Microsoft vira sulle telco: la (nuova) strategia fa leva sulla convergenza 5G-cloud - CorCom

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Microsoft vira sulle telco: la (nuova) strategia fa leva sulla convergenza 5G-cloud

L’azienda sta progressivamente rafforzando la propria offerta e punta a posizionarsi come partner chiave degli operatori. Yousef Khalidi: “Il mercato delle Tlc è per noi un territorio naturale, la quinta generazione mobile richiede maggiore potenza computazionale”

16 Nov 2020

Patrizia Licata

giornalista

Il 5G fa gola alle Big tech. Un territorio da conquistare con offerte di public cloud rivolte in modo dedicato alle aziende delle telecomunicazioni, grazie alla convergenza software-reti Tlc. In questa direzione si muove Microsoft, che ha già lanciato lo scorso mese, una versione di Azure per il mercato telecom, e siglato accordi con i big delle telecomunazioni Verizon, Vodafone e Deutsche Telekom per aiutarle a creare reti 5G per clienti business industriali, come nella manufattura e nella logistica.

Yousef Khalidi, corporate vice-president di Microsoft Azure for Operators, ha dichiarato al Financial Times che il mercato delle telecomunicazioni è un “territorio naturale per Microsoft” perché il 5G richiede più potenza computazionale. Agli operatori di rete Microsoft si propone come un partner capace di ridurre ritardi e latenze nella trasmissione dei dati grazie ai suoi data center vicini geograficamente ai clienti business.

Khalidi sa bene che le telco possono essere diffidenti verso un colosso tecnologico delle dimensioni di Microsoft (la capitalizzazione di mercato è arrivata a 1,6 trilioni di dollari) e chiarisce: “Sappiamo dove sono i nostri confini. Non siamo un operatore e non lo diventeremo. Siamo una software company”.  Insomma, Microsoft non è un concorrente delle telco sul mercato 5G; invece, fornisce alle telco “tutti i punti di controllo di cui hanno bisogno. I carrier restano proprietari dei loro clienti”, afferma Khalidi.

Le Big tech puntano al “network cloud”

Microsoft non è l’unico colosso – o “hyperscaler” – che guarda al settore telecom. Anche Google, Amazon e Ibm stanno facendo leva sulla loro posizione nel mercato del public cloud per catturare la domanda dei clienti business che stanno sviluppando e lanciando servizi 5G. Secondo Analysys Mason il futuro delle telecomunicazioni è un “network cloud”, che unirà le funzionalità software e l’infrastruttura cloud, varrà 36 miliardi di dollari nel 2025 e crescerà a un tasso annuale composito del 40%. L’esclusione di Huawei dalle reti 5G dà ulteriore forza alla spinta dei giganti americani nel settore delle Tlc.

Microsoft nelle Tlc grazie allo sviluppo software

Ma la proposta di Microsoft va oltre quella delle altre Big tech, perché l’azienda fondata da Bill Gates si occupa anche di sviluppare il software che gestisce le reti telecom. In questa ottica rientra l’acquisizione di due società specializzate — Metaswitch e Affirmed Networks — che la mettono al centro della crescente convergenza tra telecomunicazioni e hitech nell’era del 5G. Metaswitch e Affirmed Networks  hanno portato all’interno dell’azienda di Redmond ingegneri esperti di Tlc e relazioni con clienti telecom e permesso di costruire un “brand Microsoft” anche nelle telecomunicazioni.

Questi accordi hanno anche messo Microsoft in condizione di fare concorrenza ai vendor di apparati di rete Nokia, Ericsson e Huawei. I ricercatori di CCS Insight hanno  sugggerito che Microsoft potrebbe essere interessata a comprare Nokia, trasformandosi in un vero fornitore di sistemi e apparati di rete, con prodotti software, attrezzature radio e cloud, anche se Khalidi ha recisamente smentito.

La convergenza 5G-cloud

Il vero perno della strategia delle Big tech è la convergenza 5G-cloud computing, come sottolinea Caroline Chappell, analista di Analysys Mason: ora che sempre più aziende telecom costruiscono il 5G come sistema virtualizzato, ovvero basato su software e separato dagli elementi hardware, alcuni operatori potrebbero scegliere di basare le loro reti – per la parte software – nel cloud pubblico anziché usare data center di proprietà. “L’obiettivo cui puntano tutti i fornitori di public cloud è la rete telecom”, afferma Chappell.

Le telco temono l’offensiva sui dati

Le telco lo sanno e restano in guardia. José María Alvarez-Pallete, ceo di Telefónica, si è detto pronto a reagire all’offensiva delle potenti tech companies nel mondo dei dati.  Parlando a una conferenza organizzata dal Financial Times con la European telecommunications network operators’ association, Alvarez-Pallete ha puntato il dito contro la disparità nelle valutazioni delle aziende telecom, in costante calo, e il boom dell’industria tecnologica e ha lanciato un appello alla Commissione europea affinché “ponga fine all’espropriazione delle reti di nuova generazione” e ha dato pieno appoggio a una stretta regolatoria di Bruxelles sulle Big tech. “È la direzione giusta”, ha affermato il ceo della telco spagnola.

Le ambizioni di Microsoft

La spinta sul mercato delle Tlc non è una novità per Microsoft. Il settore è da anni un “pallino” del colosso del software, deciso ad allargare i suoi orizzonti oltre il sistema operativo per Pc. L’acquisizione di Skype nel 2011 ha dato un primo segnale, anche se oggi ci sono concorrenti – come Zoom ma anche lo stesso Teams di Microsoft – che hanno ridotto la rilevanza di Skype nelle comunicazioni. L’acquisizione dell’attività dei cellulari di Nokia nel 2013 è stato un altro elemento della strategia, costato 7,2 miliardi di dollari, ma finito in un flop – tanto che il ceo Satya Nadella ha chiuso la divisione non appena salito alla guida di Microsoft.

In seguito, con il sistema operativo per smartphone Windows Mobile il colosso di Redmond ha cercato di imporsi nelle telecomunicazioni mobili, creando un’alternativa a Android e iOs. Nemmeno il sistema mobile ha avuto il successo sperato, ma Microsoft non ha abbandonato le ambiziosi nelle Tlc e ha sceldo adesso di virare dal mercato consumer a quello enterprise e di puntare proprio sulla quella convergenza cloud-5G evidenziata dagli analisti e guardata con diffidenza dalle telco, perché comporterebbe un passaggio dei dati dalle mani delle aziende telecom a quelle delle Big tech.

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