L'EMERGENZA CORONAVIRUS

Le telco al fianco delle Autorità: dati utenti anonimizzati per il tracing

Tim, Vodafone e WindTre si rendono disponibili a fornire le informazioni sugli spostamenti delle persone. Ma assicurano il totale rispetto della privacy. Il monitoraggio delle celle già effettuato in Lombardia

18 Mar 2020

Patrizia Licata

giornalista

In piena pandemia da coronavirus, le telco di Italia, Germania e Austria hanno deciso di condividere con le autorità nazionali i dati sulla location dei cittadini per verificare l’implementazione delle misure che restringono gli spostamenti. Il data tracing avverrà nel pieno rispetto delle leggi europee sulla privacy, hanno assicurato gli operatori mobili: i dati saranno infatti resi anonimi e aggregati. Le informazioni permetteranno di creare mappe dei movimenti e della concentrazione dei clienti mobili nelle “zone rosse”.

Nel nostro paese gli operatori Tim, Vodafone e WindTre hanno offerto alle autorità i dati aggregati per monitorare gli spostamenti delle persone a fronte della richiesta delle autorità.

La regione Lombardia sta usando i dati per verificare quante persone stiano rispettando la raccomandazione di restare a casa. Gli spostamenti che superano i 300-500 metri sono scesi di circa il 60% dal 21 febbraio, quando è stato riportato il primo caso di coronavirus a Codogno.

“In qualunque cosa sia tecnicamente possibile e legalmente ammissibile, Vodafone è a disposizione per aiutare i governi a estrarre conoscenza da ampi dataset anonimizzati”, ha affermato il ceo del gruppo britannico, Nick Read, secondo quanto riportato da Reuters.

I paletti del Gdpr

L’approccio è considerato meno invasivo di quello adottato dalla Cina, con una vera militarizzazione della città di Wuhan, e dalla Corea del Sud, dove i dati della posizione dello smartphone sono stati usati per tracciare gli individui risultati positivi al test per il coronavirus e per verificare il rispetto della quarantena. Questo approccio altamente digitale ha tuttavia prodotto risultati significativi nel contenere l’epidemia.

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L’Europa da un lato si è mossa in ordine sparso sulla risposta all’emergenza coronavirus, dall’altro le stringenti norme sulla data protection introdotte dalla General data protection regulation (Gdpr) pongono dei precisi paletti.  L’enfasi ricade sul controllo non delle singole persone ma della generale osservanza delle misure di contenimento, che obbligano a uscire solo in casi di comprovata necessità, come accade in Italia.

Germania e Austria come l’Italia

In Germania, dove i casi di coronavirus hanno superato gli 8.000, scuole e ristoranti sono chiusi e il governo ha invitato al ricorso allo smart working in tutti i casi in cui è possibile. Deutsche Telekom sta passando alle autorità i dati che raccoglie dalle celle mobili per verificare l’osservanza delle misure da parte dei cittadini. L’epidemia di coronavirus sta toccando la fase di crescita esponenziale, afferma il governo tedesco, convinto, come quello italiano, che l’unico modo per fermare la diffusione sia ridurre i contatti tra persone.

Anche l’Austria ha imposto l’isolamento dopo il focolaio di coronavirus nato da turisti in vacanza in Tirolo che stanno ora diffondendo il virus verso l’Europa del centro-nord. Telekom Austria, che opera col marchio A1, sta condividendo con le autorità sanitarie i risultati di una app di motion analysis sviluppata da Invenium, spin-off della University of Technology di Grado.

La telco austriaca assicura il pieno rispetto del Gdpr, che limita l’uso dei dati personali senza esplicito consenso del detentore: la app visualizza i movimenti dei gruppi e non dei singoli.

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