstein la decisione di aumentare la quota in Telco è stata presa “principalmente per evitare il rischio che Tim Brasil sia fusa con Gvt, cosa che potrebbe mettere a rischio significativo il secondo mercato del gruppo spagnolo, il Brasile”. Per fortuna di Telefonica, notano gli esperti, un break up di Tim Brasil è nell’interesse anche di America Movil e Oi: nel caso in cui l’asset fosse oggetto di spezzatino e diviso tra gli operatori esistenti sul mercato, “questo sarebbe molto favorevole ai restanti tre player”. Secondo Bernstein, dunque, è “imminente la formazione di un veicolo speciale”, che farà un’offerta per Tim Brasil “probabilmente a inizio 2014”, negoziando il prezzo e le quote dello spezzatino tra le tre parti coinvolte, appunto Telefonica, America Movil e Oi. Un bid con questa tempistica, concludono gli analisti, “eviterebbe qualsiasi collisione con le elezioni presidenziali brasiliane e accelererebbe la conclusione di questo periodo di controllo percepito ‘de facto’, se non ‘de jure’, di Telecom che provoca anche disagio alle autorità regolamentari sia in Italia sia in Brasile”.

Secondo Equita Sim “la soluzione ottimale per Telefonica sarebbe quella di imporre a Telecom la cessione di Tim Brasil eventualmente anche a Telefonica stessa, con una fusione Vivo/Tim Brasil, per poi cedere asset specifici sulle indicazioni del Cade. Si riaccende quindi l`appeal speculativo su Tim Brasil“.

D’altro canto, secondo gli analisti “Telecom rischia di non ottimizzare il prezzo di vendita, con una cessione a prezzi superiori a quelli di mercato, o circa 5,4 mld” per la sua quota nella società brasiliana, “ma inferiori a quanto sarebbe possibile spuntare per Telecom in una situazione differente, pensiamo circa 8 mld”.

“Questa soluzione esalterebbe i temi da discutere nella prossima assemblea del 20 dicembre”, in particolare la “governance. Riteniamo comunque che il congelamento di Telefonica, bloccata al 10% indiretto del capitale di Telco, riaccenda un minimo di appeal speculativo”, concludono gli analisti.

Dopo la decisione dell’Antitrust brasiliano si è subito fatta sentire la voce di Marco Fossati, patron di Findim, che ha evidenziato come la decisione del Cade certifichi il controllo di Telefonica su Telecom. “La decisione Cade non porti a vendita Tim Brasil”, ha sottolineato il manager, chiedendo “un intervento immediato e risolutivo da parte delle Autorità di controllo italiane al fine di riconoscere il controllo di fatto di Telco su Telecom Italia, come già fatto dalle autorità brasiliane, con tutte le relative conseguenze giuridiche e finanziarie”. Fossati, dopo il pronunciamento del Cade che “riconosce e sancisce il controllo di Telefonica su Telecom Italia come effetto della crescita azionaria in Telco”, sostiene che “le conseguenti soluzioni imposte dal Cade a Telefonica non possono essere a detrimento e danno di Telecom Italia”. In pratica Fossati torna a ribadire che “la soluzione non può e non deve essere la vendita, obbligata, di Tim Brasil, ritenuta strategica dallo stesso management di TI”.

Ieri in occasione del convegno di Asati, Fossati aveva avvertito che “potrebbe compromettere il futuro di Telecom Italia e obbligherebbe tutti gli azionisti a mettere mano al portafoglio. Ma se si dovesse sacrificare Tim Brasil e si fosse costretti a cederla venderemo cara la pelle e faremo capire la differenza che c’è tra una vendita e una svendita”.

Anche per Asati “la decisione del Cade attesta che Telefonica controlla di fatto Telecom Italia tramite Telco”. I piccoli azionisti chiedono alla Consob “di emettere immediatamente un decisione analogo che sancisca formalmente un dato di fatto e imponga o il consolidamento del debito di Telecom Italia in Telco oppure lo scioglimento immediato dei patti Telco e quindi l’attribuzione ai singoli azionisti di Telco delle rispettive quote di Telecom Italia”.

Al Governo Italiano, richiede di non farsi mettere ulteriormente in mora dal Cade e di non tergiversare ulteriormente riguardo al provvedimento richiesto dalla mozione del Senatore Mucchetti, Sen. Mattioli, Sen. Gasparri e altri e provveda al più presto perché non è possibile che un Governo si faccia dettare i tempi da un soggetto economico straniero quale Telefonica, potenziale predatore di Telecom Italia, aspettandone i comodi e assecondandone gli interessi. Le norme richieste dalla mozione relative alla doppia soglia dell’Opa e sul controllo societario, non sono più rimandabili”.

Infine, al Consiglio di Amministrazione di Telecom Italia, Asati chiede che nel cda di oggi non venga assolutamente toccato nessuna ipotesi di ventilata vendita di Tim Brasil.